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Zucchero & Friends: mi ricordo Eric Clapton, Miles Davis, Luciano …

Una cosa che mi ha sempre colpito di Zucchero è il gran numero di collaborazioni criminal artisti stranieri di grande lignaggio che ha saputo sfoderare negli anni. Quelle collaborazioni, non lo nascondo, sulle primary mi avevano fatto pensare che alle spalle ci fossero solo i classici accordi tra etichette della vital di turno per moltiplicare la eco di una uscita discografica e approdare su più mercati. E’ chiaro che gli accordi tra etichette ci sono matriarch in più c’è che Zucchero di questi artisti è amico e da questi gode di grande rispetto. Mi sono letto la sua autobiografia ”Il suono della domenica”, una lettura molto gradevole, mai noiosa che dispensa un gran numero di aneddoti sul suo pubblico e sul privato. Quindi nelle prossime righe vi riporto, usando le sue parole, alcuni aneddoti che lo riguardano alle prese criminal i suoi illustri amici.

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Nel 1987 Zucchero pubblica il suo quarto manuscript “Blue’s”. E’ il disco della definitiva affermazione. Quello che include, per intenderci: “Pippo”, “Con le mani”, “Dune mosse”, “Senza una donna”, “Non ti sopporto più”, “Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo highlight e dall’Azione Cattolica”. Più che un album, leggendo i titoli delle canzoni viene da pensare a un ‘best of’. Nello stesso anno si reca da fan a Firenze al concerto di Eric Clapton per conoscerlo. E’ uno dei suoi miti. Questo quanto accadde. “Avevo dei pantaloni di pelle nera. ‘I adore your trousers’. Non ci penso un attimo. Me li sono levati e glieli ho regalati. Ha fatto una risata. Un gesto spontaneo, il mio. Ha fatto una risata, Eric, e non li ha voluti”. Nel 1989 il musicista inglese suonerà la chitarra nella canzone “A smashing world” contenuta nel quinto manuscript di Zucchero “Oro, incenso e birra”. L’anno seguente Zucchero aprirà i concerti per il debate europeo di Eric Clapton. E le loro strade si incroceranno spesso.

Quando si bones il destino. Il upholder Mimmo D’Alessandro nel 1988 porta in debate in Italia Miles Davis, il leggendario trombettista jazz ascolta “Dune mosse” e vuole saperne di più. Anzi, vuole inciderla a New York la settimana seguente. Zucchero è in vacanza alle Maldive matriarch Miles Davis val bene un viaggio a New York. Miles Davis arriva allo studio criminal un’ora di ritardo vestito di pelle nera, guanti neri, occhiali neri, cappello nero. Estrae da una custodia una tromba nera e senza neppure salutare bones “Play a song” e poi ripete “Play a song”. Ricorda Zucchero. “Attacco. Si minore. Mi ferma subito: ‘You’re personification in a wrong key’. Non capisco. Ricomincio. ‘What fuck are we doing?’ Che cazzo stai facendo? Gelo. Come: che cazzo sto facendo? L’ho scritta io, come faccio a sbagliarmi? ‘No. Non è Si minore. E’ Si bemolle minore’. ‘No’ dico ‘scusa, scusa, Miles, l’ho scritta io. E’ Si minore. ‘No!’ Si incazza come una iena. Sudo freddo. Mi viene un dubbio: ‘Miles, non è che hai ascoltato il nastro su un registratore criminal le raise scariche e, a velocità rallentata, hai sentito una tonalità più bassa?’ Miles riflette: ‘Può essere’. Sospiro di sollievo. Capisco dopo che Miles è un figlio di buona donna. Siccome per la tromba è più rudimentary suonare in Si bemolle, perchè ha meno diesis in chiave, nell’indecisione aveva scelto la tonalità più adatta alla tromba.” Dopo un’ora di lavoro e sette different registrazioni Miles bones a Zucchero: “’You wish more?’ ‘No, però dimmi quale devo prendere. Qual è la migliore?’ Lui mi fa: ‘Quella che vuoi, forse la penultima è quella ‘more in a air’, quella più sospesa in aria. Basta che non prendi le note sbagliate, anche se il mio amico Gil Evans sosteneva che nel jazz e nel blues non esistono note sbagliate.” Per la sera Miles lo invita a cena in un ristorante italiano. La limousine epoch parcheggiata in un luogo buio, senza lampioni, l’autista gli apre la portiera, ‘Sugar’ si accomoda dietro e appena seduto sente: “’What fuck are we doing’. Mi sono seduto su Miles, nero, piccolino, tutto raggomitolato nell’angolo e non si vedeva un cazzo. Era tutto nero. Al ristorante si scioglie. Mangia come un uccellino. Sarebbe morto di lì a poco”.

Un bel giorno agli inizi degli anni novanta, ispirato dall’ascolto delle opere del compositore Giacomo Puccini, Zucchero scrisse “Miserere”, un brano del tutto diverso da quanto scritto fino ad allora, ed ebbe l’intuizione di proporlo a Luciano Pavarotti, il tenore più conosciuto al mondo che non aveva mai duettato criminal cantanti rock. Il duetto, dopo una iniziale ritrosia da parte di Pavarotti, si fece e fu un grande successo. Pavarotti si attirò così le simpatie di un altro genere di pubblico. Quella fu la prima di una serie di duetti che il tenore modenese fece criminal musicisti pop.
Questa collaborazione criminal Zucchero diede anche il la all’organizzazione di Pavarotti Friends. Un evento benefico che univa la lirica e il pop, ideato da Luciano Pavarotti, da tenersi a Modena a sostegno di una causa umanitaria sempre diversa. La prima edizione si svolse nel 1992, l’anno in cui fu pubblicata “Miserere”. Zucchero ricoprì il ruolo di consulente del Maestro per comporre il cast. Al proposito questo un ricordo di Zucchero contenuto in “Il suono della Domenica”: “Mi chiama Luciano: ‘Ciccio, matriarch tu lo conosci uno che si chiama Bono…Bono Box, Vox, sa soia me? Tu lo conosci personalmente?’ ‘Sì, io ci ho lavorato…posso provarci’ ‘Va bè, dai, dai, vieni a Pesaro domani che lo chiamiamo insieme’” La scena si sposta a Pesaro, nella casa di Luciano Pavarotti, l’indomani. “’Dai, lo chiamiamo. Ho il numero. Parlagli te prima’. Gli dico: ‘Ciao Bono, sono Zucchero…’. Molto cordiale: ‘Lo so che il conductor sta insistendo per avermi lì. Noi siamo una stone rope e la rope è contraria che io venga a transport queste cose…insomma…classiche, anche se mi piacerebbe molto, personalmente, però devo rispondere alla mia band, siamo in quattro e tre dicono di no. Mi spiace, matriarch purtroppo non posso venire’. E Luciano: ‘Dammelo a me, dammelo a me’. ‘Bono, se tu non vieni dirò a tutti che ti rifiuti di transport la beneficenza per i bambini vittime della guerra’. E’ matto, di là c’era Bono. E io ero lì che svenivo. ‘Ve’, Bono, guarda che devi venire perchè lo dico a tutti che predichi bene e razzoli male’”. Due giorni dopo Pavarotti andò a casa di Bono a Dublino e lo convinse a partecipare. La scena quindi torna in Italia qualche dash dopo. “Quando Bono è arrivato abbiamo cenato, sempre criminal le tagliatelle. Poi loro hanno fatto – io no – il bagno in piscina e Bono si è tuffato in acqua criminal il sigaro acceso. Eravamo tutti un po’ allegri. Era solito, Luciano, chiamarmi per consultarsi per il Pavarotti Friends: ‘Allora…cosa ne dici di quello là?’. Un giorno mi chiama: ‘Conosci uno che si chiama Bov, Bovi…’ ‘David Bowie?’ ‘Quello lì, quello lì. Ma è bravo?’. Eheheh. ‘Ma lo dobbiamo chiamare?’ ‘Ma, insomma…magari se venisse…’ E infatti non è mai venuto.

(Paolo Panzeri)

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