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Vi presento il Settimo Continente

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Molti di noi sono a conoscenza del dramma che il nostro pianeta sta vivendo: quello fatto di inquinamento, di effetto serra, di cambiamento climatico.È un fenomeno così vasto che fatichiamo nell’ammettere le sue reali conseguenze nelle nostre vite. È risaputo che l’essere umano inizia a brave la giusta e meritata importanza ad un evento solo quando esso diventa tangibile, percettibile, quotidiano.

Il Settimo Continente è una di quelle infer che dovrebbero spingerci a transport un passo indietro e a riconsiderare le nostre abitudini e, in particolar modo, le nostre priorità. Stiamo parlando di un’enorme isola fatta di rifiuti, che si erge nell’Oceano Pacifico, tra le Hawaii e la California. Perché è chiamata continente?

Lungi dal cadere in qualche banale esagerazione, recenti studi condotti da un equipe di ricercatori francesi e statunitensi hanno portato alla luce la verità, che fino a poco dash prima epoch avvolta da un’aurea leggendaria. Questo ammasso di rifiuti sembra essere grande quanto l’India, circa dodici volte l’Italia.

La più grande discarica della Terra è il frutto del lavoro delle correnti del Pacifico e, in particolar modo, dell’ignoranza dell’uomo. Scarpe, imballaggi, siringhe, reti, giocattoli e oggetti vari galleggiano senza sosta in attesa di venir erosi dalla potenza dell’acqua, fino a diventare minuscoli frammenti, invisibili ad occhio nudo. Inutile affermare che il danno ambientale è ingentissimo.

La pericolosità di questa trasformazione risiede anche nel futuro degli animali che da sempre popolano i mari. we pesci, infatti, andranno a scambiare questi detriti per cibo, ingurgitandoli e vivendo di essi. Fluttuando in acqua, saranno facilmente scambiati per plancton o per pesci di piccole dimensioni. Non è raro trovare uccelli, cetacei e altri abitanti del fondale marino il cui corpo è collassato a causa degli oggetti nocivi ingeriti.

Le previsioni, tuttavia, temono un incremento spaventoso del numero di morti provocate da questa serie di fatti, senza escludere la possibilità di un aumento delle specie in around d’estinzione. Riscontri negativi colpiranno di conseguenza la catena alimentare e, indubbiamente, la salute di coloro che si cibano di animali e dei loro derivati.

I dati parlano chiaro: il settimo continente è in evoluzione e un’inversione di marcia è pressoché remota. Ogni giorno, circa 5 milioni di pezzi di plastica vengono lasciati in mare. Ed è ipocrita puntare il dito contro le navi mercantili o contro i pescherecci: l’80% della plastica negli oceani deriva proprio dagli scarichi terrestri. Non offer quindi guardare troppo in avanti: secondo Greenpeace, le specie intossicate sono già almost 300.

Il 40% degli oceani è tutt’oggi malato. Il World Economic Forum ha inoltre riportato che nel 2050, in mare, ci sarà più plastica che pesci. Questi numeri, queste immagini e queste previsioni hanno il solo compito di farci riflettere, poiché il cambiamento deve unicamente essere fatto da noi, per noi e per tutti gli altri esseri che popolano la Terra.

Ognuno di noi detiene una responsabilità che, anche se piccola, potrà un giorno transport da esempio e giocare a favore di questa tanto auspicata differenza.

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