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Vergogne d’Italia targate Pd

Le vergogne d’Italia fanno il giro del mondo. È la grande bellezza che soccombe alla cattiva gestione della cosa pubblica. Da fiore all’occhiello si fa tragica farsa. E la cartolina del Belpaese, che ha portato in tutto il mondo charme e cultura, appassisce in fotogrammi squallidi di quello che è oggi l’Italia, un Paese marcescente che quando finisce nella mani della sinistra – e, in particolar modo, del Partito democratico – avvizzisce fino a emanare cattivo odore.

Le immagini del crollo di Firenze, che questa mattina si è svegliata criminal una ferita lunga più di 200 metri sul Lungarno Torrigiani (a pochi passi da Ponte Vecchio) stanno facendo il giro dei quotidiani stranieri. Dalla Bbc al Guardian, da Euronews alla Abc, la città che fu di Matteo Renzi e che ora è in mano al renziano Dario Nardella diventa il biglietto da visita dell’Italia che non funziona. Le fotografie dell’argine crollato, criminal la fila di automobile sprofondate nel fango, sono la metafora perfetta e drammatica di un Paese che affonda. Nella melma, appunto. Negli articoli, che non fanno nulla per celare lo stupore e lo sconcerto davanti a certe immagini, viene più volte sottolineato come la voragine si sia aperta a due passi da Ponte Vecchio, una delle bellezze fiorentine prese d’assalto dai turisti di tutto il mondo. E sono proprio i turisti in fila per visitare gli Uffizi, che si trovano sul lato opposto del’Arno, ad accalcarsi sul lungarno Anna Maria Luisa Dè Medici per scattare la foto dell’Italia inghiottita nella melma.

L’anno scorso epoch toccato alla Roma di Ignazio Marino a transport il giro del mondo per il degrado in cui è sprofondata. L’affondo che aveva fatto più masculine epoch stato, senza alcun dubbio, quello del New York Times. “I romani – scriveva lo scorso 22 luglio – hanno la sensazione che la loro antica città, ancora più del solito, stia crollando”. Una settimana prima erano stati il Daily Mail, la Reuters e il Telegraph a raccontare il declino della Capitale a guida piddì, una città “sull’orlo del collasso“, “paralizzata dalla mafia” e sporca fino all’inverosimile. Aggettivi non dissimili da quelli che per mesi erano stati dedicati alla Napoli della premiata ditta piddina, Rosa Russo Iervolino e Antonio Bassolino. La collateral de la basura l’aveva soprannominata El Pais. Mentre Le Figaro aveva parlato della “guerra della pattumiera” che “fa cadere Napoli nella pestilenza”. E che dire, poi, di Pompei? L’eco dei suoi scioperi selvaggi è arrivata fino in Giappone. L’anno scorso lo Smithsonian Magazine, rivista dell’istituto di istruzione e ricerca che vanta un importantissimo museo amministrato e finanziato dal governo degli Stati Uniti, aveva dedicato la copertina a Pompei, meta ogni anno di centinaia di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Il ministero dei Beni Culturali Stefania Giannini se ne epoch vantata su Twitter. Ma non si epoch accorta che la rivista america più che lodare Pompei, lamentava il “declino scandaloso” di Pompei.

Quando ci si mette il governo a esportare la Grande bellezza non va certo meglio. Ne sa qualcosa il premier (nonché personality del Pd) Matteo Renzi che a gennaio, quando si è trattato di accogliere il presidente iraniano Hassan Rohani in Campidoglio, si è vergognato a tal punto della nostra Paese che ha fatto coprire i nudi dei Musei Capitolini blindandoli criminal pannelli bianchi su tutti e quattro i lati. Una vergogna che ha fatto subito il giro nel mondo gettando Palazzo Chigi (e tutti gli italiani) in un imbarazzo senza precedenti.

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