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Venerdì al via "la mejor Liga del mundo!"

Benvenuti a ‘La mejor Liga del mundo’! È il solito inizio, lo so, ma è proprio come vorrei iniziare.

Vorrei invitarvi a vivere insieme a noi il campionato internazionale con il maggior numero di top player al mondo. Voglio farvi scoprire, insieme ad un gruppo di lavoro malato di calcio spagnolo quanto me, la Liga che verrà, la Liga che ci fa alzare dal divano quando sentiamo Borghi, Mancini, Giustiniani, Bernardi, Calogero e tutti i nostri telecronisti cantare gol, gridare il nome di Neymar, di Cristiano, di Messi, di Bale, di Griezmann, di Benzema…

Malaga – Espanyol aprirà la Liga 2016/2017

Manca davvero poco per sentire il fischio d’inizio della mejor liga del mundo. Partiamo venerdì 19 con il match tra Malaga e Osasuna (in onda su FOX Sports dalle 20:30) e già sabato avremo l’opportunità di valutare il nuovo Barça di Luis Enrique, quello che secondo lui, è il miglior Barça che abbia mai allenato.

Partiamo da loro, dalla squadra che ha rivoluzionato il calcio mondiale grazie a un linguaggio calcistico che tutti capiscono, ma quasi nessuno riesce a parlare: il linguaggio della palla che corre più delle gambe, che arriva in porta con le giocate più belle e veloci.

Partiamo della MSN, Messi in movimento, Neymar in fuga dai rivali, Suarez che finalizza. Quest’anno continueremo a goderci l’attacco più forte che abbia mai avuto una squadra di calcio (88 gol tra i tre la scorsa Liga), attendendo di capire dal mercato se arriverà una quarta opzione. Nel frattempo, c’è Arda Turan. Ricordate l’Arda del Atletico? Non lo abbiamo praticamente mai visto con la maglia blaugrana, -tra infortuni e poco spazio- ma in Supercoppa di Spagna ci ha già dimostrato che quando uno ha il cervello e le idee, prima o poi si riesce a mettere il talento in ordine. 

Poi c’è Munir, talento classe 95: con la valigia sul letto, ma nel frattempo massimo marcatore nella pre stagione del Barça. Chissà che non faccia cambiare idea a Luis Enrique.

Dietro di loro i soliti Busquets-Rakitic-Iniesta. Talento puro, intelligenza tattica, termometri emotivi del match. Dategli la palla, lo dettano loro il ritmo. Ma un attimo! Conoscete Denis Suarez? Lo avete seguito la scorsa stagione mentre trascinava il Villarreal sia in Liga che in Europa League, no? Esercitato il diritto di riscatto per 3 milioni, gli hanno dato la maglia col numero 6, e non è un caso. Luis Enrique vede in lui lo Xavi del futuro. Passaggi filtranti, velocità nella circolazione di palla, inserimenti. Potenzialmente, sa fare di tutto. Ma aspettate un po’! E André Gomes? E Rafinha? C’è troppo talento, e beato Lucho che avrà seri problemi per scegliere tra tanti top players.

E la difesa? Ancora più completa, perché insieme a Piquè e Mascherano sono arrivati Umtiti e Digne, che finora ha tolto parecchio spazio a Jordi Alba. Da risolvere il problema della porta. Bravo se ne vuole andare (Guardiola lo aspetta al City). Tocca a Ter Stegen, potenzialmente un mini Neuer. Il Barcellona campione ha tutto per essere considerato ancora favorito.

Morata il giorno della presentazione al Real Madrid

Il Barcellona d’accordo, ma non basta, come sempre ci sarà la sua nemesi, il Real Madrid, opposto in tutto ai catalani, nel calcio e nella vita. I campioni di Europa, la squadra d’oro talmente brillante che non ha sentito il bisogno di grandissimi colpi di mercato. Sono arrivati in due. Insieme alla BBC, quest’anno aggiungiamo la M di Morata e la M di Marco Asensio. Il primo ha approfittato della sua presentazione al palco VIP del Bernabéu per sottolineare che torna a casa sua “para dejarse la vida”, per dare la vita per un club che ama. Rubare minuti a Cristiano Ronaldo è semplicemente impossibile (48 partite e 4292 minuti la scorsa stagione: o lo decide lui, o non riposa. Rubarli a Bale e Benzema sarà abbastanza difficile, ma Alvaro è tornato ambizioso come mai lo è stato. Si sente pronto a lottare e Zidane e già innaMORATO.

E Asensio? Avete visto il gol che fatto al Siviglia in Supercoppa Europea? Questo ragazzo (classe 96, che l’anno scorso giocava in prestito all’Espanyol) ha messo in una situazione difficilissima sia James (miglior giocatore del ultimo Mondiale) sia Isco, talentuosissimo trequartista che, pur piacendo tantissimo a tutti, non riesce a diventare un vero crack, come quello che aveva portato il Malaga di Pellegrini ai quarti di finale di Champions League tre anni fa.

Simeone durante la finale di Champions League a Milano

E poi c’è Simeone. Noterete che parlo prima dell’allenatore che della squadra. Perché? Perché non ho mai visto una squadra nata al 200% dalle viscere del suo creatore essere in grado di lottare con tutti pur non avendo armi pari. Lui che ha avuto dei dubbi dopo la dolorosissima sconfitta nella finale di Champions League a  Milano contro il Madrid, è rinato dalle sue ceneri per provarci ancora una volta, per portare i suoi ragazzi all’obiettivo massimo. L’Atletico Madrid è come i moschettieri: tutti per uno, uno per tutti.

Griezmann non era un crack finche Simeone non gli ha insegnato ad esserlo. Godin non era uno dei difensori più forti al mondo finche non ha letto il libro dell’Atletico: “Coraje y Corazon”, cioè “Coraggio e cuore”, come se il calcio fosse la cosa meno importante delle cose importanti. L’Atletico è una squadra che si costruisce con la voglia di farcela prima che con il “come” farcela.

Quest’anno avranno anche Gameiro (arrivato a 27 gol in tutte le competizione col Siviglia l’anno scorso) per una doppia G: Griezmann-Gameiro, che “tiene muy buena pinta”, che ha tutto per sembrare squisita.

A questo, aggiungete Gaitan, un clone di Di Maria arrivato proprio dal Benfica, dove il fideo è cresciuto. Eccola, abbiamo la rete 3G. Niente di che? Vabbè, aggiungiamo Gabi, o quello che mette in ordine tutto. Abbiamo il 4G. Non serve il WI-FI quando la tua tariffa dati è così potente che riesce a metter insieme Koke, Saul, Augusto Fernandez, Carrasco, Gaitan, Griezmann, Gameiro… Che squadra!

L’aspetto affascinante di questa Liga è che non finirà tutto con le grandi. Il nuovo Siviglia di Sampaoli è più giovane e più argentino. Dopo anni di “gloria bendita”-“gloria benedetta”, come dicono in Andalucia, dell’era Emery, bisogna dimostrare che senza Coke, Krychowiak, Banega e Gameiro si può e si deve continuare a sognare. L’inno dell’Arrebato, il più bello che si sia mai scritto per parlare d’amore alla propria squadra, continuerà a suonare con forza sia al Sanchez Pizjuan che in trasferta.

Lottare fino alla fine continuerà a essere il claim.

Chi altro seguire?

Il Valencia vuole tornare quello che lotta per le Coppe, con Nani come acquisto più importante, ma con seri problemi in difesa, soprattutto se Mustafi dovesse andarsene. C’è il Villarreal degli italiani, con Bonera, Roberto Soriano, Sansone e l’ex milanista Pato, in cerca di rilancio dopo 6 mesi ombrosi al Chelsea.

Ci sarà anche Boateng. Kevin Prince a Las Palmas è stato uno dei colpi più sorprendenti e stimolanti dell’estate. Ci sono le squadre basche (Athletic, Real Sociedad, Eibar e Alaves), i neopromossi Osasuna e Leganes, le squadre galiziane (Deportivo La Coruna e Celta Vigo), il Malaga, il Betis, lo Sporting Gijon, il rinnovatissimo Espanyol di Quique Sanchez Flores, il Granada di Paco Jemez (l’uomo di tanti miracoli al Rayo). Io farei questa espressione: buff! Come dite voi in Italia? Tanta roba, no? Ecco, qualcosa di simile. Se mi vedrete ogni tanto in onda fare “buff” dopo un gol o una giocata o una bella immagine, imparerete a capire che significato ha. Se volete, fatelo anche voi. Buff, che Liga!

Venite con noi a vivere la mejor liga del mundo?  Giulia Mizzoni, io e tutta la squadra Fox Sports vi aspettiamo!

Viva la Liga!

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