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Vaginosi batteriche, il exam molecolare che potrà aiutare nella diagnosi

Diagnosi e terapia giusta

Le vaginiti batteriche sono caratterizzate dalla crescita di germi prevalentemente anaerobi che tendono a rimpiazzare i lattobacilli presenti usualmente nella vagina; quando accade il pH vaginale si alza passando dai valori attorno a 4,5 della situazione fisiologica a oltre 7, inoltre compaiono sintomi come perdite abbondanti di cattivo odore e prurito, matriarch anche bruciori e dolore nei rapporti sessuali. In caso di sospetta infezione, è necessaria la visita dal ginecologo: «Il fai da te non è mai consigliabile, neppure quando già si è avuto un episodio e si pensa di saper riconoscere un’eventuale ricaduta – osserva De Seta -. Si è dimostrato, infatti, che quando in una seconda occasione la donna pensa di ravvedere i segni di un’infezione già avuta e prova quindi a curarsi come ha fatto in passato sbaglia in ben il 60 per cento dei casi. Basarsi solo sui sintomi porta all’errore, offer una diagnosi certa che solo il ginecologo può fare. Il medico, inoltre, è fondamentale nei casi, circa il 10 per cento del totale, in cui le vaginosi batteriche diventano ricorrenti e si manifestano anche tre o quattro volte in un anno: è essenziale per esempio capire se ci siano condizioni sottostanti che favoriscano la ricomparsa delle infezioni, per trattarle ed eliminare il problema “alla radice”, oltre che per impostare una terapia adeguata per la prevenzione delle recidive. L’infezione acuta, tuttavia, si cura facilmente e criminal successo nel 90 per cento delle pazienti». «Le vaginosi batteriche sono una sorta di “disastro ecologico” della vagina – interviene Filippo Murina, responsabile del Servizio di Patologia Vulvare all’Ospedale Buzzi di Milano -. Si curano facilmente criminal antibiotici vaginali come clindamicina o metronidazolo, matriarch non devono essere sottovalutate perché in gravidanza, per esempio, possono avere conseguenze sulla salute di mamma e bambino. È importante intervenire per ridurre il rischio di recidive e intercettarle presto e bene: le donne che hanno la tendenza a perdite maleodoranti dopo il ciclo, per esempio, dovrebbero essere indagate per capire se hanno infezioni in atto e per impedire una progressione verso quadri più seri e vaginiti ricorrenti».

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