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Uomini, donne, figli e figliastri L’amore rivoluzionario che fu

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In politica esistono due modi di rivendicare la libertà, propria, dei diritti o degli altri che sia. A chiacchiere o con la propria vita, quella che in letteratura si è soliti chiamare biografia. Marco Pannella, che della libertà ha fatto la propria militanza, ha usato la sua vita, il proprio corpo e non le parole. In un paese, retorico e barocco come il nostro, dove quasi tutti son pronti a correre in un qualche confessionale, val la pena gridare che Pannella è un rivoluzionario, lo è stato e lo sarà perché ha fatto della sua stessa vita la libertà e della libertà la sua stessa vita. Appunto per questo oggi, un giorno di lutto laico dentro una nazione di baciapile, un giorno in cui in tanti, in troppi, useranno le parole del dopo per rammentare la grandezza di Marco Pannella, noi ce ne vogliam fottere della retorica per far parlare la vita. Quella di Marco. Dei suoi amori e delle sue battaglie, senza familismo amorale. Ma con passione. Anzi, passioni. Perché diciamola tutta pure la vita privata di Marco, come il suo battagliar politico per strappare diritti in uno Stivale conservatore come il nostro, è stata fuori dagli schemi.

 

 

In una intervista per il settimanale «Chi», all’amico Clemente Mimun, direttore del Tg5, correva l’anno 2010, di maggio, Pannella spiegava il suo rapporto con la vita. La prima fidanzatina, da bambino. «Si chiamava Adria, avevo 8 anni e ne ero innamorato. Durò poco, lei fuggì con la sua famiglia, era ebrea». Il primo bacio. «Alle medie baciavo un po’ tutte, ero grande e grosso. Ma il mio amore si chiamava Didi e con lei facevo il ballo della mattonella». E il matrimonio? Mai pensato – gli chiedeva Mimun, con quel suo gusto schietto e popolare, da raccontatore? «Bianca, una ragazza che conobbi a Pavia, aveva occhi splendidi e dolcissimi. Una volta andammo a mangiare nei pressi di un ruscello vicino alla Certosa… Arrivammo addirittura alle pubblicazioni ma era troppo innamorata, non poteva andare…». Ed ai figli, quel rivoluzionario di Marco Pannella, ci ha mai pensato? «Con Mirella, – spiegò a Mimun sempre nella stessa intervista per “Chi” – la mia compagna di sempre, ci abbiamo riflettuto tanto. Ci dicevamo: «Quando saremo pronti per essere in tre, perché anche l’altro possa essere felice, lo faremo». «Ma io non ne ho mai avuto voglia anche se ho un forte dubbio su una ragazza che conobbi tanti anni fa, si chiamava Gabriella, era napoletana. Chissà che non ci sia un cinquantenne in giro che mi somiglia fin troppo». Viene in mente, rileggendo queste sue parole, la nostalgia poetica e laica del lamento di Carmelo Bene, in un “Amleto di meno”: «Una volta a casa, uomini e donne a coppie ammireranno i miei scrupoli sull’esistenza, ma non li imiteranno nemmeno per sogno, e non se ne vergogneranno affatto a quattr’occhi, da uomo amato a donna amata, in famiglia! Più tardi mi s’accuserà d’aver fatto scuola. Come sono solo! E quest’epoca non c’entra nemmeno un po’».

 

 

Rivoluzionario del politico, ma anche del privato, Marco Pannella. Senza infingimenti. Un uomo che a Mimun, quando gli chiede «oggi in molti fanno outing, lei ha parlato della sua bisessualità decenni or sono, come ha conciliato l’amore per alcuni ragazzi con quello per Mirella?», risponde schietto: «Noi abbiamo convissuto per quasi 30 anni poi abbiamo attuato una separazione che è solo logistica, forse perché stiamo troppo bene insieme. Ho avuto tre o quattro uomini che ho amato molto. E con lei non c’è stata mai alcuna gelosia con lei. Avevamo anche altre storie, ne parlavamo prima e durante, senza che nulla ci abbia mai diviso». Pochi giorni dopo l’intervista a Mimun, in una chiacchierata video con l’Adnkronos, Pannella tornò sul tema dei numeri e dell’amore: «Quattro o cinque? Mi pare stessimo parlando di una settimana, non di tutta la mia vita. Altrimenti di amori, intesi come “essere amore”, nella mia vita ne ho contati almeno quattrocento. Sono state 400 persone, e dico persone (..) per me l’amore non è possesso ma dialogo e che non è neanche serio dividere gli amori tra l’uno o l’altro oggetto o soggetto del proprio amore. Su questo, ormai, c’è la sensibilità di tutti, anche delle nonne di trent’anni fa e non dei cretini altolocati di adesso o di tre o cinque secoli fa». Anche per questa tua libertà assoluta, oggi noi, che non vediamo la Madonna, ti salutiamo con due righe del poeta Ugo Foscolo, laico e libertario. Come te. «A egregie cose il forte animo accendon, l’urne dei forti…».

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Massimiliano Lenzi

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