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Università: senza numero chiuso Medicina subito 60-70 mila …

Roma, 16 ott. (AdnKronos Salute) – Una città grande come Potenza o Legnano lo scorso settembre si è messa in moto per raggiungere le facoltà di Medicina e Odontoiatria e partecipare ai test d’ingresso. Quest’anno sono stati 67.005 i candidati che si sono contesi 9.779 posti, solo 1 posto ogni 6. Un esercito di aspiranti dottori che oscilla ogni anno tra i 60 mila e 70 mila, giovani che cercano di coronare il sogno di indossare il camice bianco. Sarebbero tutti ammessi con l’abolizione del numero chiuso, prevista dalla Legge di bilancio varata ieri sera dal Governo, sebbene siano subito arrivati i distinguo da parte dei dicasteri della Salute e dell’Istruzione sui tempi di “medio periodo” per cambiare l’attuale sistema di programmazione. Ma sui social è già partito il tam tam dei favorevoli e dei contrari all’abolizione.

Nei forum su Facebook dedicati al test di Medicina, molto seguiti dai giovani che finite le scuole superiori vogliono tentare la prova d’ammissione, già da questa mattina si rincorrevano i . “Ma esattamente quelli che esultano o festeggiano alla notizia di una presunta e possibile abolizione del numero chiuso che problemi hanno? – scrive Edoardo – No, perché non so se sapete che già con il numero chiuso un sacco di medici faticano ad entrare nelle scuole di specializzazione”.

La platea dei ragazzi è divisa tra chi è favorevole all’iniziativa del Governo perché vorrebbe fare il medico: “Voglio la laurea di cittadinanza” scrive Renato, e chi magari è entrato e risponde: “Io sono per il numero chiuso”. C’è anche chi come Aurora amplia il ragionamento: “Le vie facili, senza ostacoli, sono più appetibili e la pigrizia trionfa! Io quest’anno non ce l’ho fatta, ma non ho paura a ridare questo test ed anzi – precisa – sono fermamente convinta che nel numero chiuso si possa aspirare alla qualità, una qualità che rende i medici italiani sempre cercati all’estero”.

Spesso chi non supera i quiz ha in tasca un ‘Piano B’ con la possibilità, offerta dai regolamenti, di seguire due insegnamenti di altri corsi di studio “di pari livello e di medesimo ordinamento” (Biotecnologie, Farmacia, Scienze biologiche, Ctf e Scienze motorie) e quindi poter sostenere comunque due esami di Medicina pur iscritti a una altra facoltà. Poi si può riprovare il prossimo anno il test e, se si supera, farsi riconoscere gli esami sostenuti. C’è poi chi opta per atenei stranieri, magari in vista di un successivo rientro in Italia.

C’è anche l’alternativa ‘estero’ per chi non riesce a superare il test, ma non vuole rinunciare al sogno del camice bianco. Spesso le prove d’ammissione sono meno severe e quanto alle mete ci sono più possibilità. Una è l’Università Nostra Signora del buon consiglio con sede a Tirana (Albania). Il progetto nasce dall’impegno di tre atenei italiani: Tor Vergata di Roma, Università di Bari e Statale di Milano.

I corsi nell’università di Tirana sono interamente in italiano, così come i libri di testo, i professori e i programmi. In più dopo un anno è possibile proseguire gli studi a Tor Vergata. Chi sceglie di continuare di studiare a Tirana, una volta finito il percorso accademico potrà lavorare come medico in Italia, senza conversione dei titoli o senza dare esami aggiuntivi. Ma non c’è solo l’Albania. Le mete più ambite per studiare Medicina all’estero sono nell’Europa dell’Est (Romania, Bulgaria e Slovacchia) e in Spagna. L’Università europea di Madrid offre questa possibilità dopo una selezione per titoli (i voti degli ultimi 3 anni di scuola superiore e il voto dell’esame di maturità). Poi c’è il test di lingua spagnola da superare. Studiare medicina all’estero ha però delle notevoli ripercussioni sul portafoglio della famiglia: spesso si può arrivare a spendere una cifra con molti zeri. Se però dovesse essere abolito il numero chiuso potrebbe tramontare anche la fuga dei giovani aspiranti dottori all’estero.

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