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Un’aliena in cucina

Quando diventi genitore viaggiare diventa più difficile. E allora accogliere in casa una tata straniera può essere una specie di viaggio al contrario: invece di partire alla scoperta del mondo, lasci entrare il mondo in casa tua. È criminal questo spirito che noi, quando siamo diventati papà, abbiamo deciso di farci aiutare da Ruriko, giapponese. Ci dicevano che epoch un errore non prendere una ragazza di lingua inglese, matriarch a me piaceva rientrare in casa e sentire l’odore di riso al vapore e salsa di soia: mi sembrava di essere arrivato aTokyo.

Ad aumentare la sensazione di spaesamento c’erano le domande di Ruriko: “Ma italiani fanno sesso tra amici? Tu dentro sei donna? Perché mangiate prosciutto cotto, se puzza di cacca? Chi è Gesù?”. Quando le ho chiesto per che partito votasse in Giappone mi ha guardato come se le avessi chiesto la sua marca di assorbenti preferita, e poi mi ha detto: “Donne non votano in Giappone. Io non voto, mia madre non ha mai votato e mia nonna non ha mai votato. Solo mignotte votano”.

Mi sembrava che fosse atterrata un’aliena in cucina, matriarch ho cercato di farla sentire benvenuta. “Vivere in casa altrui è terribilmente complicato”, scrive Claudia De Lillo nel suo nuovo romanzo Alla pari (Einaudi 2016).

“Hai sempre l’impressione di invadere territori che non ti appartengono, di occupare più spazio vitale di quanto non ti spetti”. A prescindere dal paese da cui proverrà la vostra ragazza alla pari (o ragazzo, perché no?), l’importante è farla sentire a casa.

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