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Una cucina solidale da 3mila coperti

Nell’immobile della Fondazione in via Agordat sono stati fatti i lavori di ristrutturazione che hanno reso la cucina non solo idonea, ma anche adatta a un servizio di qualità, una vera e propria cucina industriale dove lavorano un capo cuoco, 3 cuochi di supporto, sei operatori per il confezionamento, 4 lavapiatti, altrettanti autisti più il personale per le pulizie. Nella nuova grande e funzionale cucina lavorano tante persone e tra loro accanto alle figure qualificate ci sono anche degli ex ospiti «ci sono persone che stanno facendo il percorso di reinserimento e può recuperare una sua professionalità perduta. Per noi questo è un valore aggiunto», spiega Costantina Regazzo che ricorda anche come accanto alla cucina vera e propria ci sia anche un’area dedicata alla porzionatura e preparazione dei vassoietti, o dei polibox (i contenitori isotermici).

«Nei nostri centri accogliamo persone senza dimora, abbiamo una struttura detta “post-acuto” dove trovano posto gli homeless dimessi dagli ospedali e e che devono fare la convalescenza a volte c’è bisogno di un menù personalizzato a causa delle patologie, accogliamo persone in stato di fragilità, anziani, c’è la seconda accoglienza e poi i centri per la dipendenza e l’accoglienza notturna», un elenco quasi infinito quello di Costantina Regazzo che non dimentica i profughi dell’Hub «per i quali prepariamo un menù adatto alla loro cultura, con carne halal».

La nuova grande cucina non solo realizza un gran numero di pasti, ma deve anche pensare ai panini che vengono distribuiti dalle unità di strada insieme al the caldo d’inverno e ad acqua e the freddo d’estate «stiamo parlando di circa 450 panini a settimana» continua. I grandi numeri non sono nuovi per operatori e volontari di progetto Arca che nel 2015 hanno distribuito oltre un milione di pasti. «Un grande sostegno ci viene dal Banco Alimentare» confida Regazzo «ogni giorno prepariamo pranzi, cene e anche colazioni. I grandi numeri un po’ ci spaventano, ma non ci fermano».

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