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Tumori: più sopravvivenza con i nuovi farmaci, ma come sostenere i …


Tasse di scopo

È il metodo più semplice conosciuto dai politici per raggranellare denaro. E infatti la mozione presentata dall’On. Walter Rizzetto (ex 5 Stelle, ora in Fratelli d’Italia), che prevede di reperire risorse economiche al fine di creare un fondo nazionale per i farmaci oncologici innovativi con tasse sul tabacco e “su altre attività economiche impattanti sulla salute dei cittadini”, ha riscosso l’approvazione unanime alla Camera.

“Con un’accisa sul tabacco pari a un centesimo per sigaretta si potrebbero avere a disposizione circa settecento milioni ogni anno” afferma Stefania Gori, direttore oncologia ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Negrar, e presidente eletto Associazione Italiana Oncologia Medica.

Certo, il tabacco è responsabile di centomila casi di tumore all’anno nel nostro Paese, come ricorda la Gori, ma una tassa sulle sigarette riuscirebbe davvero a ridurre il numero dei fumatori? E i soldi così raccolti sarebbero sufficienti?

Secondo i dati Osmed il 92% (3,3 miliardi di euro) della spesa per farmaci oncologici è gestita dalle strutture pubbliche e assorbe circa il 40% della loro spesa farmaceutica complessiva.

Inoltre può apparire paradossale che le risorse per i farmaci contro il cancro siano rastrellate proprio attraverso la vendita da parte dello Stato di un prodotto che ne promuove l’insorgenza. I malati di tumore dovranno dunque ringraziare i tabagisti, a loro volta potenziali future vittime del cancro, per ricevere cure appropriate? Thank you for smoking allora.

Fumare non è sicuramente un comportamento virtuoso per la salute, ma va ricordato che i big killer dei giorni nostri sono le malattie cardiovascolari.

Che fare, quindi, introdurre una tassa anche su ogni alimento che contiene colesterolo? Perché chi ne abusa compie una scelta volontaria e anti salutista proprio come il fumatore che si accende una sigaretta.

E chi invece subisce passivamente smog e inquinanti atmosferici rilasciati dalla combustione di idrocarburi per il riscaldamento e per il trasporto non è forse a rischio quanto e più di un fumatore?

Allora ne discende per logica conseguenza che bisognerebbe introdurre una tassa di scopo per la salute anche sui carburanti. Sui quali paghiamo ancora l’accisa per finanziare la guerra d’Abissinia, introdotta nel 1935.

Alla luce degli argomenti appena citati, imporre ulteriori tasse per rimpolpare le esigue casse della Sanità non sembra la scelta migliore.


 



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