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Trieste, i gourmet perdono Relja, neurologo amante della cucina

TRIESTE Il mondo dell’enogastronomia triestina perde uno dei suoi personaggi più noti. Stroncato dopo una lunga lotta da una malattia che non perdona se n’è andato Giuliano Relja. Per anni famoso e quotato neurologo, Relja aveva intensificato, raggiunta la quiescenza, il rapporto con la sua passione di sempre, la cucina.

Aveva realizzato un primo, apprezzato libro sulle ricette triestine, cui stava cercando, proprio quando lo ha colpito la malattia, di dare un seguito. Ma il suo impegno maggiore lo ha dedicato all’Accademia italiana della cucina, di cui è stato presidente, traghettandola fuori da un periodo fatto di polemiche.

Esempio tipico di un associazionismo che a Trieste è spesso litigioso, l’Aic, che lavora per migliorare la cultura del cibo nel nostro Paese e l’esportazione dei nostri piatti tipici all’estero, a un certo punto, almeno nella nostra provincia, si era separata in due gruppi distinti: quello di Trieste e quello di Muggia-Capodistria. E il grande mediatore tra le istanze delle due realtà era stato proprio Reglia.

«Ricordo – racconta Marino Vocci, che ha creato numerose iniziative di comune accordo con l’Accademia – il suo grande impegno per ricostruire i rapporti tra le due delegazioni, Muggia-Capodistria da un lato (con Samer, Sabatti, Benvenuti tra gli iscritti) e Trieste dall’altra. C’era stata una frattura, addirittura si pensava di “dividersi” i ristoranti del territorio! Insieme a lui abbiamo trovato un punto d’incontro. Del resto era sempre stato un uomo pacato, di poche parole, tranquillo, l’esatto contrario di certi attuali talebani del cibo».

Vocci, all’epoca, realizzava una seguita trasmissione su Tv Capodistria dedicata a cibo e vini transfrontalieri. «Facevamo spesso tappa da Cigui, a Santa Barbara, sopra Muggia – ricorda – e allora presi l’occasione al balzo per fare una trasmissione, diciamo così, pacificatrice. Non c’era contrapposizione, o comunque la superammo».

Assieme a Reglia fu impostata anche una puntata dedicata a com’era cambiata la cucina dopo l’esodo in Istria, quando dalla minestra di bobici si era passati ai cevapcici e raznici, complici i movimenti migratori interni. «Avevamo in quell’occasione esaminato vari menù. Giuliano era un vero cultore della materia, teneva molto a un concetto di cucina intesa come identità culturale, come memoria».

«È veramente una grande perdita per gli amanti della gastronomia – commenta a sua volta Vesna Gustin, massima autorità della cucina dell’altopiano e autrice di vari libri – tanto che ero entrata nell’Accademia della Cucina proprio perchè c’era lui , per collaborare assieme. Abbiamo fatto tutta una serie di incontri, ad esempio, sulle osmize, in maniera molto informale, ma anche degustazioni su menù che mettevano in comparizione i piatti di mare e quelli di terra. Era veramente una super persona, gentilissima ed estremamente disponibile».

Pensiero affettuoso anche quello di Armando Rinaldi, gourmet e personaggio televisivo che ha condiviso con Relja momenti belli e battaglie all’interno dell’Aic. «Sono rimasto dentro l’Accademia sostanzialmente perchè era lui il presidente, a un certo punto me ne volevo andare. Me lo ricordo sempre tranquillo, con una vera passione per l’abbronzatura che sfoggiava in tutte le stagioni…Eravamo realmente buoni amici, di lunga data, mia

moglie era stata sua compagna di classe al Dante, di cui era uno degli animatori dei periodici raduni. So che stava scrivendo un secondo libro, e scriveva anche molto sul periodico dell’Accademia, finchè i problemi di respirazione glielo hanno consentito».

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