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Tribunale off limits per avvocati in abbigliamento da mare: in decine …

L’ingresso del Tribunale

LECCE – Tribunale off limits per avvocati in abbigliamento da mare. In pantaloncini da mare o con pinocchietti e in sandali a decine di avvocati è stato negato l’accesso in questo periodo estivo. Il personale della sicurezza in servizio presso il Tribunale ha infatti applicato in maniera rigorosa la circolare emanata circa due anni dal Presidente della Corte d’Appello Mario Fiorella. Il foglio campeggia da tempo all’ingresso principale ma più di qualcuno pare averlo ignorato cercando di “dribblarlo”. Cosa prevede la circolare? “A seguito di numerose segnalazioni sul tema in oggetto è necessario intervenire” scriveva il Presidente, “per evitare il ripetersi in futuro di situazioni incresciose chiedendo per contratto ai responsabili di controllare con rigore e garbo gli accessi al palazzo; di informare l’utenza che l’accesso nel Palazzo di Giustizia non è consentito alle persone vestite in modo non decoroso intendendo per tale quello troppo sciatto e succinto”. Nella parte finale della circolare si legge: “Il Palazzo di Giustizia è un luogo di lavoro, il rispetto del quale passa anche attraverso l’osservanza di un comportamento educato e rispettoso verso cose e persone, eleganza che si esprime anche mediante la cura dell’abbigliamento e dell’igiene personale di coloro che a vario titolo lo frequentano”.

I “trasgressori” – si fa riferimento ad una ristretta cerchia di professionisti – perseverano. In giornata si è registrato l’ennesimo episodio. Un avvocato si presenta all’ingresso con pinocchietti e sandali da mare. Un abbigliamento prettamente estivo che non rispetterebbe i dettami della circolare. Viene fermato e invitato a non entrare dagli addetti alla sicurezza. L’avvocato giustifica un look così casual con il disbrigo di una pratica veloce. Solo dopo un breve conciliabolo alla presenza anche dei carabinieri in servizio presso il Tribunale viene consentito l’accesso all’avvocato. In alcuni casi, però, le discussioni sono degenerate. Persino sfociate in un esposto disciplinare. E’ successo un po’ di tempo fa con un avvocato tale solo a parole. Nei pressi dell’ingresso principale si presenta un giovane che si qualifica come avvocato. Pretende di entrare insieme ad una donna che dice essere una sua cliente. La ragazza indossa una canottiera ed un paio di pantaloni corti fino all’inguine. L’addetta alla sicurezza rileva che la donna non può entrare così vestita. Il sedicente avvocato si pone in maniera aggressiva. Chiede di vedere tale regola insistendo perché doveva entrare per forza con la donna. L’uomo dopo averla visionata dice che per lui la signora poteva entrare.

Al rifiuto dell’addetta alla sicurezza l’uomo incomincia ad inveire: “Tu non sei nessuno” arrivando a strattonare la dipendente e ad entrare prepotentemente insieme alla donna. Si rende inevitabile l’intervento dei carabinieri. Un appuntato in servizio chiede all’uomo il tesserino identificativo di avvocato. Il giovane tergiversa, prende tempo. Alla fine cede e fornisce quanto richiesto dall’appuntato. Si scopre che si trattava di un 32enne che non è avvocato ma solo iscritto all’albo dei praticanti dell’ordine. Sulla scorta di un esposto disciplinare, la vicenda è finita all’attenzione della Procura. Il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone ha aperto un fascicolo d’indagine.

Francesco Oliva 

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