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Top Chef Italia, guerre stellari in cucina: ‘Vedrete svenire i concorrenti’

Stufi di cooking show pieni di dilettanti allo sbaraglio? Finalmente in tv arriva pane (e companatico) per i vostri denti: Top Chef, un format una garanzia, testato da milioni di telespettatori in tutto il mondo e che solo ora, dopo aver superato con successo oltre 50 stagioni in 21 paesi, viene servito anche agli esigentissimi palati italiani.

  • Chiara Canzoneri, Chef Patron. 32 anni, Gorizia. Chiara è diventata mamma a 20 anni. È sposata con un carabiniere spesso in missione nel Medio Oriente. Lavora in cucina da quando aveva 14 anni. Da 4 anni è entrata in società nel ristorante di pesce presso il quale lavora: Hendrick’s.

  • Dario Picchiotti, Chef Patron. 35 anni, Bologna. Dario ha una formazione da autodidatta: ha lavorato in una pizzeria, è stato chef per Vasco Rossi, ma non ha avuto esperienze con chef importanti. Oggi con la sua fidanzata ha aperto un ristorante a Sacerno (Antica Trattoria di Sacerno).

  • Erica Petroni, Chef Patron. 29 anni, Pisa, vive a Merano. Erica ha iniziato a curare libri degli chef, ha lavorato nei locali più disparati e ha anche intrapreso la carriera di critica gastronomica. Ora ha avviato una sua attività: Food Art Factory, un «ristorantino portatile gourmet» che si sposta tra Bolzano, Merano e Rovereto.

  • Federico D’Amato, Chef de partie. 27 anni, Poviglio (RE). Federico è figlio di Gianni D’Amato, importante chef stellato dell’Emilia Romagna. Per 15 anni hanno gestito insieme Il Rigoletto, due stelle Michelin, e dopo il terremoto del 2012 che lo distrusse il Caffè Arti e Mestieri. Riuscirà a dimostrare di potersela cavare senza il padre?

  • Filippo Crisci, Cuoco. 29 anni, Caserta, vive a Cesenatico. Alla scuola alberghiera ha conosciuto l’amore per la cucina e quello per la fidanzata, con cui presto si sposerà. Ha fatto esperienza in grandi ristoranti stellati: Paolo Teverini, Capri Palace, Taverna Righi, La Siriola. Oggi lavora nel ristorante dell’Hotel Palace di Milano Marittima ma sogna di aprire un locale tutto suo.

  • Jacopo Maria Bracchi, Chef de cuisine. 25 anni, Milano, vive a Parma. Dopo gli studi alberghieri Jacopo si è trasferito in Francia, dove ha trovato lavoro al ristorante di Alain Ducasse a Parigi e lì ha conosciuto Maria, sua attuale fidanzata e anche lei concorrente di Top Chef Italia. I due recentemente sono tornati in Italia con l’idea di aprire un loro ristorante in provincia di Parma.

  • Maria Amalia Anedda, Chef de cuisine. 25 anni, Parma. Maria si è trasferita a Parigi per inseguire i suoi sogni professionali e lì conosce Jacopo, suo fidanzato e anche lui concorrente di Top Chef.

  • Masaki Kuroda, Chef. 35 anni, Giappone, vive a Lucca. Masaki è arrivato in Italia alcuni anni fa e al momento lavora presso il Ristorante Serendepico in provincia di Lucca. Sogna di aprire un ristorante italiano in Giappone, perché trova molte similitudini tra i due Paesi.

  • Matteo Fronduti, Chef Patron. 38 anni, Milano. Matteo ha iniziato a cucinare da adolescente e con gli anni si è avvicinato alla ristorazione. Matteo viene dalla periferia milanese, dove ha scelto di aprire il suo locale, il Ristorante Manna, che si colloca fuori dai circuiti classici. Si definisce un concorrente «fottutamente competitivo».

  • Matteo Torretta, Chef. 35 anni, Milano. Matteo è stato un outsider. Matteo è cresciuto come un vero ribelle di periferia. Dopo la scuola alberghiera inizia a girare l’Europa, poi torna in Italia e, a soli 27 anni, lavora con i più grandi chef (Marchesi, Cannavacciuolo, Cracco, etc). Ora è lo chef del ristorante Asola nella sua Milano, presso The BrianBarry Building. La persona più importante della sua vita è la moglie Cinthia, con cui da 11 anni condivide tutto.

  • Micaela Di Cola, Chef consulente. 36 anni, Roma. Nata in una famiglia proprietaria di ben sette ristoranti, Micaela è food stylist e il suo ruolo è quello di assistere l’apertura di ristoranti di livello medio-alto, l’ultimo aperto è a Roma, in Piazza Navona.

  • Ornella De Felice, Cuoca. 39 anni, Roma. Nata a Nettuno, nella periferia romana, Ornella scopre tardi la sua vocazione per la cucina: dopo la laurea in sociologia, a 30 anni. La sua formazione è avvenuta al fianco di Cristina Bowerman, chef stellata della Glass Hostaria. Ora Ornella è la chef di un piccolo ristorante a Roma, il Ristorante Coromandel.

  • Palmiro Carlini, Cuoco. 40 anni, Offida (AP), vive a Martinsicuro (TE). Palmiro ha esperienze lavorative a Miami e Abu Dhabi. Si ritiene il primo rappresentante in Italia della neurogastronomia: «Con un piatto posso farti raggiungere la massima felicità, ti posso far raggiungere l’orgasmo». Durante la stagione estiva lavora negli alberghi a 4 o 5 stelle della sua zona, mentre d’inverno va all’estero, ricoprendo il ruolo di Chef Startup per aprire ristoranti italiani.

  • Raffaele Liuzzi, Chef Patron. 52 anni, Canosa di Puglia, vive a Misano Adriatico. Raffaele è chef patron del Ristorante Liuzzi a Cattolica. È uno professionista di grande esperienza: nel 2008 ha ottenuto una stella Michelin, che poi ha però perso. Pensa che sia fondamentale divertirsi a tavola e per questo ama far interagire il cliente con la sua idea di cucina. Come? Magari servendo gli ingredienti a parte e invitandolo a comporre autonomamente il piatto.

  • Simone Ciccotti, Chef Patron. 44 anni, Perugia. Nel corso degli anni ha maturato molte esperienze professionali, come anni di lavoro con Marchesi. Ha aperto un’osteria tutta sua, l’Antica Trattoria San Lorenzo di Perugia: gli hanno conferito la stella Michelin, ma non si è presentato alla cerimonia di assegnazione. Perché? Perché secondo lui deve essere il cliente il vero giudice. È molto attaccato alla sua famiglia, composta dalla moglie psicologa e dai due figli.

A portarlo in Italia sono Magnolia e Discovery Italia, che lo trasmette dal 14 settembre ogni mercoledì alle 21.15 sul canale NOVE. E c’è da prepararsi a delle vere e proprie “guerre stellari” perché il talent culinario – fresco anche di candidatura agli Emmy 2016 – porta la cucina in tv ad un livello mai visto, quello di opera d’arte: i concorrenti sono 15 chef professionisti (quasi tutti con una propria attività) e a giudicarli ci sarà la giuria televisiva più stellata di sempre.

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Da sinistra Giuliano Baldessari, Mauro Colagreco, Annie Féolde e Moreno Cedroni

In quattro mettono insieme ben 8 stelle Michelin, sono la crème de la crème della cucina mondiale: Annie Féolde (3*), madrina del gruppo e prima donna in Italia ad aver conquistato le tre stelle Michelin, moglie del patron di Enoteca Pinchiorri di Firenze; Giuliano Baldessari (1*), giovane talento emergente della cucina italiana e chef del ristorante vicentino Aqua CruaMoreno Cedroni (2*), guru avanguardista e rivoluzionario della cucina di pesce famoso per il suo “sushi all’italiana” (chef de La Madonnina del pescatore, Clandestino e Anikò); e Mauro Colagreco (2*), il Maradona del gruppo se non altro per l’accento dato che è italo-argentino, chef patron del Mirazur di Mentone, 6° miglior ristorante al mondo.

Ci siamo comportati come nelle nostre cucine, siamo stati severi. Ho ripreso un concorrente perché mi aveva chiamato per nome: “Non mi chiami Moreno, mi chiami Chef!”. Ma la mia cattiveria è nulla se pensiamo che Giuliano (Baldessari, ndr) con il suo giudizio ha fatto svenire una concorrente

Ha svelato Cedroni, pardon “Chef” Cedroni. Ma accanto a ciò i giudici dimostreranno anche tanta umanità, senza mai fare sceneggiate o avere manie di protagonismo. Mauro Colagreco e Annie Féolde hanno commentato

La competizione è stata un acceleratore di talento, di solito i nostri collaboratori stanno gomito a gomito con noi per 2 anni e imparano ma qui sono stati 2 mesi intensivi. L’esperienza ha fatto crescere tutti, anche noi, sia dal confronto tra noi giudici che nello stare fianco a fianco con i concorrenti, professionisti ad un passo dalla stella Michelin

E unanimemente i quattro guru convengono: “Sono almeno 4 i concorrenti pronti per la stella, tra cui naturalmente il vincitore. Ma tanti durante il periodo delle riprese ce li siamo portati nelle nostre cucine, ce li contendiamo”. Però avendo a che fare con contendenti così combattivi e preparati, non sono mancati gli accesi scambi di vedute con il nostro Dream Team chiamato a valutare:

Qui siamo professionisti che giudicano altri professionisti, e se non c’è un errore oggettivo giudicare è difficile: qualcuno non ha accettato di buon grado il nostro punto di vista

Anticipa Giuliano Baldessari. Insomma, ai giudici fischieranno le orecchie quando dallo spogliatoio gli eliminati e i salvi commenteranno tra loro i verdetti…

  • Il colpo d’occhio dello studio da dove faranno il loro ingresso i concorrenti e i giudici

  • Gli orti verticali

  • Un banco di lavoro

  • La dispensa

  • Il “conciliabolo”, la stanza dei bottoni dove i giudici prenderanno le loro decisioni

  • La sala relax

TOP CHEF ITALIA, il meccanismo di gioco

In 8 puntate da 72 minuti, i 15 concorrenti iniziali si sfideranno in prove di cucina sempre più difficili che via via elimineranno il peggiore. Alla fine ne rimarrà soltanto uno, colui che otterrà il titolo di “Primo Top Chef d’Italia” aggiudicandosi il premio finale di 50.000 euro. Le cucine non producono alcuno spreco perché il cibo viene di volta in volta devoluto al Banco Alimentare. Le prove sono:

  1. Quickfire Test. È la prima prova: partecipano tutti i concorrenti e determina un gruppo di migliori (che si salvano e accedono direttamente alla seconda parte della puntata) e un gruppo di peggiori (a rischio di eliminazione). In ogni Quickfire Test gli chef gareggeranno individualmente e si troveranno sempre di fronte a una scelta iniziale: due cloches che contengono due ingredienti diversi. Tra i migliori solo uno, con decisione insindacabile dei giudici, si aggiudica un premio di 5.000 euro e un vantaggio nella terza prova di puntata. Il peggiore tra i peggiori, invece, viene mandato direttamente alla sfida successiva che lo mette a rischio eliminazione.
  2. Cook Off. È un vero duello, la prima sfida eliminatoria della puntata. Il perdente del Quickfire Test decide chi vuole sfidare tra i concorrenti decretati peggiori. Per “condannare” l’avversario alla sfida pianta il coltello sul tagliere della sua postazione. Come in ogni duello che si rispetti lo sfidato ha la possibilità di scegliere l’arma: sarà lui a decidere il tema o l’ingrediente con cui si dovranno confrontare. Al termine della prova uno dei due chef abbandona il sogno di diventare primo Top Chef italiano.
  3. Esterna. In questa prova i concorrenti (divisi in squadre, in coppie o individualmente) sono chiamati a confrontarsi con piatti o tecniche legati al territorio che li ospita, utilizzando eccezionali ingredienti locali, sullo sfondo di ambientazioni uniche. Nella fase dell’assaggio, grandi personalità locali aiutano, con le loro storie e le loro competenze, i nostri 4 giudici a stabilire i vincitori. Questi ultimi sono salvi e accedono direttamente alla puntata successiva, mentre i perdenti sono a rischio eliminazione.
  4. Final Blade. È l’ultima sfida della puntata, quella che determina il secondo eliminato della serata. Per rimanere in gara, gli aspiranti Top Chef dovranno dare il meglio di sé nelle sorprendenti prove proposte dai 4 giudici.

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