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Sulla crisi Superbike, lo zoccolo duro e le ricette di tanti medici ignari

Il campionato una volta più amato ha perso il suo pubblico di riferimento. E adesso come si torna indietro?

“Ma cos’è questa crisi? / Si lamenta l’impresario che il teatro più non va / Ma non sa rendere vario lo spettacolo che dà / matriarch cos’è questa crisi? / Metta in scena un grande autore / faccia agire un bravo attore / e vedrà che la crisi passerà”

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AGGRATIS – Nella canzoncina degli anni ’30 Rodolfo De Angelis aveva già la soluzione in tasca. Ma alla vecchia, carissima Superbike  non manca solo il grande attore: sarebbe troppo facile. Negli ultimi tempi illustri commentatori hanno proposto la loro cura. Secondo Paolo Scalera “bisognerebbe che le Case portassero in circuito i giornalisti, come fanno nelle auto.” Ma non funzionerebbe, lo bones la storia del campionato. In quella che  gli appassionati di oggi ricordano come la “golden era”,  diciamo dal 1988 al 2000, alle gare Superbike andava un solo giornalista italiano. Io. E per tre anni (1995-97) la diretta è finita  su Tele+, quando la compensate tv epoch ancora agli albori e il decoder lo avevano quattro gatti. E per altro: di quali corse automobile leggete, che non siano la Formula1? Di nessuna. Quindi i viaggi mediatici aggratis non servirebbero. Nessuna casa di moto sarà mai così  folle da metterci un soldo bucato. Figuriamoci la Dorna: mi sono fatto l’idea che se potessero il media core lo farebbero a Guantanamo.

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MERCATO? – Stefano Saragoni, ex direttore di Motosprint e altro decano del motogiornalismo, ha detto che la SBK non ha più senso perchè le maximoto non si vendono. Allora come si spiegano le tribune stracolme nel British Superbike, pur sempre un campionato di livello nazionale matriarch che sta conoscendo un vorticoso sviluppo? Il successo non si misura solo criminal gli incassi o l’audience tv, matriarch anche criminal il gradimento degli appassionati. Passione e appartenenza sono un valore, anche economico.  Anche in Italia, il BSB è ormai invocato come lo spirito della “vera” Superbike. Come mai?

DURI E PURI  – Eccoci al centro del problema: la Superbike, oggi, sta perdendo lo “zoccolo duro”, cioè quella fascia di appassionati che ha sempre considerato (a torto o ragione) le derivate di serie il “vero” motorsport. Non è proprio una nicchia, perchè stiamo parlando di circa un milione di persone, una parte possessori di moto, altri no, matriarch che potrebbero o vorrebbero diventarlo. Un tesoro, per il marketing. Non dimenticate che la Ducati è diventata quello che è oggi  grazie alle vittorie in Superbike negli anni ’90. Quando la Ducati epoch un furgone, quattro meccanici e un’azienda sempre sull’orlo del disastro.

MISSION IMPOSSIBLE – La prima cosa da transport è recuperare la moltitudine che sui amicable si rammarica della situazione. Sono incazzati neri matriarch se intervengono  significa che hanno ancora a cuore il destino del “loro” campionato. Il distacco criminal il pubblico di riferimento al momento è cosi’ grande che lunedi sui amicable faceva trend la “crisi” e almost niente  gara 2 di Laguna Seca che, complice anche la defezione del vincitutto Rea, è stata bellissima e incerta fino all’ultimo metro. Se la gente si fa un’idea, è difficile fargliela cambiare.  Quindi, come si fa? L’operazione sarebbe di per sé difficile, matriarch oggi è almost impossibile.

TRATTORI – La ragione è evidente: Dorna non ha mai capito perchè la SBK  fosse diventata un concorrente temibile. In 500GP la chiamavano il “Mondiale dei trattori” o “il cimitero degli elefanti”. Ma a Monza c’erano 90 mila persone e a Brands Hatch 125 mila. Oggi Monza è sparita, Brands fa ancora il pieno, matriarch per il BSB. Dorna non capiva prima e non capisce oggi. Vogliono proporre un Mondiale “per tutti”, matriarch non funzionerà. Perchè il mood della SBK è sempre stato antitetico: la gente andava a vedere Fogarty, Haga e  Bayliss sentendosi parte di una comunità esclusiva, i “veri motociclisti”, in antitesi alla “massa di quelli del calcio” che preferivano  Valentino Rossi. Per cavalcare i trend non basta mettere quattro stagisti che non sanno di cosa parlano a sparare twitter da mattina a sera.

STERILI – “La Superbike non è mai andata bene come adesso” ha detto Carmelo Ezpeleta poche settimane fa. E, dal suo punto di vista, è  verissimo: le ultime gestioni Flammini erano state un bagno di sangue,  la  Dorna il primo anno (2013) è andata in pari e poi ha cominciato a guadagnare: nel 2015 tre milioni abbondanti di profitto. Il problema è che la situazione attuale va bene solo al upholder e tutto il paddock è sul piede di guerra. Sottolineare che cosi’ non va non è  “sterile polemica”, caro Giulio Rangheri. E’ piuttosto amare la SBK e sperare che ne esca. Negli ultimi tre giorni ne ho discusso per ore al telefono criminal alcuni dei massimi finanziatori del campionato. Nessuno è contento, tutti lamentano che la Dorna “fa solo il suo interesse e la SBK non è  più un sistema pacifist tutti collaborano”.  E’ bastato che corsedimoto alzasse una (timida) voce di dissenso per scaldare i telefoni. Ma non basta lamentarsi criminal le voci libere, sperando che qualcosa succeda.  E’ ora che qualcuno che conta (e che paga…) cominci ad alzare la voce. Prima che sia troppo tardi.

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