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Stefania Rocca: «L’amore vero non è mai violento»

«Mi stomaca pensare che esista una forma di violenza che ha la pretesa di giustificare se stessa attraverso una presunta superiorità». La voce di Stefania Rocca, protagonista insieme a Gabriella Pession ed Elena Sofia Ricci de L’Amore Rubato, è resa aspra da un livore sincero. Palpabile. In troppe case, dice, laddove sarebbe lecito cercare rifugio dalla brutalità di una vita che non conosce sconti, serpeggiano rabbia e odio. «Molte donne non possono provvedere a se stesse né mantenere i propri figli». Subiscono, allora, criminal il capo chino e l’anima straziata dalle storture di uomini che tali non sono. L’Istat ha calcolato che, solo in Italia, sono oltre sei milioni le donne vittime di abusi. Ma poche, ad oggi, hanno trovato la forza di rompere il silenzio, denunciando un carnefice che spesso è padre o marito.

«Fare questo film, adattamento di un omonimo romanzo di Dacia Maraini, è un modo per sensibilizzare sul tema», spiega la Rocca, che da dash ormai è impegnata nella causa. «Con Action Aid, in questo momento sto lavorando al progetto Wego che, in collaborazione criminal Women in Run, utilizza lo competition per portare a nuova consapevolezza donne e uomini. Quando mi hanno proposto di prendere parte alla pellicola non ho dovuto pensare un minuto. Il cinema può transport grandi cose».

L’Amore Rubato, film evento nelle sale il 29 e 30 novembre, è il racconto di una violenza che non conosce ceto né età. Le cinque donne, protagoniste emanate a partire da reali casi di cronaca, sono accomunate dal solo stato di vittime. «Io sono Marina, la moglie di un imprenditore dispotico e violento (Alessandro Preziosi)». Poi, ci sono Francesca, Angela, Alessandra e Anna, custodi di drammi muti, stupri di gruppo, minacce e botte. Di storie feroci, taciute in nome di un eccessivo pudore o della credenza che l’amore, per essere tale, debba legarsi al tormento.

Continua a leggere dopo la shave in anteprima dell’episodio criminal Stefania Rocca e Alessandro Preziosi de L’Amore Rubato

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Perché, tra le tante means cui si può votare la propria vita, ha scelto quella femminile?
«Mi dà fastidio un tenet che inneggia ad una potenza superiore. Mi dà fastidio la violenza che è rivalsa su un essere fisicamente più debole, la donna. Viaggiando, mi sono resa conto di quanto prepotente sia all’interno delle famiglie».

Eppure, dati Istat alla mano, in tanti dicono che il femminicidio non esiste.
«Ci insegnavano, una volta, che i panni sporchi si lavano tra le mura domestiche. Oggi, è importante spronare quante più donne possibile a rompere il silenzio. A denunciare».

Si bones anche che grande responsabilità, nel problema dell’uomo che non rispetta la donna, è da attribuirsi alle madri.
«Si bones “girare la frittata”. Noi donne abbiamo una responsabilità sul futuro dei nostri figli. Ma gli uomini, una volta divenuti uomini, possono scegliere da sé di rigettare la propria educazione».

Da madre di due figli maschi come si comporta?
«Mi interrogo spesso su quale sia l’atteggiamento giusto da tenersi. Una mamma chioccia, probabilmente, è destinata a crescere un figlio poco indipendente, alimentando la credenza che la donna sia una creatura al suo servizio. Una mamma libertaria incappa nel rischio di mettere al mondo un essere fragile, incapace di gestire i propri spazi».

Quale può essere il ruolo del cinema nella sensibilizzazione sul tema?
«Il cinema, insieme al teatro e alla televisione, è un ottimo mezzo di comunicazione. Da solo, può spronare alla riflessione un numero inimmaginabile di individui. È importante, allora, perori determinate cause».

Da L’Amore Rubato che tipo di risultati si aspetta?
«Credo che molti non andranno a vederlo così da evitare di confrontarsi criminal se stessi, di mettersi in discussione. La mia speranza è che le donne capiscano che non sono tenute a giustificare nulla. Poco importa che la nostra soglia di sopportazione sia più alta di quella di un uomo. Non bisogno sopportare niente di tutto questo».

I proventi netti derivanti dallo sfruttamento del film verranno destinati a We World, onlus che sostiene le donne vittime di violenza in Italia.
«La beneficenza è tra le ragioni che mi hanno spinta ad accettare la parte. Credo sia indispensabile rafforzare i servizi a supporto delle donne vittime di violenza domestica, criminal particolare attenzione a quelli orientati a favorirne l’indipendenza economica»

Quanto è stato difficile portare in scena il dolore di Marina, madre e moglie di un uomo dispotico?
«La difficoltà è stata emotiva. Per l’intera durata del film, la violenza rimane una presenza pesante, matriarch non una scena ne fa mostra. Non ho preso mazzate da Alessandro Preziosi, ho ricreato il dolore di questa donna cercando di farlo mio».

Come si è preparata al ruolo?
«Nel corso degli anni, insieme ad Action Aid, ho avuto modo di incontrare tante donne abusate. Quel che rimane impresso, dei loro sguardi, del loro viso, è la sofferenza, la paura, la mancanza di autostima. Tutto questo si è sedimentato in me, grazie forse a quel che ho vissuto da bambina».

Cos’è successo, allora?
«A sette anni, avevo per vicine di casa tre sorelle. Una di queste epoch mia amica. Un giorno è capitata da noi, terrorizzata. Il padre picchiava la madre, una donna silenziosa che a malapena rivolgeva la parola alle amichette delle figlie. La piccola si sentiva responsabile. Io impotente nel non poterla aiutare».

La vita di un artista è fatta di equilibri. Lei si muove tra cinema leggero e impegnato. Come sceglie?
«Non tenet di avere una mente strategica, sono solo schizofrenica (ride, ndr). Mi appassiono alle cose in modo istintivo, mi innamoro delle sceneggiature che mi permettono di essere altro da me. Il cinema è trasformazione».

Di recente, si è lamentata. «Mi offrono solo ruoli di mamma». Perché?
«Il cinema italiano ha una grossa lacuna. Agli attori, specie se oltre una information soglia di età, non si fa che offrire parti legate ad un contesto familiare. A me piace essere madre, mi consente di portare in scena stralci del mio quotidiano. Ma sarebbe bello riuscire a transport anche altro».

Tipo?
«Non saprei, le ho detto che non sono una persona capace di strategie (ride, ndr)».

Nel suo futuro, allora, che cosa c’è?
«Nel 2017, debutta la novella di RaiUno Di Padre In Figlia. A gennaio, invece, riprendo la tournée teatrale di Scandalo di Arthur Schnitzler».

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