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Sì, viaggiare! Guida galattica per viaggiatori scaltri

Sono in Islanda per otto giorni di meritato relax. Ho amato Reykjavík fin da subito, che mi era stata descritta come fredda e inospitale: è invece un gioiellino, ricca di second-hand shop e musei piuttosto insoliti. È fresca anche d’estate, a tratti gelida per noi meridionali d’Europa, ma il sole che d’estate non tramonta mai scioglie il cuore. Sto scrivendo questo articolo a letto sulla Ránargata, sorseggiando un tè e aspettando che i negozi aprano. Dopo un weekend di tour intensivo delle coste pregusto la libertà dei prossimi giorni. I romanzi di Arnaldur Indriðason, il mio romanziere islandese preferito, mi fanno compagnia. Al supermercato, complice un piccolo reparto di best-seller, ho chiesto alla cassiera la pronuncia esatta del suo nome. Arnaldür Indrithasson, pare. Lo terrò a mente, stupirò i bibliotecari del mio paese. Gli islandesi, pur così periferici, sembrano dolci e solari e amano il calcio quanto noi. Alla notizia del pareggio contro l’Argentina le nostre guide locali sono impazzite di gioia. Chi l’avrebbe mai detto? Dalla capitale partono tour estivi della Groenlandia a cui già sto facendo un pensierino. Nomino ingenuamente le Svalbard ma Fjóla, la simpatica centralinista dell’information point, mi ricorda che si raggiungono soltanto dalla Norvegia, di cui fanno parte.

Sì, viaggiare, come cantava Lucio Battisti. Il viaggio arricchisce, abbatte i pregiudizi, apre la mente. Ma viaggiare stanca; da globetrotter di professione negli anni ho dovuto imparare alcuni trucchi per sopravvivere alle notti di scalo a Doha, alle ore di turbolenze sull’Atlantico, ai bagni fatiscenti degli aeroporti delle isole caraibiche. Ho stilato quindi un personalissimo decalogo dei to-do e dei not-to-do per un viaggio perfetto, dai primi passi in aeroporto al momento del check-out. Salite a bordo, vi va?

Né affamati né folli: la razionalità vi sarà alleata. Preparare già a casa il giusto zaino o la borsa per l’aeroporto, leggeri ma con l’indispensabile, è la chiave di ogni viaggio ben studiato. Il poco spazio va ottimizzato: una bottiglietta di plastica vuota da riempire alle fontanelle per aggirare le restrizioni al passaggio ai gate, un paio di barrette energetiche per spezzare la fame o sostituire l’insipido pasto di bordo, spazzolino e dentifricio da viaggio e il passaporto in una tasca nascosta, ma comoda da aprire e chiudere – il resto è quasi soltanto noia, anzi, ingombro. Gran parte di quel che pensiamo ci tornerà utile in viaggio non ci servirà. Quindi niente libri cartacei, ma pratici ebook. Al bando anche laptop, tablet e iPod, sempre che non siano strumenti indipensabili per una trasferta di lavoro: lo smartphone, un paio di cuffie e un powerbank tascabile (i praticissimi ed economici caricabatterie da viaggio, un must di Amazon) basteranno per ogni vostra necessità. A meno che non prevediate di scattare fotografie davvero memorabili, la lente di un iPhone e un treppiede faranno al caso vostro. Non dimenticate però di installare le migliori applicazioni qualche giorno prima di partire: compagnie aeree, cartine consultabili anche offline, taxi. Tutto vi tornerà utile.
Meno vestiti, più gigabyte. Secondo Wendy Mak, autrice di The Capsule Wardrobe, per ottenere il numero perfetto di capi da portare in valigia basta moltiplicare pantaloni per maglioni. Due paia di jeans e tre camicie, insomma, dovrebbero quasi bastare per una settimana di viaggio. È troppo anche per voi? Lo ammetto, per me è quasi impossibile. Ma non indosseremo quel paio di mocassini scomodissimi o l’abitino troppo stretto che evitiamo anche a casa. Non caricate la valigia di outfit improbabili, la possibilità di lasciarli sul fondo del bagaglio per tutta la vacanza è concreta. L’ho fatto per un decennio e adesso sto imparando la lezione. Per non rinunciare all’eleganza, potrete scegliere già alcuni abbinamenti a casa e annotarli in un post-it. Quando arriverà l’ora dell’aperitivo, che vi troviate a Manila o Phoenix, potrete cambiarvi in pochi minuti senza passi falsi.

Un pantalone a vita alta, salvo macchie impreviste (l’hostess un poco fantozziana del Venezia-Atlanta ha rovesciato il tè bollente sul mio jeans pastello preferito, uno dei pochi che avevo portato con me…), basterà per due o tre giorni se abbinato a un paio di top di seta e un comodo sandalo-gioiello, e un tacco dieci nero o nude andrà su tutto. Un paio di campioncini del vostro profumo preferito vi risparmieranno la fatica di mettere in valigia la preziosa bottiglietta di vetro, magari comicamente imballata come il Reichstag di Christo e conficcata tra i maglioni perché non prenda urti. Potete però portare con voi vecchi maglioni e scarpe di cui volete disfarvi. Basterà lasciarli in hotel o a un charity shop alla partenza. Tornerete con molto meno bagaglio e l’armadio finalmente libero dai capi infeltriti.I gigabyte di traffico internet, invece, non saranno mai abbastanza. In Europa potrete beneficiare della stessa tariffa del piano sottoscritto in Italia, quindi avrete telefonate e sms inclusi a seconda della vostra offerta. In Asia, invece, si consiglia di acquistare un paio di sim card locali all’aeroporto e di abbondare con i gigabyte di navigazione. Tra mappe, Uber e Tripadvisor ne avrete bisogno. Perdersi per Seoul in pieno inverno tra le raffiche di neve non è stato per nulla divertente. Adesso che ci penso, come avrò fatto a ritrovare la strada dell’hotel?

Salviettine multiuso, mio unico amore! Una semplice salvietta igienizzante biologica – quelle alla lavanda sono le mie preferite – inumidita con acqua fresca e passata sulle tempie e sui polsi rinvigorisce all’istante. Non sottovalutatele, anzi. Tenetene sempre una buona scorta in borsa. Un campioncino di balsamo al timo mi ha salvata dal panico durante le turbolenze sull’infinito volo Tokyo-Parigi. Gli oli essenziali disinfettano, rilassano, rinfrescano. Un trucco: sfruttate i duty free. Sciacquatevi mani e viso alle toilette dell’aeroporto, poi testate qualche idratante e un paio di profumi. Le commesse saranno ben felici di aiutarvi e salirete a bordo ritemprati. Al ritorno potrete comprare il prodotto. Non fatelo alla partenza. Ricordate il punto 1?
In ritardo mai. Se il mio volo è, ipotizziamo, alle sei di sera, prevedo di dover raggiungere l’aeroporto con due ore di anticipo, fino a tre per i voli a lunga percorrenza. Nel mio caso specifico i mio aeroporti di riferimento, Venezia e Bologna, sono a un’ora di viaggio da casa: alle due del pomeriggio sarò già con le valigie nel bagagliaio. Meglio ingannare il tempo nelle lounge della vostra compagnia aerea con un quotidiano e un tè che affrettarsi al check-in. Nei lunghi scali è preferibile prenotare per qualche ora una stanza al gate per una doccia e un sonnellino. Altrimenti – ma dovrete avere molto tempo a disposizione – potrete lasciare l’aeroporto e raggiungere il centro della città per una rapida visita. Io rinuncio quasi sempre: stanca e con bagagli a mano pesantissimi, preferisco rimanere in aeroporto a leggere i miei ebook in arretrato. [Fun fact: qualche giorno fa, in partenza per Londra, mi sono addormentata al gate contando di riposare pochi minuti prima del volo. Sono piombata in un sonno profondissimo, ho quasi perso l’aereo e nella fretta ho dovuto imbarcare la valigia, dato che gli acquisti del duty free non entravano nel bagaglio a mano. Che sciocca, vero? Il viaggio non è partito nel migliore dei modi, ma si è raddrizzato quasi subito].


Non lasciatevi sedurre dall’hand luggage-only. Molte compagnie aeree oggi abbattono le tariffe quando si acquista un volo in economy class, non rimborsabile e senza bagaglio da stiva incluso. Ma nel bagaglio a mano non starà quasi nulla e dovrete limitare i liquidi. Amo tornare dalle città più disparate con burri corpo e lozioni di marchi locali, liquori da regalare agli amici, souvenir e cibi introvabili in Italia. Senza un capiente bagaglio da stiva portare le confezioni più ingombranti diventa impossibile. A Philadelphia, infatti, il mio hotel era a pochi metri da una splendida libreria dell’usato. Una trentina di saggi a un dollaro l’uno mi hanno tentato, ma ho dovuto comprare in fretta e furia una valigia soltanto per gli acquisti e pagare la sovrattassa. Meglio acquistare un bagaglio da stiva al momento della prenotazione, così avrete spazio e non dovrete ripartire a mani vuote. Spesso i voli low-cost nascondono molte insidie, tasse nascoste ed extra salatissimi. Non escludete quindi la compagnia di bandiera.

Non bevete a bordo. Vi fidate di me? Il gin tonic gentilmente offertovi dallo steward vi alletterà. Siamo umani, dopotutto siamo in vacanza, ma siate risoluti. L’alcol in viaggio, euforia dei primi minuti a parte, scatena una serie di sgradevolissimi effetti collaterali che rischiano di rovinare un buon volo. Vi ritroverete con un mal di testa lancinante, la bocca secca e quel senso generale di hangover così fastidioso. Piuttosto sorseggiate dell’acqua fresca per rimanere idratati. Avrete tempo per un cocktail una volta arrivati a destinazione.

Assecondate il fuso orario. Arriverete a Hong Kong o Bangkok in pieno giorno, dopo venti ore tra scali e interminabili controlli alla dogana. La voglia di crollare sul letto dell’hotel e riprendersi dalle fatiche è grande, ma resistete! Vi risvegliereste in piena notte, affamati e spaesati. Meglio fare subito un giro di ricognizione della zona e portare acqua, cracker e qualche snack in camera. Consumate un pasto leggero e non addormentatevi prima delle nove. Il vostro organismo vi ringrazierà, come insegna Nicolò Balini nel suo canale di Youtube HumanSafari. La mattina seguente sarete pronti per una nuova avventura.
Inventatevi un viaggio, ma un viaggio intelligente. Che preferiate sistemazioni economiche o il lusso delle suite di Dubai, divertitevi a studiare la vacanza perfetta per voi con un paio di mesi di anticipo. Qualche dritta? Non più di tre escursioni a settimana, intervallate da almeno un giorno libero per visitare le città in piena libertà. Ascoltate i locali, chiedete loro dove mangiare o quali bar sono più frequentati dai giovani del posto. Perdetevi tra i vicoli, cogliete ogni dettaglio. Acquistate pensierini per gli amici, ogni città è ricca di spunti, dai vinili di Camden Town per noi rocker ai tè speziati delle capitali mediorientali. E i supermercati, la mia passione. Mi piace osservare un popolo mentre sceglie quel che metterà a tavola. Qui in Islanda lo skyr è imperdibile, mentre in Azerbaijan i dolcetti turchi appena sfornati del Port Baku erano il mio vizio preferito. Non seguite le rotte tradizionali. Molti dei miei viaggi sono nati da un’idea casuale. Da appassionata di Formula 1, per esempio, Baku mi attirava da qualche tempo. Sfruttate al meglio la stagione. Le Maldive d’estate non sono raccomandabili né l’Australia, che ha stagioni invertite rispetto alle nostre. Meglio visitare Sydney e Perth a Natale e rimandare le capitali nordiche a luglio, quando le temperature si fanno più miti.
Airbnb? Nì! E vi spiego perché. Quando viaggio scelgo quasi sempre l’hotel per pigrizia,

eppure  molti host di Airbnb offrono appartamenti in pieno centro a prezzi stracciati. Ho ancora un’esperienza limitata del sito, ma lo consiglio. A Hoboken, NJ, ho avuto un pessimo impatto con Airbnb: la mia padrona di casa non si è presentata all’appuntamento costringendomi a ritornare a Manhattan sotto l’acquazzone, annullare in fretta e furia la prenotazione per un rimborso e prenotare una settimana in un hotel qualsiasi del Village. Mi ero riproposta di non utilizzare mai più la piattaforma – once bitten, twice shy –, ma appena un anno dopo ho scovato un magnifico loft a Manhattan, la mia casa per un mese. Anche a Reykjavík ho scelto un appartamento. La padrona di casa è deliziosa e ha una piccola border collie che accoglie gli ospiti con tanto affetto. Prima di affidarvi a Booking, dunque, date un’occhiata agli appartamenti in centro città. Sconsiglio però le stanze con il bagno condiviso. È una vacanza, non una colonia estiva; per quanto spartana la si possa organizzare, la privacy è tutto.

Infine, ecco alcune mete ancora poco battute, ma da non perdere. Le mie preferite? Tbilisi, la vivace capitale della Georgia, ex repubblica sovietica. L’isola indonesiana di Bintan, facilmente raggiungibile dal porto di Tanah Merah di Singapore e ricca di spiagge incantevoli, e poi il Vietnam, da Hanoi a Ho Chi Minh passando per Hue, più il mare di Phu Quoc. E un consiglio prezioso: preparatevi al peggio. Gli imprevisti fanno parte del gioco, quindi non lasciate che nulla vi rovini il viaggio. La batteria del mio vecchio iPhone si è scaricata in pochi minuti mentre partivo per un concerto a Coney Island, Brooklyn, lasciandomi a piedi e in cerca di una presa per ore. Le disavventure dei miei ultimi viaggi sono troppe per essere elencate. Sono ipocondriaca e ansiosa di natura, ma sto imparando a dominare il panico. Pur di vedere il mondo questo e altro, molto altro.

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