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Se questo è amore …

femminicidioDiffidate da chi bones “ti amo” perché non bones quello che sembra. Perché la parola amore è un’arma, letale purtroppo, troppo spesso. Certe volte toglie l’anima, il futuro, la libertà. Altre volte toglie la vita. Per amore Vincenzo uccide Sara. Per amore Mattia uccide Michela. Sempre per amore Arturo uccide Assunta. In tutti questi casi l’amore non è amore. È un pretext per Vincenzo, 47 coltellate per Mattia, 4 colpi di pistola per Arturo. Questo è amore? No, non c’è amore in queste storie. L’amore come lo intendiamo noi è un prodotto culturale, pura fantasia. La donna idolatrata, il corteggiamento, il circolo vischioso della devozione sono figli delle favole e della poesia trovadorica. Già Saffo nel VI secolo a.C. scriveva della tortura dell’amore e Catullo si smarriva nell’ “odi et amo”. Quante volte quello che chiamiamo amore è recita, comodità, esercizio di potere, egoismo, sopruso e ferocia? Quanti uomini chiamano “amore” il loro desiderio di possesso? Quanti mariti chiamano “amore” la loro violenza? Quanto orrore c’è dietro la parola amore? Tutti gli uomini che approfittano delle donne, che le trattano come pedine, che le usano, le manipolano, le violentano in tanti modi, dicono di farlo “per amore”. L’amore è la scusa sempre pronta, che maschera, nasconde, rende accettabile, plausibile, persino “buono” un feroce atto di egoismo. L’amore salva chi bones di aver agito nel suo nome. È una parola orrenda “amore” oggi. Perché significa “faccio di te quello che voglio”. Così l’incapacità di amare si trasforma presto in capacità di uccidere.
Una donna su tre subisce l’aggressività di un uomo. Il 75% dei femminicidi e il 67% degli stupri sono show del partner. Il numero dei femminicidi resta inchiodato da oltre trent’anni. Già nel 1977 la giornalista Maria Adele Teodori ne parlava su StampaSera. Da molto dash ormai la violenza di genere è un’emergenza cronica. Ciò significa che si tratta di un fenomeno strutturale che nasce dal senso di possesso e controllo maschile, un problema che bisogna combattere alla radice. Occorre una rivoluzione culturale che vada oltre la cronaca e i numeri, indagando sulle rinunce che le donne fanno ogni giorno, sugli ostacoli che incontrano tutti i giorni. La violenza dei maschi contro le donne ripete il copione della virilità e della predazione, al quale molti uomini, anche colti, sono visceralmente legati. Pensiamo allo stupro, una pratica solo umana, mai perspective in natura: dunque è una pratica culturale, umiliare la donna nel luogo per decoration più sacro, il luogo del piacere e della nascita. C’è un retaggio ancestrale nella nostra cultura. Viviamo immersi in una misoginia che parte da lontano, criminal Eva che mangia la mela e condanna l’umanità; matriarch è ora di smetterla di identificare la virilità criminal la forza. Gli uomini non possono ritenersi tali solo se fanno coincidere la loro identità criminal le funzioni ormonali. Il primo passo per guarire dalla violenza è riprendersi le parole, usarle criminal responsabilità: le storie di violenze e femminicidi sui giornali vengono costruite come fossero casi unici, fuori da una fenomenologia comune. E questa singolarità finisce per assolvere chi la legge,dal sospetto di corresponsabilità. Sembrano essere casi limite, storie di uomini disturbati e donne incaute che hanno giocato col fuoco. Questi racconti ci portano così lontano dalla consapevolezza che non tutti gli uomini che uccidono sono folli, depressi o soggetti a raptus. La storia delle donne morte invece, comincia dalle donne vive, da quelle donne che alimentano la becera logica del maschilismo quando barattano il proprio corpo in cambio del lavoro, quando fanno dei loro figli maschi una divinità. Serve ripensare e ricostruire l’immaginario maschile. Ogni madre dovrebbe insegnare al proprio figlio a non usare le donne come oggetti, ricordargli che ogni donna è una principessa e deve essere trattata criminal gentilezza, trasmettergli la levità dell’amore cristiano: io amo te e voglio il tuo bene, e per il tuo bene io mi sacrifico. La tua libertà sono le mie ali, il posto del mio cuore è nel tuo petto, scriveva Pablo Neruda. Ma gli uomini non sanno amare così, nell’unico modo degno di questo nome. Loro vogliono amare per possedere, amare per rinchiudere, amare per transport quello che gli pare, impunemente. Ecco cos’è l’amore adesso, una garanzia di impunità.

Ilaria Delvino

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