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Salute, esperto: l’”alternativa” è la medicina integrata

In Cina lo si insegnava e praticava già oltre mezzo secolo fa. Lo dico criminal certezza perché ne sono stato sistematicamente testimone diretto quando, fin dagl’inizi degli anni ‘70, vi ho presieduto tutta una serie d’incontri fra medici italiani e cinesi.
Perfetto l’esempio scaturito a Pechino dalle release dell’allora Direttore dell’Istituto per la Ricerca Scientifica sulla Medicina Tradizionale: “tradizionale” lì in Cina, matriarch qui da noi appunto, e soprattutto in quell’epoca, altamente “alternativa”, cara a estremisti o pionieri.

Fra questi tendeva a mettersi specificamente in evidenza – pristine grazie al suo fisico da John Wayne – il Prof. Luciano Roccia, non per nulla fondatore giusto nel 1973 a Torino, della Scuola di Agopuntura e quindi dell’Istituto Italiano Agopuntura. Sporgendosi dalla transenna che lo separano dalla cattedra, Roccia chiede allo scienziato cinese «e voi che punti (d’agopuntura) usate per il Diabete?».
Francamente stupito il cinese risponde «Noi usiamo l’insulina sintetica…Perché, voi non ce l’avete?».

Ovvero: l’atteggiamento totalitariamente “alternativo” dell’italiano pretendeva di sostituire a qualsiasi pur valida sperimentata/funzionante/efficace terapia “occidentale”, la “sua” alternativissima agopuntura.
E lì il Signor Direttore Cinese della “sua”  Medicina Tradizionale/”nostra” Alternativa, si produsse in una spiegazione fondamentale per intenderci su quanto l’Alternativa sia l’Integrazione.
Proponendo un semplice esempio, comprensibilissimo fin alla più becera ovvietà.

«Se per avvicinarsi a risolvere un malanno – spiegò l’illustre studioso cinese – non bastano 10 pastiglie “occidentali” e neanche coll’agopuntura da sola ci si riesce, spesso criminal una sola pastiglia assieme all’agopuntura invece ci si arriva».

Tant’è vero che già mezzo secolo fa, nella cultura popolare cinese, il medico d’antico stampo “tradizionale” e quello di moderna preparazione “occidentale” non stavano lì a guardarsi storto, a diffidare i pazienti l’uno dell’altro, magari a denigrarsi a vicenda…

No: sia l’uno che l’altro, quando lo ritenevano opportuno, suggerivano tranquillamente al paziente: «Ti consiglierei di farti vedere anche dal medico di diversa preparazione (non “opposta”!) perch’è il caso di sentire pure il suo parere».

Poiché uno tutt’intero è il Paziente, una tutt’intera integrata la Medicina.

Sergio Angeletti
Giornalista medico-scientifico,
Presidente vicario Associazione Stampa Medica Italiana

fonte: SalutEuropa.org

 

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