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Russia, l’ultimo scandalo: i cani del vicepremier Shuvalov viaggiano …

Il resto del mondo impazzisce per i Pokemon, la Russia per i corgie. I simpatici cagnetti diventati famosi come la razza di corte della regina Elisabetta II stanno impazzando sui social network, e rischiano di diventare il nuovo simbolo politico della stagione, sfidando il totemico orso bruno con il quale si identifica il partito di governo Russia Unita. Il primo corgie ha messo la zampa sul suolo russo nel 1999, e ci ha messo qualche anno a diventare un cane trendy, abitante dei migliori salotti di Mosca. Da ieri sono più famosi di Laika la prima cagnetta nello spazio, del cane di Pavlov, e della labrador nera di Putin, Kony, entrata nella storia per aver spaventato a morte Angela Merkel. Non tutti i corgie, ma solo quelli del vicepremier Igor Shuvalov, che ha speso circa 570 mila euro per portare i suoi cuccioli alle esposizioni canine in tutta Europa. 

 

Il blogger anticorruzione
 

A svelare la passione cinofila di uno dei funzionari più influenti del governo russo è stato Alexey Navalny, il flagello dei burocrati corrotti e l’incubo del Cremlino. Il blogger anti-corruzione considerato il leader più carismatico dell’opposizione russa, e accusato dalla propaganda russa di essere al soldo della Cia, di Soros e del dipartimento di Stato Usa, ha pubblicato su YouTube un filmato della sua Fondazione per la lotta contro la corruzione, dove – coccolando tra una denuncia e l’altra un tenerissimo corgie che si è prestato volentieri come testimonial – ha snocciolato i conti in tasca al vicepremier.  

 

 

Il patrimonio immobiliare valutato in circa 100 milioni di dollari, tra cui una villa a Salisburgo, un prestigioso appartamento a Londra, e appartamenti costati somme con sette zeri nei grattacieli staliniani a Mosca, non erano più una novità. E nemmeno la collezione di auto, tra cui una Maybach, una Rolls Royce Phantom e una limousine Zil d’epoca, come quella di Brezhnev. Le instancabili talpe della Fondazione hanno però scovato anche un aereo, un business jet Bombardier da 50 milioni di dollari intestato a un offshore, i cui voli verso varie destinazioni coincidono quasi sempre con l’apparizione di Shuvalov a vertici e conferenze internazionali, a fianco di Vladimir Putin. Quasi, ma non sempre. Oltre a fare la spola con la «dacia di Salisburgo», il misterioso aereo ogni tanto visita capitali europee dove il vicepremier non compare: Riga, Praga, Nicosia. Tutti luoghi in cui proprio in quei giorni si tenevano grandi esposizioni cinofile. 

 

Il mistero dei voli di Stato
 

Il mistero dei voli ha così avuto una spiegazione: a volare con aereo privato era la moglie del funzionario governativo Olga, e i suoi cani. Olga è un’appassionata di corgie, e i suoi sei beniamini – il supercampione Andvol Pinkerton, per gli amici Tosha, Ostap Bender, Io-sono-il-tuo-idolo, Hugo Boss, Zesarevich (il principino) e Branco-di-volpi-Gaby-gioia-degli-elfi – fanno incetta di coppe e diplomi dovunque mettano la zampa. I cagnetti vengono scortati da due addestratrici professioniste che li preparano all’esposizione, e mettono le loro foto su Facebook e sui siti dedicati agli amanti degli animali. I voli dei cani della regina sono costati al vicepremier almeno 40 milioni di rubli, circa 570 mila euro. Non sono soldi pubblici, almeno ufficialmente. Ma resta l’interrogativo come fa un funzionario pubblico a potersi permettere lussi del genere. Navalny nel suo video sottolinea la novità: «Una volta rubavano e si nascondevano. Ora rubano e non si vergognano più». La signora Shuvalova, interpellata da un legale della Fondazione, è stata vaga sulla proprietà dell’aereo (che ovviamente non figura nella dichiarazione dei redditi fornita dal vicepremier), ma si è mostrata sicura di sé e perfino caustica: «Cosa vuole sentire? Che portiamo sul nostro aereo, regolarmente denunciato, i nostri cani, a partecipare a mostre internazionali di livello dove, tra l’altro, difendono l’onore della Russia?». 

 

La mania sui social network
 

La rete è esplosa. In poche ore il video di Navalny che fa i grattini al corgie ha fatto 500 mila visualizzazioni in un giorno, L’hashtag #corgie è diventato di tendenza su Twitter, dove è nato subito l’account fake del cane di Shuvalov, sul quale il cagnetto si lamenta di troppe stanze nelle ville in cui si perde, troppe guardie del corpo e troppi impegni con conseguente dieta e jet-leg. Gli allevatori hanno piazzato in un giorno le cucciolate dei prossimi due anni, con tutti che chiedevano in giro quanto costa un corgie. BuzzFeed ha subito messo in rete il test Quale dei corgie dei Shuvalov sei?
, con risposte del tipo «Siete Pinkerton, avete un pelo liscio e un conto in banca illimitato. La vita vi sorride», oppure «Siete Zesarevich, il vostro nome è sinonimo del successo. Dove arrivate voi i soldi non contano più». Sui giornali online si sprecano i servizi che magnificano i successi dei corgie dei Shuvalov e servizi dal raduno dei cagnetti preferiti di Elisabetta II da Singapore e San Francisco, e servizi sul Brexit spiegato con GIF dei pastori più piccoli del mondo. E in Rete gira già voce dell’imminente arrivo di una versione russa di Pokemon Go, dove invece dei mostricciattoli giapponesi bisognerà cercare per le strade di Mosca i corgie dei vip. 

 

La spedizione a Olbia
 

L’opposizione russa sui social ama gli animali – memorabili le campagne sui «cricetini di Navalny» durante le proteste di piazza del 2011, e i «micetti» che impazzavano sugli account dei liberali. Maestro della comunicazione, il blogger ha generato un fenomeno virtuale che è diventato virale, con il tenerone peloso che lo riempie di bacini nel finale del filmato. Le battute si sprecano – dai quadri ottocenteschi sui servi della gleba che vengono barattati con i borzoj, ai meme che mettono accanto le cagnette-cosmonaute Belka e Strelka, che per diventare famose sono state lanciate a 500 km, e i corgie appisolati nel business jet del vicepremier a soli 10 km di altitudine, alla proposta di decorare con onorificienze statali i cagnetti rimasti gli ultimi a difendere l’onore della Russia nelle gare internazionali, dopo che gli atleti russi sono stati banditi dalle Olimpiadi di Rio per doping – ma a prevalere è la rabbia. In un Paese con 19 milioni di poveri ufficiali (su 144 milioni di abitanti), ospedali che chiudono, pensioni che spariscono e i consumi ridotti – sempre secondo le statistiche ufficiali – del 15% in un anno – un funzionario governativo che fa fare ai suoi cani più viaggi di quanti ne fa un russo medio in tutta la vita fa ribollire la Rete di rabbia. E la sua signora che si vanta di portare i cani in giro per il mondo «per difendere l’onore della Russia» rischia di diventare una novella Maria Antonietta, con i viziatissimi corgie al posto delle brioches. Ma il clamore non sembra avere scombussolato la coppia vip: incuranti delle migliaia di occhi che li seguivano su Flightradar, l’aereo degli Shuvalov venerdì pomeriggio ha preso rotta per Olbia, per un weekend lontano dall’afa moscovita. 


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