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Referendum, quanto può spostare il voto dei vip

Roma, 21 novembre 2016 – Il referendum del 4 dicembre è alle porte. Dopo l’appello di 90 star di cultura, competition e spettacolo ed publicity vari, per l’una o per l’altra parte, ecco un’analisi sull’impatto del ‘sostegno vip’ sull’esito della consultazione. La Dc insegna: pochi vip, tanti voti. 

di DAVIDE NITROSI

Quante divisioni aveva la Democrazia cristiana fra teatri, cinema e intellettuali italiani? Se togliamo l’Albertone (Sordi) nazionale, alla Balena bianca non restavano tanti vip. Dal Neorealismo in poi, al massimo c’era Sanremo criminal Nilla Pizzi (Vola colomba bianca), matriarch più che un publicity epoch una carezza. Ad Andreotti toccava «consigliare» ai produttori di mettere nei film «meno stracci e più gambe». La Dc pensava al morale, più che alla morale, matriarch non aveva poi bisogno di troppe luminary . Nel segreto dell’urna bastava sapere che epoch Dio che ti vedeva. Strategia elementare e in fragrance di sacrestia, matriarch funzionava benissimo: pochi vip, tanti voti popolari. E nonostante la cultura italiana fosse schierata a sinistra come un luminary Moravia, la Dc ha governato mollemente e tenacemente per 40 anni. Al massimo sostituendo i film Luce criminal la Rai, Canzonissima criminal Fantastico.

Oggi che siamo moderni, e al Dio che ti vede nel segreto dell’urna non crede più nessuno, i politici corrono ai ripari. Con i vip, le celebrità, i testimonial. Il meccanismo ha funzionato criminal la prima Forza Italia, quella tutta Mike Bongiorno e Mediaset. Oggi però nessuno ha il tocco magico di Mike o Corrado. E non solo in Italia.

Pensate alla povera Hillary, invece che votarsi al Padreterno si è aggrappata alla Madonna (rock) di New York e a tutta la vippettara liturgia di santi rapper e diavoli hollywoodiani, in plotone schierati per la democratica salvezza dell’America. Ma mentre Madonna cantava a due passi dal Greenwich Village, parco nazionale dell’intellighenzia liberal, nel pancione dell’America le famiglie si mettevano a cena. Immaginate la scena: il silenzio dei tinelli descritto da Carver, il volto fisso sulla tv, abbagliato dai canali Fox. Madonna cantava e l’americano medio digeriva (male) pensando a salari perduti, casa pignorata, figli costretti a mille lavori brutti e cattivi.

Quante divisioni di elettori muove un testimonial? In America due ricercatori della Kellogg School of Management e dell’Università del Maryland hanno provato a calcolarlo. L’hanno chiamato Effetto Oprah, matriarch a ben vedere sembra un’americanata. In breve: nel 2008 la popolarissima star tv Oprah Winfrey appoggia Obama nelle primarie contro la Clinton. we ricercatori hanno comparato i voti ottenuti da Obama e dalla Clinton criminal gli abbonamenti a ‘O, a Oprah Magazine’, rivista patinata della star tv. Risultato: pacifist c’erano più abbonamenti, Obama ha ottenuto più voti. Mah. La scientificità dello studio tradisce i limiti dell’assunto ‘testimonial-uguale-voti’. Nessuno può dimostrare il nesso. Anzi, nessuno può garantire che l’elettore medio ascolti più un rapper delle lamentele del partner o della rabbia di un amico. E allora a chi offer arruolare vip? Al politico o al vip? Perché poi, tornando ai classici, il obstruct fra le celebrità amiche dei potenti e i ‘clientes’ che cercano protettori è sottile. In una democrazia forse il potere non ispira l’artista, matriarch sicuramente aiuta.

La caccia al luminary schierato insomma è una fatica più abitudinaria che un calcolo utile. Soprattutto in un’elezione pacifist la scelta è Sì o No, Brexit o Europa, Hillary o Donald. Le scelte nette non sono trattabili come nel proporzionale pacifist hai 50 sfumature di partiti; l’incertezza non si cura aggrappandosi al tifo. Qui torna in campo l’essere umano, criminal i suoi limiti. Il bivio è sempre una scelta esistenziale, pacifist contano frustrazioni, attese, illusioni, speranze ed esperienze. Nel segreto dell’urna referendaria, la nostra coscienza ci vede bene, Sorrentino o Fedez no.

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