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Razzismo in cucina, “fuori lo straniero”. Bufera sul portale degli chef

di Valentina Renzopaoli

Amatriciana cucinata da un pakistano, cacio e pepe spadellata da un cinese: sul portale degli chef esplode la polemica.

 

L’ondata razzista si infila anche tra i fornelli, dentro le cucine bollenti dei ristoranti, dove la concorrenza è sempre più spietata e i turni di lavoro sono spesso massacranti.

Altro che masterchef e stelle Michelin: il terreno di scontro è di tipo etnico, politico, sociale, visto che il lavoro è sempre meno e a condizioni sempre più disagiate. E così sul Portale degli chef e delle chef, un gruppone gigantesco su facebook che conta oltre 82mila iscritti italiani e stranieri, un post scatena il putiferio.

“Secondo voi la vera cucina italiana può stare in mano a pakistani, indiani e cinesi? Io dico fuori lo straniero dal made in italy”, scrive Sonia R. evidenziando la frase in rosso.
La domanda da un milione di dollari fa il giro del web, e giù , reazioni, applausi e insulti. C’è chi “condivide” il post, chi vorrebbe cacciare la “razzista” via dal gruppo, chi si spertica in argomentazioni da statista, chi si sconvolge per l’audacia e la ferocia dell’affermazione.  

Fatto sta che l’argomento diventa “notizia”, segnale che il problema esiste eccome. E se Federico tira in ballo la meritocrazia e Alessio accusa l’autrice del post di fare campagna elettorale, che anche chi affibbia un bel “like”, chi posta la foto di una pizza “tricolore” e chi sostiene che gli stranieri “stanno rovanando la nostra cucina e professionalità”.

“Credo che la cucina sia una lingua universale” sostiene Stefano; Ivan Gabriel, emigrato brasiliano racconta: “Sono nato a Buenos Aires, nonna italiana. Emigrato in Italia a 15 anni, a 16 inizio a frequentare l’istituto alberghiero. Cucino a livello professionale da oltre 13 anni. Ora, mi faccia capire, perché non sarei buono per questo mestiere? E soprattutto che diritto ha Lei di fare distinzioni e decidere (basandosi beceramente sulla cittadinanza) chi può e non può lavorare in cucina? Si vergogni”. Eppure ci sono tante verità, come quella di chi parla delle condizioni di lavoro in nero per gli stranieri e dei turni di lavoro fuori controllo, che spesso convengono sia ai gestrori dei locali ma anche ai clienti che possono permettersi di pagare una cena quanto un biglietto del cinema.

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