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Radicchio e couscous, a Vittorio Veneto la cucina batte il razzismo

VITTORIO VENETO. Meglio un piatto di ‘radici e fasioi’ o il ‘couscous’? Qual è il piatto più anti-razzista? Gli islamici del Magreb, dell’associazione ‘Misericordia’, difendono con determinazione il loro piatto, contro l’Auser, i “12 ponti” e la “Fabbrica di Coriandoli’, che si identificano nella più cucina trevisana.

Per l’associazione “Aminta» vincono i ‘Tavcegravce’, i fagioli in pentola della tradizione macedone. Se è per questo – aggiungono i senaglesi di ‘Diamoral-Manding’- è preferibile il nostro ‘Yassa’, il riso con salse tipiche.

A Vittorio Veneto si combattono, anche in questo modo, i rigurgiti razzisti. Promuovendo la cucina identitaria. In questi giorni, in città – l’unica del Veneto – si celebra la settimana contro il razzismo, che si concluderà sabato sera, al Victoria, con una competizione fra le più diverse cucine al mondo, sotto l’insegna dell’integrazione.

Le associazioni vittoriesi, per la verità, sembrano le meno creative. Porteranno solo i radicchi ed i fagioli. I macedoni di ‘Aminta’, invece, ben 5 piatti: i kebapi, le polpette chiamate ustipzi, i tavcegravce, il croissant salato ‘kifli’, il dolce tradizionale ‘pivarki’. I senegalesi si esibiranno con lo ‘yassa’ (riso con salse tipiche), accompagnato dal ‘bissap’ (bibita tradizionale katkadè). I mussulmani magrebini di ‘Misericordia’, oltre al ‘couscous’, proporranno la carne in umido con verdure chiamata ‘tajin’ ed il the tradizionale.

«Chi corre il rischio di alzare steccati… lo prendiamo per la gola» sorride Barbara De Nardi, assessore al Centenario. Vittorio Veneto ha vinto il bando, unico comune in Regione, promosso dall’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), dotato di un finanziamento di 10mila euro, per promuovere l’integrazione. In collaborazione con la Fondazione Leone Moressa e diverse realtà del territorio, sta promuovendo diverse iniziative, fra l’altro un concorso nelle scuole con disegni e composizioni contro le discriminazioni, una mostra fotografica, convegni, la degustazione di piatti interetnici. «La subcultura della discriminazione si tiene lontana da Vittorio Veneto – ammette il sindaco -, c’è molta disponibilità all’accoglienza, ma è anche vero che pretendiamo dai nostri ospiti il rispetto delle regole. E così sta avvenendo».

La settimana si inserisce nel contesto delle iniziative per il Centenario: «Sono passati cent’anni, da quando i profughi eravamo noi: vittoriesi, trevigiani,

mal sopportati nei luoghi dove cercavamo rifugio, spesso disposti ad accettare lavori con salari inferiori rispetto a quelli locali. Ora – conclude il sindaco – la storia si ripete: c’è chi arriva qui. Dobbiamo imparare dal passato, e trasformare i problemi in opportunità».
 

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