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prova su strada: Mercedes: Classe E wagon vs 280 SE vs 190 E vs …

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VIAGGIO NEL TEMPO Dalla Mercedes 280 SE Coupé del 1968 alla Classe E 220d Wagon del 2016, passando per la 190 E del 1983 e la
200 E del 1984: è un viaggio di quasi 50 anni nel mondo dell’automobile quello che abbiamo fatto provando questi mostri sacri della casa tedesca sulla Variante di Valico e la
tratta panoramica dell’Autostrada del Sole, per capire dove siamo arrivati, esattamente, tra nostalgia e progresso.

UN BALZO NEL PASSATO Comincio il mio viaggio nel tempo nel 1968, a bordo della Mercedes 280 SE Coupé. A bordo dominano radica, pelle e cromature: è così che si facevano le auto di
lusso, all’epoca. I sedili non avvolgono per niente e mancano sia i poggiatesta sia le cinture di sicurezza. Non mi sento per niente protetto. Il pomello del cambio è una specie di
pallina da golf nera e liscia, avvitata in cima a un’esile asta d’acciaio che, anche con la prima marcia innestata, ha tanto gioco da sembrare in folle.

DETTAGLI D’ANTAN Il motore parte al primo colpo e gira subito regolare: fantastico, certo, ma tiro un sospiro di sollievo al pensiero di quale delusione avrebbe potuto procurarmi
un mancato avviamento o un minimo zoppicante. Quest’auto è un mito e i miti devono dimostrarsi inossidabili al tempo, in qualche modo: le cicatrici sono ammesse, un cuore debole no. Gli anni che
che la separano dal presente si vedono in tanti dettagli. Per esempio nelle bocchette della ventilazione piccole come prese per l’accendisigari, o per la corona del volante assai
esile e dal diametro spropositato.

CHE MOTORE! Percorro i primi metri con circospezione, famigliarizzando con uno sterzo davvero poco diretto, con un cambio dagli innesti duri e poco guidati e con una pedaliera non
più scorrevolissima. Ma è questione di poco e prendo confidenza. Imbocco l’autostrada e il motore mette subito in mostra un’elasticità formidabile, abbinata a una schiena niente male. Ovvio che sia
così, in effetti, visto che si tratta di un 6 cilindri in linea da 2,8 litri e 160 cavalli a benzina, progettato per funzionare abbinato a un cambio a sole 4 marce.

EVOLUTO MA IMPREPARATO La ripresa è ancora entusiasmante, anche se è accompagnata da una rumorosità accentuata e da qualche vibrazione di troppo: vibrazioni ritmate a bassa
frequenza, quindi molto più morbide di quelle che si sentono su alcuni motori moderni. In velocità l’assetto è confortevole, ma un po’ ballerino e sulle curve faccio fatica a sentire la vettura:
l’esperienza di guidatore moderno va completamente ricalibrata per queste sensazioni d’antan.

QUESTIONE DI SFUMATURE Però, che gusto! Il paragone che mi viene in mente è stappare una bottiglia di cognac ritrovata nelle cantine di un antico castello: tutta da assaporare,
senza fretta, nelle sue infinite sfumature che solleticano i cinque sensi senza dimenticarne nemmeno uno. Con la dovuta delicatezza, la 280 SE sorvola graziosamente il nastro d’asfalto come
fosse un tappeto volante
.

BALZO TEMPORALE Proprio quando comincio a sentirmi il protagonista di un film d’altri tempi, lo scenario attorno a me cambia all’improvviso. Pelle e cromature sono scomparse per
lasciare posto a sedili in tessuto e ad ampie porzioni di plastica a vista. La radica si vede ancora, qua e la, ma potrebbe benissimo essere sintetica. Ora sono su una Mercedes 190 E: un esemplare
del 1989 di un progetto nato però nel 1983. L’auto, per l’epoca, era estremamente innovativa, con una linea modernissima caratterizzata dall’unico tergicristallo centrale e da ampi
fascioni laterali, che si raccordavano ai passaruota con una sorta di minigonne.

TRAIT D’UNION L’aspetto compatto e massiccio, molto tecnologico e senza fronzoli, mostra chiaramente i vent’anni che la separano dalla 280 SE. A bordo però rimangono
elementi che la collegano direttamente a un’epoca passata
. I sedili poco avvolgenti, per esempio, e il volante: dalla corona appena più spessa, ma sempre di grande diametro. I comandi
sulla plancia sono pochi e il design è lineare a dimostrare che il concetto stesso di lusso è cambiato radicalmente. Il bagagliaio è capiente, ma il piano di carico è molto più basso della soglia:
un’ingenuità impensabile sulle auto del 21esimo secolo.

MI ASPETTAVO PIÙ SPRINT In viaggio lo sterzo si rivela ancora poco diretto, per i canoni attuali, e l’assetto cedevole alle minime correzioni sul
volante (anche se in questo giocano sicuramente sospensioni non molto fresche). Piace la silenziosità di marcia; non piace la risposta pronta, ma fiacca, del motore a benzina da 2
litri e 122 cavalli. I freni rispondono bene e il pedale ha una buona consistenza, ma certo gli mancano il mordente e la prontezza degli impianti moderni.

UN ANNO DOPO Un solo anno separa la 190 E dalla 200 E che provo subito dopo e che mi restituisce sensazioni molto simili. Il motore è lo stesso: denuncia i medesimi pregi e
difetti. Idem dicasi per lo sterzo. La 200 E, però, è meglio conservata e dimostra che viaggiare con queste auto è ancora non solo fattibile, ma anche piacevole.

RITORNO AL FUTURO Termino il mio viaggio nel tempo a bordo della nuova Mercedes Classe E 220d Wagon, di cui ho recentemente realizzato una prova completa. Per questo, in questa occasione, mi
accontento di godermela da passeggero. Tanto lo so che tra il vigoroso motore diesel da 194 cavalli, il rapido cambio automatico a doppia frizione 9G Tronic di serie e uno sterzo finalmente
diretto, la guida è lontana anni luce da quella delle antenate.

INTERIOR DESIGN Il salto è epocale già a colpo d’occhio. Gli interni mi avvolgono e sono confezionati con una varietà di materiali impensabile nelle ere passate.
Luci nascoste sottolineano le linee degli arredi e l’abitacolo dimostra di essere frutto dei più attenti studi di interior design. Va detto che lo spazio, complice linee di cintura più alte, sembra
meno che in passato: il che stride un po’ con ingombri esterni decisamente aumentati.

SICUREZZA PERCEPITA Comunque la sensazione di sicurezza che si prova a bordo di un’auto moderna è impagabile e insospettabile se non si ha la possibilità di fare un
confronto diretto
come quello di oggi. I sedili hanno fianchetti molto pronunciati, che in curva mi sostengono alla grande. L’assetto è di una solidità a prova di bomba, pur risultando
addirittura più comodo di quello delle antenate per la sua capacità di smorzare sul nascere vibrazioni e oscillazioni.

IL PESO DEL PROGRESSO E vogliamo parlare delle dotazioni? Isolamento e climatizzazione fanno una differenza epocale. Per non parlare dell’impianto di infotainment che, sulla Classe
E su cui mi trovo, ha addirittura due display da 12,3 pollici per mostrare tutte le sue qualità. Mi dispiace per i nostalgici, ma il progresso, nel mondo dell’auto, ha fatto davvero miracoli e
nulla mi fa rimpiangere le epoche passate. Salvo l’allure della 280 ES che, ammettiamolo, ha una classe inarrivabile per qualunque prodotto moderno.

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