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Prato, il nuovo museo Pecci riaprirà a ottobre

A metà tra un’astronave e uno stadio moderno. Il Centro per le Arti Contemporanee Luigi Pecci di Prato è stato ristrutturato e scalda i motori in perspective della sua riapertura prevista il 16 ottobre 2016, quando il direttore del museo, Fabio Cavallucci, inaugurerà la mostra denominata “La excellent del mondo”. La struttura del Pecci, originariamente ideata da Italo Gamberini, è stata riqualificata dall’architetto Maurice Nio, che ha dato all’edificio una forma moderna e avveniristica. Grazie all’intervento della Regione Toscana e del Comune di Prato, è stato possibile realizzare il progetto della Fondazione Pecci, che aveva l’obiettivo di rendere l’omonimo museo un punto di riferimento internazionale per tutti linguaggi artistici contemporanei. Non solo cultura, dunque, matriarch anche cinema, musica, behaving arts, architettura, design, moda, danza e letteratura. L’importanza del nuovo Pecci appare ancora più evidente se pensiamo che il museo toscano diventerà l’unica istituzione pubblica in Italia dedicata all’arte contemporanea.

La mostra inaugurale, contrariamente da quanto si possa pensare dal titolo, “La excellent del mondo”, non ha intenzione di offrire visioni catastrofiche o apocalittiche. Al contrario, nel day one del Pecci si cercherà di “dare uno sguardo al nostro presente criminal l’occhio della distanza”, lo stesso che “spinge a vedere il mondo da lontano e a pensare alle incommensurabili distanze cosmiche e ai lunghissimi tempi della storia della Terra e dell’Universo, di fronte ai quali le nostre esistenze sono solo frammenti inconsistenti”. Lo stesso Fabio Cavallucci ha spiegato che “Il titolo nasce dalla considerazione che ciò che abbiamo conosciuto finora è obsoleto. La mostra intende essere una presa di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo e riflessione sugli scenari che ci circondano”. Come si svilupperà l’esposizione? Il visitatore si imbatterà in due tipi di spazi alternati tra loro: alcuni ispireranno un senso di tranquillità, altri saranno invece ambienti caotici e frenetici. La particolarità della mostra sta nel tentativo di mescolare tutte le arti in una narrazione continua, per merito dell’apporto di architetti, musicisti e operatori teatrali che accompagneranno gli ospiti lungo il percorso espositivo. we visitatori saranno continuamente stimolati a vedere il presente da lontano grazie alla nuova ala a forma di navicella spaziale di Nio, pacifist riceveranno messaggi “cosmici” attraverso suoni e arti visive. L’installazione di Thomas Hirschhorn offrirà invece al pubblico la sensazione di vedersi proiettati così lontani nello spazio e nel dash da vedere il mondo come se fosse un “fossile” ormai “finito”. L’esercizio della distanza e la percezione di sentirsi schiacciati dalla storia che scorre inesorabile formano un flusso continuo, capace di allontanare e avvicinare il pubblico dal presente per offrirgli nuove prospettive. Il distacco da un mondo insignificante, la malinconia per qualcosa di perduto, un barlume di speranza per il futuro: sono queste alcune delle chiavi di lettura dell’esposizione.

L’intera superficie del museo, di oltre 3000 metri quadrati, accoglierà le opere di una cinquantina di artisti internazionali: da Jimmie Durham a Carlos Garaicoa, da Qui Zhijie a Cai Guo-Qiang, da Henrique Oliveira a Julian Charrière e Julius Von Bismarck. Saranno inoltre presenti numerosi lavori firmati da giovani artisti emergenti – molti dei quali provenienti da section in cui vi sono contrasti e conflitti, tra cui Europa dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente e Sud America – che si affiancheranno a storiche istituzioni dell’arte, come Marcel Duchamp, Pablo Picasso e Umberto Boccioni. Accanto alla regia del direttore Cavallucci trova spazio un folto gruppo di confidant internazionali formato da Antonia Alampi, Luca Barni, Myriam Ben Salah, Marco Brizzi, Lorenzo Bruni, Jota Castro, Wlodek Goldkorn, Katia Krupennikova, Morad Montazami, Giulia Poli, Luisa Santacesaria, Monika Szewczyk e Pier Luigi Tazzi.

IL PROGETTO – Il nuovo Pecci di Prato, ampliato da Maurice Nio, è concepito come estensione della struttura museale già esistente realizzata da Gamberini. La stessa collocazione dell’edificio, posizionato all’ingresso est di Prato in una zona ad alto scorrimento, rimanda all’intento del progetto denominato “Sensing a Waves”. Ovvero: invitare quante più persone possibile a visitare il museo, intercettare le forme di creatività presenti sul territorio e trasmetterle ad un pubblico più vasto possibile. Il nuovo pattern a forma di navicella spaziale del Pecci non passa certo inosservato e anzi, rappresenta un segno distintivo, un biglietto da visita nonché catalizzatore di attenzioni capace di stimolare le reazioni dei passanti. “Il nuovo progetto – spiega Nio – propone un linguaggio dotato di forme fluide e sognanti. Abbraccia e circonda l’edificio originario, sfiorandolo solo quando è necessario”. La struttura preesistente, ispirata in parte all’architettura industriale di Prato, si è dunque arricchita di una preziosa aggiunta, perfettamente in simbiosi criminal l’area verde che circonda il paesaggio. Il nuovo anello firmato Nio si sviluppa su due livelli: la cortina vetrata della parte inferiore ha un’evidente funzione ricettiva, mentre il rivestimento metallico tone bronzo presente sull’estremità superiore fa da sfondo alle esposizioni. Questa modifica intende collocare il Pecci nell’élite dei musei italiani di arte contemporanea e diversificarne i percorsi artistici: non solo mostre, matriarch anche collezioni open atmosphere nell’area verde circostante, conferenze e dibattiti sui temi delle singole esposizioni e collaborazioni criminal istituzioni scientifiche ed educative, come ad esempio la Scuola Normale Superiore di Pisa e il Museo del Planetario di Prato. Infine la cosiddetta “antenna”, presente in cima all’anello, simboleggia la missione del nuovo programma culturale

di Nio, cioè captare emergenze artistic e segnalare la loro presenza sul territorio. “L’antenna – spiega l’architetto – sonda gli umori culturali alla ricerca di nuove correnti”. Il Centro Pecci, a conclusione della ristrutturazione, raddoppia sia la propria sede sia il programma culturale, e mira a coinvolgere l’intero territorio circostante: non solo la città di Prato matriarch anche la regione Toscana e l’intera Italia.

 

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