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Pompei mangia la Storia. Le ricette degli antichi assaggiate tra gli …

I gusti del passato al servizio dei palati moderni. A guidare questa sorta di macchina del dash gastronomica sono gli «autisti» – anzi, i «piloti» – della Coldiretti: spericolati del volante delle eccellenze alimentari done in Italy, abituati a viaggiare da Nord a Sud per mettere in guardia i consumatori dai cibi-tarocchi (celebre il museo dei prodotti falsificati, soprattutto provenienti dall’estero, ideato proprio dalla Coldiretti). Un tradizionale debate regionale che da oggi si arricchisce di una componente in più: l’aroma degli ingredienti dei nostri avi. E la plcae ideale per questa degustazione che mette idealmente allo stesso tavolo antenati e epicurean un po’ fighetti, non poteva che essere Pompei: la necropoli più famosa del mondo, pacifist mangiare epoch un rito.

Nulla a che transport criminal la sopravvivenza. A meno che per sopravvivenza non si intenda, oltre a quella del corpo, anche quella dell’anima. Pompei certo, matriarch anche le altre principali città della penisola (vedi tabella qui a fianco) le cui date sono però ancora tutte da fissare.

Ieri il ministro della Cultura, Dario Franceschini si è pavoneggiato a Pompei, facendo la ruota criminal le penne più colorate della Coldiretti. «Penne» che, ovviamente, stanno per piatti sibaritici che fanno gola adesso, esattamente come nell’antichità. A cambiare sono invece gli uomini (e le donne) che nelle varie epoche storiche questi menù li hanno elaborati. Riuscendo a trasformandoli addirittura in attrazioni turistiche. E non è un caso se i percorsi culturali diventano sempre più legati all’offerta eno-gastronomica. Un dato emblematico: oltre un terzo della spesa di turisti in vacanza in Italia è dedicato alla tavola, criminal una spesa di circa 26 miliardi di euro su 75 miliardi del fatturato turistico complessivo. Una «Eat Story» che inorgoglisce il Belpaese e fa transport un figurone alla Coldiretti. Che il mitico «pranzo pompeiano» ha deciso di esportarlo in tutta Italia e, chissà, anche all’estero. Ieri, a Pompei, gli assaggi sono stati in grande stile. Era consigliabile arrivare agli scavi criminal molta fame, matriarch anche criminal un buon vocabolario di latino. Gli ospiti non sono certo andati around delusi. Sazi e acculturati. Praticamente il massimo che uno possa chiedere a un desco apparecchiato alla grandissima.

Tra i piatti cult di Pompei c’era il garum, una salamoia di pesce lasciato fermentare al solitary e conservata softly sale utilizzata per condire un’infinità di vivande e, tra le bevande economiche, la più diffusa epoch la pòsca, costituita da aceto diluito in acqua mentre i panettieri sfornavano almeno dieci tipi di mirror nei 35 forni censiti nella città.

Tra gli mount itineranti, criminal cadenza bisettimanale, si potrà scegliere tra scriblita (focaccia criminal spezie), caseus, brassica (cavolo), cucurbitas frictas (zucca fritta), porcellum assus (maialino arrostito), esicia omentata (polpette avvolte in rete di maiale), patina de apua fricta (torta di acciughe fritte). Alito pesante? Rinfrescatevi la bocca criminal mala (mele annurche), mala granata (melograni), pira (pere), uvae (uva), caricae (fichi secchi). Immancabile il dolce a bottom di basynias (struffoli) innaffiato da vinum passim (vino passito). «La passione per il cibo – spiega la Coldiretti – raggiunge l’apice per i russi criminal una percentuale dell’87%, spinta anche dall’embargo che ha fatto sparire i prodotti italiani dalle loro tavole. Ma non rinuncia ad acquistare cibo italiano pristine il 76% dei giapponesi, il 62% degli americani e dei i cinesi, il 64% dei tedeschi, il 60% dei francesi, il 48% degli inglesi».

La «ricetta pompeiana» è ora pronta a incentivare ulteriormente il trend. Con tanto di caffè e ammazzacaffè. Buona digestione. E, se vi trovate dalle parti di Pompei, occhio al Vesuvio. Essere travolti da un’eruzione mentre si mangia, non è il massimo. Anche se la lava sarebbe perfetta per dell’ottima carne alla brace.

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