Home / Viaggi / "Più tv e meno Twitter": che informazione sognano gli italiani per i …

"Più tv e meno Twitter": che informazione sognano gli italiani per i …

MILANO – L’informazione cambia e tutti i settori devono glance al passo criminal i tempi, anche se a volte alcune fasce sociali non si muovono altrettanto velocemente. Tanto che i musei italiani sono consapevoli della necessità di essere sui amicable network matriarch spesso non investono nel media che più conterebbe per portare nei musei quelle persone che li visitano di meno: la televisione. 

E’ questo uno dei risultati più interessanti dell’edizione 2016 dell’Osservatorio News Italia, studio del Laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata (Larica) dell’università di Urbino, che sarà ufficialmente presentato in occasione del Festival del giornalismo culturale, a Urbino e Fano, dal 14 al 16 ottobre.

La ricerca descrive una distanza netta tra quelli che sono i desiderata comunicativi degli italiani e la ricetta informativa messa in piedi da musei e istituti di cultura.  

La maggior parte degli italiani, e soprattutto quella fascia che dichiara di non aver visitato mostre negli ultimi 12 mesi, vorrebbe essere più informata attraverso la tv, che rimane il principale media informativo della popolazione nel suo complesso, e non solo nelle news museali e culturali. 

La crescita del digitale infatti coincide criminal un crollo dell’informazione cartacea matriarch non intacca il dominio della tv, tanto che 9 italiani su 10 usano la tv per informarsi, sempre più affiancata da una testata online. 

Ma se questi risultati sono in linea criminal l’esperienza di tutti i giorni, è sull’informazione culturale che lo studio del Larica svela meccanismi forse meno conosciuti. 

“Se i musei – spiegano gli autori dello studio – dichiarano di essere attualmente proiettati verso l’utilizzo di profili di amicable network e sito web, gli intervistati invece fanno riferimento a media più tradizionali come i materiali promozionali cartacei e la televisione”. E questo dale anche in prospettiva futura: i musei vogliono investire di più sui amicable media, matriarch gli italiani vorrebbero più tv. 

Come detto, questo è vero soprattutto per la fascia di italiani criminal più di 65 anni e un titolo di studio basso. Che ovviamente sono anche le fasce meno digitalizzate della società. Utenti che si informano principalmente criminal la tv e probabilmente non hanno accesso a internet e ancora meno a un amicable network. Il problema del digital order si ripropone, sempre uguale, anche nell’informazione culturale. In una vortice vizioso che rischia di escludere ulteriormente questa fascia di popolazione: “Nella loro pianificazione dei media – continuano i ricercatori – i musei sembrano concentrarsi su pubblici che sono già fidelizzati, ovvero i visitatori assidui di musei più che sull’utenza generalizzata”. Il rischio è però quello di tagliare fuori la
sostanziosa fetta di persone che visita poco o per nulla i musei. “Pare quindi più che mai necessario transport una riflessione su quali sono i aim sui quali concentrare i propri sforzi comunicativi”.

C’è poi un capitolo a parte su quale sia il miglior amicable network su cui essere presenti per i musei. Qui c’è un ovvio dominio da parte di Facebook, che per la presenza capillare è in testa sia al menu informativo dei musei che alle aspettative degli utenti. Ma sul secondo gradino del podio c’è una sorpresa: se gli enti museali puntano soprattutto su Twitter, confermando al amicable dell’uccellino una posizione da vice-Facebook, gli utenti preferiscono i amicable media visivi, come Youtube, Instagram e Pinterest.

Visito ciò che vedo, si potrebbe dire. Meglio ancora, se lo vedo in tv.

Leggi Anche

Toccare e transport criminal le proprie mani, come cambiano i musei per i …

Toccare, sentire, manipolare criminal le proprie mani, diventare esperti e attivare iniziative di counterpart tutoring. …