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Perché l’Islanda è una forza della natura (e non solo nel solo nel …

L’Islanda al primo tentativo è arrivata tra le prime otto in Europa. E non è detto che non continui, domenica 3 luglio sfida la Francia negli Europei di calcio alla sua prima storica partecipazione al torneo, dove è diventata un mito per tutti i tifosi (leggi qui le 8 cose che non sapevamo sull’Islanda del Calcio).

Parlando di viaggi, non è facile raccontarla. Forse perché il mondo come lo conosciamo non esiste ancora in quella terra. Le città sembrano avamposti sul bordo di una solitudine sconosciuta ma in qualche modo famigliare. Ti attira, ti trascina. Percorrendo l’unica strada che cinge l’intera isola (il tour più classico si possa fare, vedi note sotto) ti cali nella bellezza in un mondo straniero, perché la lava vetrificata, il ghiaccio che gioca con la luce artica, il vento che dilania i grandi fiordi non sono cose umane. Ecco perché questa è una natura che non vedrete in nessun altro posto del mondo (e perché questo posto è assultamente unico). (Nella gallery sopra: i 7 posti da non perdere)

NASCERE SOTTO A UN VULCANO
Tanti luoghi al mondo regalano l’emozione di un vulcano attivo, ma solo in questo mondo di confine, tra sabbia nere e pomici croccanti, la presenza dei vulcani è tanto regale e potente. Il fuoco è la natura stessa dell’Islanda, che si rivela come una ferita fumante sino al cuore del pianeta. Non stupisce che Jules Verne abbia ambientato in un angolo di quest’isola – la bocca del cratere Snaefell – l’inizio del suo romanzo Viaggio al centro della terra. Ammirare l’Hekla e il Katla, così come gli altri vulcani islandesi dai nomi impronunciabili, è fare un passo sul bordo di un reame etereo. In una pace che disorienta, va e viene il respiro soffocato della terra, tra sbuffi di vapore. E ti senti fragile e minuscolo.

NUOTARE IN UNA NUVOLA D’ACQUA
Chiudere gli occhi e dimenticarsi di tutto in una sorgente calda, mentre fuori il mare trascina alla deriva schegge d’iceberg e il vento sferza la brughiera. Le innumerevoli lagune geotermali sono il dono più bello del tormentato sottosuolo islandese. Acque turchesi dai riflessi caraibici, ricche di minerali, dove aspettare la notte che in estate non arriva mai. Alcune sono molto frequentate, come quelle di Blaa lónið, la Laguna Blu nei pressi della capitale Reykjavík. Sembra di nuotare tra nuvole tiepide nel cielo blu. Eppure, l’Islanda regala emozioni ancora più indimenticabili. Prendete il fuoristrada, iniziate il vostro viaggio in solitaria. A un certo punto capiterà di trovare una sorgente tutta vostra, senza nessuno all’orizzonte, circondati da una bellezza surreale.

ISOLE E FIORDI
La costa dell’isola, in molti tratti, è un sorprendente intaglio di scogliere, falesie e promontori. Dai fiordi occidentali al Borgarfjörður, si alternano tratti desertici a scintillanti ghiacciai e malinconici scenari nebbiosi, dove l’essenza stessa della solitudine pare avvolgere il mondo. Allora fermiamoci a cavallo del vento, per scolpire nel cuore le tante isole che coronano le baie. Eccole come stelle, sull’azzurro opalescente del mare.

L’ISOLA CHE NON C’È
Tutto in Islanda è roccia vulcanica e cenere e grandiosi deserti, come in un viaggio a ritroso nel tempo. A questi tratti lunari si alterna il fascino dei ghiacciai. Quello di Vatnajökull è uno dei più imponenti. Qui il mare regala la magia spettrale degli iceberg che scivolano tra la spuma grigia. E mentre ai nostri piedi scorrono le ere geologiche e le onde gettano pezzi di ghiaccio sulla riva, cerchiamo all’orizzonte la piccola Surtsey. È l’isola più giovane del pianeta, nata da un’eruzione nel 1963. Brulla e nera, non poteva trovarsi che in terra islandese. La vita ha preso subito a colonizzarla: prima muschi e licheni, poi uccelli come le pulcinelle di mare. Oggi l’erosione la sta sciogliendo poco a poco e un giorno ne resterà solo il nome, metafora di questo mondo di ghiaccio e fuoco dove ogni cosa si ricrea e viene distrutta.

  • 1 | 130. Perché è bella 
    Lo dice il nome stesso, nell’antica lingua nordica: Snæland, ovvero terra della neve, per poi tramutarsi nel corso degli anni in Iceland, terra del ghiaccio. Ed infatti, la prima impressione che riferì il navigatore vichingo Naddoður, dopo averla scoperta, fu questa: un posto coperto da neve, dove pur guardando in lungo ed in largo, non c’era alcun segno di vita. Non capita spesso di rivivere emozioni lontane nel tempo. In questo caso, per farlo, basta andare in Islanda d’inverno.
      
  • 2 | 131. Gomme chiodate 
    Viaggiare in Islanda è facile da un punto di vista stradale, ma difficile da un punto di vista logistico. La strada principale è la N.1- più una strada, in realtà, una lunga striscia di ghiaccio circondata da un enorme distesa di neve. Se d’estate è tipico affittare un fuoristrada per scoprire l’isola, d’inverno è meglio muoversi con tour operator (noi abbiamo viaggiato con Giver) organizzati e dotati di pullman con gomme chiodate. Rendono l’esperienza molto più facile.
      
  • 3 | 132. L’Anello d’oro 
    In base ai giorni a disposizione, si possono scoprire più o meno ampie aree del paese. Ci siamo concentrati su una parte, quella sud-occidentale, la più vicina alla capitale. E dove si trovano alcune delle bellezze da vedere assolutamente. L’itinerario, quasi obbligato, inizia con la scoperta del famoso “Anello d’oro”, che comprende, in un raggio di 100 km, le più’ famose attrazioni d’Islanda: Geysir, Gullfoss e Þingvellir
  • 4 | 133. La schiena della balena 
    Prima tappa a Geysir, letteralmente «sgorgare», un luogo da cui deriva la parola islandese geyser,  una sorgente di acqua bollente che ha delle eruzioni intermittenti in grado di creare colonne di acqua calda e vapore. L’area d’inverno è una enorme distesa di ghiaccio dove, ogni cinque minuti, come un orologio svizzero, erutta Strokkur, (il 4° geyser più’ grande del mondo) mentre il più grande Geysir (il 2° più’ grande del mondo) erutta molto raramente. L’effetto è incredibile, perché sembra di stare sulla schiena di una balena e l’attesa è simile a quella della liquefazione del Sangue di San Gennaro. Qui, mai disattesa. È curioso vedere come un fenomeno naturale desti tanta meraviglia, in un epoca di tablet e realtà virtuale. 
  • 5 | 134. Le cascate dei vichinghi 
    Seconda tappa, la cascata Gullfoss, che significa «Cascata d’oro» per l’effetto della rifrazione della luce nelle acque. D’estate è una veloce massa d’acqua ma d’inverno tutto risulta congelato, anche se in sottofondo si sente il frastuono delle acque. Quasi assordante. Dal 1975 è stata donata allo Stato Islandese: ma questa è una rarità, perché in Islanda tutti i terreni (compresi vulcani, cascate, geyser e ghiacciai) sono di proprietà privata, anche se monumenti nazionali. Nulla di strano: è un retaggio dell’epoca dei vichinghi, quando il territorio era diviso tra i diversi clan
  • 6 | 135. A CACCIA DI ENERGIA 
    Terza ed ultima tappa dell’Anello d’oro è Þingvellir, la Valle del Parlamento, dove si riuniva l’antica assemblea del popolo. Non bisogna immaginarsi una struttura fisica costruita dall’uomo, ma area modellata dalla natura: infatti i vichinghi si riunivano sopra una frattura tra la placca tettonica nordamericana con quella euroasiatica. Un posto carico di energia che fin dall’antichità conferiva sacralità agli incontri tra i membri dei vari clan. Nonostante la neve e le intemperie, il ghiaccio ed il freddo, questo parlamento è stato uno dei primi ad essere istituiti in Europa (930 d.c.) e a durare di più (fino al 1799). Anche qui, una prova di resistenza vichinga. 
  • 7 | 136. Le magia dell’acqua 
    Il viaggio continua lungo la costa sud dove si trovano due delle cascate più belle del mondo, sicuramente tra le immagini iconiche d’Islanda: Skogafoss e Seljalandfoss. Entrambe vivono di leggende e miti. Skogafoss ha, secondo la leggenda, un potere magico: si dice che chiunque si bagni nelle sue acque, possa ritrovare un oggetto perduto e a lungo cercato. D’inverno sarebbe una prova da «Giochi senza frontiere». Rimane comunque lo stupore di vedere la cascata circondata da stalattiti di ghiaccio. Avete in mente il cartone animato Frozen
  • 8 | 137. Il villaggio e il vulcano 
    Seljalandfoss invece è la «Cascata liquida» e si vede spesso coronata da un arcobaleno, secondo la tradizione dono degli dei islandesi: questa la rende una delle bellezze fotografate dell’isola. Si arriva a Vík í Mýrdal, l’unico villaggio abitato con una sola stazione di benzina e un piccolo ristorante. Famosissima la sua chiesetta (anche perché per molti anni è stata sulla copertina della Lonely Planet). Il villaggio, oggi di 300 persone, vive un progressivo spopolamento perché destinato a venire eliminato dalle future eruzioni del vulcano Katla che sorge li vicino. 
  • 9 | 138. Piacere, troll 
    Ma pur in un villaggio così’ piccolo, lo spettacolo è incredibile, per la presenza dei faraglioni di Reynisdrangar. La spiaggia nera, battuta dalla neve, ha come sfondo tre colonne basaltiche, imponenti, che secondo la leggenda erano tre troll diventati di pietra perché sorpresi dalla luce del mattino. Nessuna paura di camminare sotto una tempesta invernale. Condizioni meteo certe, in Islanda non esistono: si passa dalla neve al sole, dalla pioggia al vento, in ogni ora della giornata.  Un proverbio islandese è molto esaustivo al riguardo: se non ti piace il tempo islandese adesso, aspetta cinque minuti, probabilmente peggiorerà
  • 10 | 139. La laguna degli Iceberg 
    Ultima tappa, la laguna glaciale di Jökulsárlón. Con il cielo grigio e durante una nevicata assume un’atmosfera spettrale. Sull’acqua fluttuano iceberg enormi, di un azzurro intenso, che si staccano dalla lingua più’ estrema del ghiacciaio. Ma proprio questa sua unicità ha reso il lago una piccola Hollywood europea. Infatti la location ha fatto da sfondo per diversi film, tra i quali due film della serie James Bond (007-Bersaglio mobile e La morte può attendere), Batman Begins e Lara Croft: Tomb Raider. Oltre alla popolare serie Games of Thrones
  • 11 | 1310. Finalmente, l’aurora 
    Nupar è il non luogo dove pernottare. C’è un albergo in una distesa di neve, che ha più l’aspetto di una base artica che di un luogo di vacanza. Ma anche qua, il minimal e il razionale sono parte della cultura vichinga. Infatti il vero lusso è godere di un cielo totalmente sgombro da qualsiasi tipo di inquinamento illuminoso, ed iniziare la caccia alle aurore boreali, uno degli elementi che più caratterizza l’inverno islandese. Perché a differenza degli altri paesi del Nord Europa dove è possibile assistere allo stesso spettacolo, qua la conformazione dell’isola (pianeggiante, senza alberi o vallate), permette la miglior visione. Lo spettacolo è magico.
      
  • 12 | 1311. Le forze divine 
    Prima nel cielo notturno appaiono piccoli fasci luminosi, che cominciano a muoversi, ondeggiando. Ma mano che acquisiscono velocità, i colori si fanno più’ brillanti e pronunciati. Questo spettacolo non è facile da vedere: servono particolari condizioni climatiche, cielo terso, temperatura e vento adatti. Ma è una delle grandi meraviglie della natura. Non a caso, nella cultura vichinga, era una rappresentazione stessa della forza delle divinità nordiche
  • 13 | 1312. Poi le terme 
    Tornando a Reykjavík, si abbandona la natura e si scopre una città cosmopolita per stile ma contenuta come dimensioni. E prima di ripartire, merita fare un bagno caldo alla Blue Lagoon, a 40 km dalla capitale: una grande piscina di acqua calda (circa 39°) e ricca di minerali come il silicio e lo zolfo. Nuotare sotto una tempesta di neve rende il tutto ancora più’ affascinante.
      




————— Come prepararsi al viaggio e alcuni suggerimenti

Un libro da leggere: Angeli dell’universo di Einar Már Gudmundsson (Iperborea). Chi ama i gialli metta in valigia Le notti di Reykjavík di Arnaldur Indriðason (TEA).

Un film da vedere:
Noah di Darren Aronofsky (2014). Tradizionalmente il colore della Genesi è legato alle tinte sanguigne del Medio Oriente, ma Aronofsky  ha scelto di fare approdare l’arca di Noè in Islanda, tra colonne di lava e scogliere nere. La pellicola è stata infatti girata nella zona di Reynisfjara e Dyrhólaey, lungo la costa sud dell’isola.

7 cose da fare e vedere assolutamente:
il giorno del vostro arrivo, prima di buttarvi in auto alla scoperta dell’isola, dimenticate lo stress del viaggio trascorrendo qualche ora immersi nelle calde acque di Blaa lónið, poi fate un giretto per i caffè di Reykjavík. Stupefacente l’immensa chiesa della capitale, così alta che dicono sia visibile da mezza Islanda. A questo punto, per chi avesse solo una settimana da trascorrere lungo la Hringvegur (la Statale n. 1, che percorre il la circonferenza dell’isola), non perdetevi un’esperienza di trekking su Fimmvörðuháls, la laguna glaciale di Jökulsárlón, la penisola di Snaefellsnes coi suoi fiordi e la cascata Gullfoss, che significa cascata d’oro e si trova poco lontano da due celebri geyser (Strokkur e Geysir). Infine, partecipate a un’escursione in barca per l’osservazione delle balene. L’Islanda è infatti una delle destinazioni più popolari per i patiti del whale watching e le probabilità di un incontro ravvicinato con i cetacei sono piuttosto alte. Tante escursioni partono da località vicine a Reykjavík.

Per stomaci forti: non può mancare qualche esperienza gastronomica estrema. Piluccate a sazietà dal Þorramatur, una selezione tradizionale di prodotti ittici e carne che comprende, tra l’altro, testa di pecora arrosto, sanguinaccio e frattaglie. I più audaci assaggino il famoso hákarl: carne di squalo che viene fatta fermentare sotto terra e poi seccata per alcuni mesi. Meglio bere subito dopo un bicchierino di grappa per addolcirne il sapore!

Come organizzare il viaggio: per chi vuole organizzare da solo il viaggio, il fly and drive è la scelta migliore, (con voli diretti da Milano con IcelandAir, da Roma con Vueling, e da Nizza la Wow e auto, con le principali compagnie internazionali in aeroporto). Per partire con un vaiggio organizzato, il punto di riferimento è Giver Viaggi che per quest’estate ha tre itinerari per scoprire l’Islanda (partono a luglio e tutto agosto). Il grande panorama islandese (di 10 giorni, comprende nell’itinerario tutti i luoghi di riliveo), Islanda vulcani e ghiacciai (un tour classico di 8 giorni) e Islanda da scoprire (sempre di 8 giorni, ma più avventuroso sulle piste più interne e con trekking leggeri). Ma per tutti, Giver organizza anche viaggi su misura, secondo le diverse esigenze.

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