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Per le vacanze il museo rimane chiuso

Un patrimonio di 4.588 musei, gallerie, collezioni, aree e parchi archeologici. La diffusione della bellezza italiana vanta numeri da record: quasi un comune su tre ospita qualcosa che vale la pena vedere. Beni pubblici e privati diffusi capillarmente, con il record di 1,5 musei o istituti similari nel raggio di 100 chilometri quadrati, che significa uno ogni 13 mila abitanti.

Nessun paese vanta tanta ricchezza e l’estate è il momento migliore per valorizzarla, esporla, promuoverla e farla vedere ai turisti che vengono in Italia con l’aspettativa di uno spettacolo unico. Eppure tanti musei rimangono sbarrati. Magari finanziati e ristrutturati, ma drammaticamente chiusi al pubblico.

LA MONTAGNA AL MARE
Lungo la Penisola l’offerta di contenitori espositivi va ben al di là delle arti e abbraccia quasi tutto: carta, matematica, trasporti, liquirizia, dieta mediterranea persino della
merda nel Piacentino
. Anche quelli della montagna si sprecano: da Torino, ai piedi della Alpi, fino al circuito di Reinhold Messner con sei località-simbolo del Sudtirolo e del Bellunese. Spazi in cui incontrare la montagna, la gente di montagna e la filosofia che spinge tante persone in alta quota.

In Sicilia hanno sposato le stesse idee e trasformato una caserma per il controllo dei pascoli in museo multimediale. Per rilanciare il territorio e creare posti di lavoro in provincia di Enna, ecco quello della montagna a Nicosia. Montagna un po’ bassa, appena 720 metri sul livello del mare, ma con grandi ambizioni: «Evitare ai giovani l’emigrazione». Così titolavano i quotidiani locali al lancio nel 2015.

È quello che si erano immaginati anche il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci e l’europarlamentare alfaniano Giovanni La Via, grandi sponsor del progetto su cui erano riusciti a canalizzare 500mila di fondi europei. Peccato che nonostante i grandi sogni tutto sia rimasto sulla carta. Il nuovo edificio è completato ma manca il materiale informativo, un traduttore e una guida ambientale.

«Ci sono problemi di bilancio. Manca la disponibilità economica per provvedere alla presenza del personale che assicuri l’apertura», ha spiegato al fattoquotidiano.it Graziano Bellomo, assessore alle attività culturali e al turismo del Comune. E da un anno e mezzo si aspetta che il tour virtuale diventi anche reale e finalmente «evitare ai giovani l’emigrazione».

IL TEATRO PROIBITO
Teano conserva uno dei più grandi teatri del mondo romano. Attaccata alla strada E45, qui si è fatta l’Italia con lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre 1860, quando l’eroe dei due mondi aderì alla politica di Casa Savoia.

La cittadina in provincia di Caserta ha un glorioso passato, ma un futuro incerto: colonia sotto l’imperatore Augusto fu abbellita con un anfiteatro, un Foro, un teatro – tempio e strutture termali.

Il più antico edificio da spettacolo interamente costruito su volte era dedicato ad Apollo e vantava una cavea da 85 metri di diametro. Quasi duemila anni di storia non lo mettono però al riparo dall’incuria.

Lo scorso febbraio all’ingresso compare un messaggio: «L’area archeologica del teatro romano resterà temporaneamente chiusa al pubblico per motivi di sicurezza. La Soprintendenza provvederà a dare immediata comunicazione della data di riapertura del Museo sul proprio sito istituzionale».

Mancano quindicimila euro per sistemare i corrimani in legno ed evitare incidenti ai visitatori. Così si decide di sbarrare ogni accesso.

Dopo sei mesi chiediamo informazioni alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta: «È chiuso al pubblico e devono fare dei lavori. Purtroppo i soldini non ci sono. È un peccato, basta rifare la staccionata. Invece non è sicuro per il pubblico e la Soprintendenza preferisce tenere chiuso», spiegano al telefono.

Insisto, provo a chiedere maggiori informazioni, spiego che è un peccato, vorrei visitarlo e mi rispondono così: «Provi a scrivere al funzionario e vediamo cosa si può fare.. E poi a seconda della situazione, magari con una autorizzazione scritta le fanno visitare il teatro. Non so».

BELLI E DESERTI
Benvenuti nel parco archeologico di Sibari, nel Comune di Cassano all’Ionio, provincia di Cosenza. Il più grande della Calabria, ospita i resti della prima colonia fondata dagli achei sulla costa ionica, ma anche la più potente delle città della Magna Grecia. 

Distrutta e poi ricostruita e ancora rifondata in età romana, fino al definitivo abbandono nel VII secolo dopo Cristo, al suo interno è  sovrapporsi di fasi, un emergere di strutture e costruzioni. Enorme è la strada principale al centro del Parco archeologico e rende l’idea di quale grande metropoli fosse Sibari 2600 anni fa, quando vantava un’estensione di 60 ettari. Oggi solo mezzo ettaro è stato finora esplorato. E chiuso perennemente al pubblico.

Per capire il disappunto di chi si informa e arriva fin qui per visitare tutto questo è sufficiente leggere i commenti via Tripadvisor, il portale web che pubblica le recensioni degli utenti.

«Il museo di Sibari non è male e con un costo molto sostenibile (2,5 euro). Quello che delude è lo scavo archeologico che non è accessibile e tenuto in condizioni pietose. È visibile dalla strada 106 per chi fosse interessato. Insomma una delusione» scrive questo turista a luglio. Tutti si fanno però la stessa domanda: «Museo molto ben articolato su due piani. Interessanti tutti i reperti esposti. Completamente vuoto di persone come quasi tutti i musei e siti della Calabria. Assolutamente da vedere. La zona archeologica aprirà…….Mah chi lo sa?».

Tutti i commenti hanno la stessa nota dolente: «Il museo è un tipico museo del sud Italia: bellissimi e preziosissimi reperti d’interesse storico-artistico-archeologico esposti in sale completamente deserte. Bellissimi manufatti ma non pubblicizzati, conosciuti a malapena dagli abitanti del posto. Nota grave: non essendo pubblicizzato il museo, non era nemmeno noto che gli scavi son chiusi!».

MOLTI ANNI PER NULLA
«Mi dispiace doverle dire che il Museo delle arti e dei mestieri è chiuso. Dobbiamo ancora aggiornare il sito del comune in proposito, ma per motivi gestionali il museo momentaneamente è stato svuotato».

Ecco la risposta per chi vorrebbe visitare il museo delle arti e dei mestieri di Sasso Pisano, frazione medievale di Castelnuovo Val di Cecina, in provincia di Pisa. Niente vetrina delle eccellenze artigianali e manifatturiere locali, nonostante i patrocini del Quirinale, del Governo e diversi ministeri tra cui quello per i Beni e le attività culturali.

Un mondo di eccellenze che ad oggi nessuno può visitare, perché a distanza di cinque anni dal suo varo il museo delle arti e dei mestieri della Toscana ancora non apre i battenti.

Stop-and-go dovuti alla spending review, lavori di ristrutturazione durati anni e poi quando tutto sembra pronto il Comune decide di abbandonare il progetto iniziale e trasformare gli spazi «per accogliere gli oggetti etruschi provenienti dal vicino scavo dell’area archeologica del Bagnone».

Troppo per la parlamentare azzurra Deborah Bergamini che presenta una interrogazione scritta al Mibact.
Ecco la risposta del sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni
: «Gli oggetti inizialmente destinati all’esposizione si trovano tuttora, almeno in gran parte, chiusi in scatole e quindi non risulta che vi sia pericolo di degrado da parte degli agenti atmosferici, quantomeno nel breve periodo. Tuttavia sarà cura del Ministero effettuare quanto prima una verifica dell’attuale stato di conservazione delle opere sottoposte a vincolo culturale».

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17 agosto 2016

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