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Parola di donna: mentire all’amante è reato, dalla Cassazione una …

La Cassazione colpisce ancora. Questa volta, nello specifico, con la sentenza n° 34800 del 10 agosto scorso colpisce un’abitudine tipica della maleducazione maschilista, socialmente accettata come una colpa tutta femminile per non essere state attente o per essere state troppo ingenue. Non più per la legge, comunque, che definisce reato perseguibile dal codice penale il fingersi single per sedurre una donna e avviare una relazione con lei, mentre magari si hanno a pieno regime una moglie titolare e figli a carico. Si chiama reato di sostituzione di persona: fingersi qualcuno che non si è, attribuirsi liberi da obblighi giuridici per inseguire un vantaggio. Quello che conforta di questa sentenza è l’aver ampliato la semantica del vantaggio, da mero fine economico o di profitto, a una prospettiva più ampia che include anche il valore di una relazione sentimentale e sessuale, causando quindi vantaggio per se stessi, ma contestualmente un danno esistenziale a chi viene ingannato. In una società come la nostra dove levarsi la fede di nozze per concedersi una scappatella felice e di lunga durata è quasi un merito, un talento da dongiovanni, tanto da meritare il perdono coniugale e l’approvazione sociale, il fatto ha un’importanza non da poco per la causa femminile.

Mentire in una relazione, limita la libertà di scelta: la vittima di una manipolazione non è libera di scegliere perché viene a mancare l’elemento fondante la propria scelta sentimentale. E sui sentimenti è giusto ribadire che è delittuoso ridurli a semplice dinamica di opportunismo: per questo è interessante la nuova prospettiva giuridica che riconduce quello che finora era considerato un fenomeno di costume radicato nella società a un reato penalmente rilevante.

La faccenda nasce nel Milanese, dove un uomo regolarmente sposato e convivente, e in attesa di un figlio dalla moglie, inizia una relazione con una donna mentendo sulla reale condizione del suo stato civile. Lui la corteggia, lei s’innamora, lui le dice di volerla sposare al più presto, e la cosa va avanti un po’ con la presentazione di lui in famiglia, munito pure di un certificato (finto) della Sacra Rota di annullamento del primo matrimonio. Finché lei non s’insospettisce per i continui rinvii di lui. Per altro anche l’amante, si trova ad attendere un bambino. Il castello di bugie e omissioni crolla addosso alle due donne, moglie e amante, entrambe in stato di gravidanza. Da qui, la denuncia dell’amante.

È interessante che la giurisprudenza abbia tenuto conto che una relazione affettiva, sessuale e sentimentale sia un vero e proprio vantaggio, e di conseguenza approfittarsene sia un danno per chi in buona fede si ritrovi legata a un manipolatore o a un bugiardo. Una conquista di gran conto, in una società edonistica e fluida come questa, la considerazione del valore dei rapporti umani e della reciprocità dei vantaggi, non soltanto in termini economici, ma anche di qualità della vita, salute mentale, serenità emotiva. Certo in un mondo ideale, non ci sarebbero uomini pronti a nascondere moglie e figli per tentare un nuovo giro in giostra e non ci sarebbe bisogno della Cassazione per stabilire che è un delitto contro la persona. Di fatto, ora è chiaro, che mentire sul proprio stato civile è un crimine di cui la vittima non ha colpa. Il criminale, dunque, è colui che mente. Come inizio non è male.

Patrizia Cadau

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