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Parliamo di sessualità? “Essa è naturale ma va imparata!”. Le ragazze, le fantasie, il guardarsi, i disturbi, il dovere e il piacere

BELLINZONA – “Ci si stupisce che si faccia fatica a parlare di sessualità… Ma pensi che mio figlio, alle medie, qualche anno fa, tornò a casa dicendomi che avevano parlato di sesso: le cose anatomiche e poi hanno imparato come si mette un condom su una banana. Non come si parla in queste situazioni… mancano le parole!”. Claudia Pesenti-Salzmann non le manda certo a dire, e non lo farà neppure nell’aterlier sul piacere femminile cui prenderà parte venerdì, organizzato a Bellinzona da Lisa Boscolo.

Le donne, a suo avviso, hanno più difficoltà, più paura, degli uomini a parlare di sesso?

“Tra di loro le donne hanno cominciato a parlarne di più. Osano forse meno chiedere quel che hanno bisogno all’interno della relazione. Tra le amiche è aumentato il fatto di confidarsi sul tema. Ciò che osservo io è che le persone sono maggiormente a loro agio a parlare di sessualità mettendolo sulla battuta. Viviamo in una società giudicante e quindi si è prudenti ad esporsi. In oltre, non abbiamo imparato il
come comunicare sulla sessualità , perciò a volte le persone non sanno bene come esprimere un disagio.”

Vede molti condizionamenti, anche da parte delle famiglie? È bello immaginare una madre e una figlia che parlano di sessualità, o un padre con un figlio

“Vedo giovani donne che hanno difficoltà legate a determinati comportamenti che hanno visto dalla mamma o dalle donne in famiglia o per certe cose che sono state loro dette. Una ragazza può avere difficoltà in una relazione sessuale col proprio partner se sono passati certi messaggi. Penso a un’adolescente a cui è stato detto ‘là sotto devi asciugarti in fretta’, non ha scoperto il proprio corpo, che è un diritto, e quando ha conosciuto un ragazzo è andata in difficoltà, dicendo ‘là sotto non mi puoi toccare’. Siamo nel 2019 ma succede ancora. Però c’è anche positività, molto è cambiato, tante donne sono più aperte e vogliono vivere la loro sessualità in modo appagante e sereno.”

Le donne conoscono la propria sessualità e il proprio corpo o hanno difficoltà?

“Non si può generalizzare. Ci portiamo dietro un bagaglio culturale e sociale dove il piacere femminile non era un diritto e c’era il cosiddetto dovere matrimoniale. Gli strascichi ci sono ancora, ben vengano le giovani come Lisa che organizzano queste iniziative in cui si dice che c’è il diritto al piacere, al gustare, al godere. Una frase che dico spesso è che l’energia sessuale è una delle più preziose e vitalizzanti, e possiamo crearla da sole”.

Dunque affronterete anche il tema delicato della masturbazione, a volte un po’ un tabù per le donne?

“L’energia può essere generata da sola, con una persona, con più persone. La sessualità è diversa per tutte”.

Come pensa che reagirà chi vi sentirà parlare venerdì? Con imbarazzo?

“La maggior parte sono contente e convinte di ciò che diciamo. Nella consulenze è necessario legittimare le emozioni, escono imbarazzo e vergogna. Pensano che la sessualità è qualcosa di naturale e quindi dovrebbe funzionare automaticamente: è vero la sessualità è naturale, va però imparata, e questo è un concetto non acquisito nella società. Tante persone pensano che se ne debba parlare di più, ci sono ovviamente anche altre correnti, di persone condizionate dalle loro convinzioni. Tutti vanno rispettati”.

Negli anni in che modo è cambiato il modo delle donne di intendere la sessualità?

“Sono sempre più consapevoli su come funziona il proprio corpo. Non è da tantissimi anni che si sa come è fatta davvero la clitoride, si credeva fosse un puntino e stop mentre è molto di più. Si capisce meglio quanto è importante osservarsi allo specchio, perché mentre l’uomo vede il sesso esterno, noi no, e dobbiamo guardarci: bisogna vedersi, prendere contatto anche visivo per connettersi col proprio sesso e per capire, in caso di disturbi, cosa succede. Poi si parla di più di sesso, si osa di più. Negli ultimi dieci anni sono nati progetti, penso alla Valigia rossa, dove si portavano in casa valigette piene di lubrificanti, oli per massaggi, giochi erotici, con lo scopo di far conoscere queste realtà ma soprattutto di poter parlare della salute sessuale, del piacere. Poi ci sono tante donne nella storia, che sono andate contro le convenzioni, vivendo comunque il loro piacere.”

Sono mutate anche le fantasie delle ragazze?

“Certamente le fantasie erotiche sono cambiate, ed è giusto, si osa e ci si rende conto di più. Non sono un surplus ma importanti, hanno un ruolo. Quelle maggiori? Sono variegate come le persone, rischiamo di finire in pacchetti, mentre ogni donna è a sé”.

Quali sono i problemi maggiori che riscontra nelle consulenze?

“La mancanza di desiderio, anche negli uomini. Sono fenomeni dei nostri tempi. Nelle donne il calo del desiderio non è legato solo alla menopausa ma anche ad altre situazioni, penso alla dispareunia, ovvero quando si percepisce dolore durante e anche dopo l’attività penetrativa, oppure la vulvudonia e il vaginismo, che a volte conseguono. Per curare questi disturbi ci vuole un approccio multidisciplinare perché si tratta spesso di dinamiche multi-fattoriali a livello fisico e psico-emotivo. Lo stress e la pressione che viviamo non sono estranei, è la società che decide come si deve essere, ci sono pressioni persino in una coppia, ci sono cambiamenti fisici che avvengono nella vita, ci sono brutte esperienze o malattie, il tutto contribuisce, così anche come possano favorire i buoni esempi e un attitudine di parlare in modo aperto e non giudicante. Proprio per questo mi piace l’evento di venerdì per poter contribuire che ci sia maggior apertura e la consapevolezza che la sessualità è un tema della vita di cui si può e si deve parlare”.

Per maaggiori informazioni:  www.impulsi.ch

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