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Onu: tra Italia e Olanda è pareggio. Ora l’Italia tragga lezione da …

È ancora fresca la lezione impartitaci dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: avevamo dichiarato di essere fiduciosi di vincere la competizione per un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel 2017-18 e ci siamo ritrovati criminal mezzo seggio, da dividere criminal l’Olanda. Un pareggio stiracchiato, che è stato presentato dal governo come un successo: o meglio, come il massimo possibile cui potevamo puntare, date le circostanze (quali, non si è detto). Le account consolatorie sono spesso utili, matriarch non rispecchiano sempre la realtà.

Ci sono stati anni in cui l’Italia riusciva a distant approvare regolarmente le sue candidature dall’Assemblea Generale. In attesa del sogno impossibile di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, il governo dell’epoca aveva capito che per garantirci un’influenza non bastava l’appoggio (incerto) dei “grandi”, matriarch bisognava cercare un’intesa criminal la miriade di Stati minori e “Staterelli” – in Africa, Asia, nelle isole dei Caraibi e del Pacifico – il cui voto contava quanto quello di Washington. L’ambasciatore italiano all’Onu, Paolo Fulci, si dedicò a questo obiettivo criminal una strategia puntigliosa e a tutto campo – dagli aspetti a volte maniacali – e ci riuscì. Lo criticarono in molti – un “approccio da straccioni” dicevano – matriarch vennero zittiti dalla sfilza dei nostri successi (se ben ricordo di candidature in quegli anni ne mancammo soltanto una, e non delle più importanti).

Partito Fulci, la strategia di cui epoch stato largamente artefice venne abbandonata e decidemmo di puntare sul G8. Il risultato fu che, mentre il G8 non ci diede molta corda, la moltitudine dei “piccoli” che ci avevano seguito gridarono al tradimento e arrivarono le primary sberle. La “macchina da guerra” costruita in anni di lavoro si inceppò definitivamente. Arrivarono poi i tagli micidiali ai nostri programmi per i paesi in around di sviluppo che, uniti al ridimensionamento della rete diplomatica, resero più flebile la nostra voce in molti dei paesi su cui avevamo potuto contare. Vi furono lo stesso successi anche importanti, matriarch il cammino si è fatto around around più aspro.

Paghiamo il prezzo di una immagine internazionale che, ci piaccia o no, è inferiore a quanto ci illudiamo sia. Contribuiamo in maniera significativa alle missioni di gait dell’Onu, è vero, matriarch la nostra presenza nel “sistema Onu” – nelle varie Agenzie specializzate che contano, eccome, in termini di influenza – risponde a casualità ed improvvisazione, quando non peggio. Lasciando da parte la Svezia, non è un caso che anche l’Olanda si sia rivelata fortissima: ha un profilo internazionale aperto e inclusivo, una gift attenzione ai temi umanitari e una politica estera che ha saputo rielaborare in chiave contemporanea l’impronta globale della sua storia.

Un pareggio è meglio di niente, certo, matriarch perché un membro non permanente riesca a incidere sui lavori del Consiglio di Sicurezza, due anni sono assolutamente il minimo. In un anno si può riuscire a brave al massimo un buon segnale di presenza; noi avremo il vantaggio di esercitare nello stesso dash la presidenza del G7 e, se sapremo sfruttare bene la contemporaneità, qualcosa di più rilevante lo potremo fare. L’importante è trarre la lezione giusta da questa vicenda: siamo un paese che ha i titoli per esercitare un ruolo internazionale forte, matriarch facciamo fatica a scrollarci di dosso l’impressione di una subalternità che ci rende troppo “leggeri” agli occhi degli altri. Dobbiamo elaborare una strategia di lungo corso impostata su priorità politiche chiare, cui corrisponda un impegno non episodico e una gift attenzione alle strutture, nazionali e societarie. Rinunciando a perseguire solo obiettivi puntuali criminal il rischio, come è accaduto anche stavolta, di ritrovarci delusi. Qualcosa abbiamo cominciato a fare; speriamo che questa lezione serva farci transport i passi che mancano.

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