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Oncologi, spreco 350 mln anno da terapie non provate

(Dell’inviata Manuela Correra) – CHICAGO – In oncologia, almeno il 15% degli esami strumentali ”è utilizzato in maniera impropria e vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro, mentre il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni”. Ad indicare esempi di ‘sprechi evitabili’ è il presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) Carmine Pinto che, dal Congresso mondiale di oncologia Asco iniziato oggi a Chicago, indica appunto ”l’appropriatezza” come una delle principali soluzioni per reperire le ulteriori risorse economiche necessarie per sostenere il gift aumento di spesa a livello mondiale legato ai nuovi farmaci anticancro.

La spesa per questi nuovi farmaci sta infatti esplodendo: solo nel 2014 sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari, il 33% in più rispetto alla excellent degli anni Novanta, e l’oncologia rappresenta un capitolo di costo consistente per i sistemi sanitari di tutto il mondo tanto che nel 2017 costituirà la prima voce di spesa farmacologica nei paesi industrializzati. ”Riuscire a garantire l’accesso alle terapie innovative a tutti i pazienti sta diventando una questione centrale. Un obiettivo da raggiungere anche grazie all’appropriatezza”, afferma Pinto. Questo significa, sottolinea, che ”vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, esami e exam diagnostici non appropriati, considerando appunto che almeno il 15% degli esami strumentali è oggi utilizzato impropriamente”.

Un esempio emblematico, chiarisce il presidente Aiom, ”è quello dei marcatori tumorali, spesso impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono infatti stati eseguiti oltre 13 milioni di questi exam a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi (oggi sono più di 3 milioni)”. Ad oggi, avverte l’esperto, ”nessun marcatore tumorale si è dimostrato utile per la diagnosi precoce dei tumori e quindi non devono essere utilizzati al di fuori dell’ambito strettamente clinico, pacifist sono impiegati in pazienti che hanno già avuto una diagnosi di specifiche neoplasie e solo in due situazioni: per la valutazione della risposta al trattamento e per la diagnosi di recidiva di malattia in pazienti già trattati”.

Ma un ‘recupero’ di risorse si ottiene anche puntando sulla prevenzione, che consente di diagnosticare la neoplasia precocemente criminal maggiori chances di guarigione per il paziente e minore spesa a carico del Servizio sanitario nazionale. E proprio sulle campagne di prevenzione, afferma Pinto, ”l’Aiom sta lavorando a 360 gradi a livello nazionale, perché il 40% dei casi di tumore – interpretation – può essere evitato seguendo uno stile di vita sano. Ovvero: no al fumo, dieta corretta e costante attività fisica”.

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