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Ogni giorno 9.500 cinguettii contengono le parole «sgualdrina» o …

Prima la lotta contro i chili di troppo, e i commenti velenosi su Instagram. Poi un dialogo a colpi di cinguettii Twitter per dirne quattro a Donald Trump. Questa settimana le buone notizie hanno superato, anche se di poco, quelle cattive. E il merito va (anche) ai social network, molto spesso alleati, ma qualche volta traditori. Non solo. Quello che abbiamo selezionato per voi, da siti e giornali stranieri, di bello e di brutto sul mondo delle donne, passa anche per l’Africa, dove un anticoncezionale potrebbe fare la differenza. E dal Medio Oriente, dove molte donne si sentono sessualmente frustrate.

LE BUONE

Perdere 90 kg ha attirato commenti negativi. Ma lei ha battuto tutti…

Simone Anderson, la 25enne che ha documentato la sua perdita di peso su Instagram, nonostante gli insulti

Simone Anderson, la 25enne che ha documentato la sua perdita di peso su Instagram, nonostante gli insulti

Da 169 a 77 chili. Un salto che fa la differenza sulla bilancia, per l’autostima e per la salute. Una bella notizia che i follower di Simone Anderson, 25 anni, non hanno saputo apprezzare. La donna statunitense, che due anni fa aveva deciso di documentare su Instagram il proprio percorso verso il peso forma, ha dovuto combattere contro i commenti e gli insulti degli hater virtuali. «Sono foto finte», «Si vede che è un fake», sono solo alcune tra le più leggere insinuazioni che ha ricevuto. Soprattutto quando, lo scorso luglio, Simone ha condiviso sul suo account (chiamato proprio Journey To Health, viaggio verso la salute) una foto in cui metteva a confronto il suo corpo a distanza di un anno. Ma lei non si è fatta spaventare: nonostante il dispiacere, ha continuato a postare immagini a dimostrazione della sua storia. Ha mostrato le pieghe della pelle causate dalla perdita di peso, le cicatrici dopo la chirurgia bariatrica o dopo gli interventi al seno… Finché i follower, quelli veri, hanno iniziato a superare in numero i suoi nemici. E l’hanno resa un modello per le tante donne che, come lei, cercano la forza di tornare a stare bene con se stesse.  E guardate (nella foto qui sotto) che risultati ha raggiunto. (A cura di Chiara Piotto)

Simone Anderson dopo la dieta, tonica in palestra

Simone Anderson dopo la dieta, tonica in palestra

Libertà di decisione: volere un figlio oppure no

Sayang Press, l’anticoncezionale che si inietta automaticamente nella pelle

Un piccolo ago collegato a una bolla di plastica per aiutare le donne dell’Africa rurale. Si tratta di Sayana Press, un anticoncezionale che si può iniettare autonomamente. La sperimentazione è in corso in Uganda e in Senegal con l’obiettivo di incentivare il family planning e ridurre così le gravidanze indesiderate, gli aborti forzati e le morti di neomamme e neonati. Molte donne, dalle zone più isolate, camminano giorni interi per raggiungere le cliniche, solo per poi scoprire che hanno esaurito le scorte di contraccettivi. «In Africa una delle maggiori difficoltà è avere accesso ai mezzi di controllo delle nascite – spiega Emmanuel Mugisha del PATH (un’organizzazione internazionale no profit, qui il video) in Uganda – L’altra sono gli uomini». Secondo le Nazioni Unite, circa 225 milioni di donne non hanno la possibilità di mettere in pratica un family planning. Se potessero, le gravidanze indesiderate scenderebbero del 70%, gli aborti illegali e pericolosi del 74%, le morti materne del 25% e quelle neonatali del 18%. «Con Sayana Press le donne potranno decidere quando vogliono dei figli e quando no e – conclude Mugisha – senza che gli uomini lo sappiano». (A cura di Federica Scutari)

Un tweet ci salverà

La battaglia politica americana si sposta su Twitter dove la senatrice del Massachusetts critica Donald Trump

La battaglia politica americana si sposta su Twitter dove la senatrice del Massachusetts critica Donald Trump

«Il tuo razzismo, il tuo sessismo, la tua xenofobia non mi fanno impazzire. Anzi mi fanno vomitare. E non sono l’unica». Sono bastati meno di 140 caratteri perché Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts, collezionasse più di 38 mila like e 18 mila retweet, lo scorso 7 maggio.

Il tweet della senatrice del Massachusetts contro The Donald

Il tweet della senatrice del Massachusetts contro The Donald

Il bersaglio del suo cinguettio era lui, Donald Trump, candidato repubblicano alla Casa Bianca che a colpi di insulti e frasi maschiliste sta conquistando la pancia d’America. Il fatto che una tra le donne più in vista della politica americana abbia gridato al web il suo sconcerto per le idee di “The Donald” apre un nuovo capitolo della comunicazione politica made in Usa. Ora è chiaro che a Trump si può rispondere, e a tono. A dimostrarlo è anche il successivo scambio di tweet che c’è stato tra il magnate di New York e la senatrice. Lei non si è certo fatta intimorire e così ha continuato cinguettare frasi come: «Pensi che ce ne staremo zitte?», «Le tue politiche sono pericolose» e ancora «Le tue parole e le tue azioni ti squalificano dall’essere Presidente. E non smetterò di ripetertelo». (A cura di Federica Villa)

Il diritto di essere reginette

Blue Nebeker, la prima trasgender incoronata reginetta del ballo negli Usa

Ogni ragazzina sogna di essere incoronata la più bella del liceo. Un merito che la diciottenne Blue Nebeker, nata Chandler, si è guadagnata. La ragazza transgender è stata eletta reginetta del ballo di fine anno della sua scuola a Santa Barbara, in California, accompagnata – per il titolo di “re” – da una compagna di classe bisessuale. La vicenda di Blue, che ha raccontato la propria storia alla tv locale Keyt, ha un valore ancora più forte considerando che solo un mese e mezzo fa la corte federale degli Stati Uniti ha messo fine alla polemica che imponeva alle persone transgender di usare le toilette pubbliche del sesso biologico. Per sua fortuna, Blue ha alle spalle una famiglia che l’ha sempre sostenuta e che si è fatta portavoce dei diritti delle persone LGBT. Una lotta a cui ha scelto di unirsi anche il liceo da lei frequentato che ha introdotto bagni di genere “neutro” che non ammettono discriminazioni. (A cura di Chiara Piotto)

LE CATTIVE

Misoginia social

Su Twitter ogni giorno

Su Twitter ogni giorno 9.500 cinguettii contengono le parole «sgualdrina» o «prostituta»

«Slut» (sgualdrina) e «whore» (puttana). Queste parole sono state ripetute 200mila volte nell’arco di tre settimane – tra fine aprile e inizio maggio –  su Twitter. Lo ha rivelato il Washington Post, grazie a uno studio condotto dal think thank Demos. A inviare i tweet abusivi sono stati sia uomini che donne, con una media 6.6 cinguettii offensivi al minuto e 9.500 al giorno. Tra le destinatarie, anche alcune personalità di spicco come la candidata democratica alla presidenza Usa Hillary Clinton, l’attuale first lady Michelle Obama e la cantante Beyonce. Ma Demos ha fatto di più: ha utilizzato un sistema chiamato Method52 che identifica quali frasi contenevano quei termini per “giocoâ€� e quali erano davvero classificabili come insulti. Il tutto senza che gli utenti dovessero riportarlo manualmente. Le vittime chiedevano al social di creare un sistema del genere da anni. Intanto, dal 2012, nelle aule dell’università del Sussex si lavorava a Method52 che è stato testato a partire dal 2015. Ma il filtro automatico disponibile 24 ore su 24 non è ancora a accessibile a tutti gli utenti. Anche se in moltissimi lo aspettano. (A cura di Federica Villa)

«È mio diritto avere rapporti sessuali quando e con chi voglio»

Mona Eltahawy, la giornalista araba autrice del libro Perché ci odiano ha svelato il taboo della frustrazione sessuale femminile nel mondo arabo

Mona Eltahawy, la giornalista araba autrice del libro “Perché ci odiano” ha svelato il taboo della frustrazione sessuale femminile nel mondo arabo

Esiste un doppio standard tra uomini e donne quando si parla di sesso. «Mentre non si contano gli articoli scritti sulla frustrazione sessuale degli uomini in Medio Oriente – scrive la giornalista egiziana Mona Eltahawy – sono molte meno le storie che hanno dato voce alla frustrazione sessuale delle donne nella regione o dato un onesto racconto delle loro esperienze sessuali, sia dentro che fuori il matrimonio». Nel suo libro “Perché ci odiano”, Mona racconta che il Medio Oriente ha bisogno di una rivoluzione sessuale per liberare le donne dal taboo della verginità. Un fardello che pesa sulle spalle di quelle che non hanno ancora trovato un uomo da sposare ma che temono di incorrere nell’ira del loro Dio, o nella condanna sociale e religiosa, se seguono i loro desideri. Il bisogno di condividere le proprie esperienze, raccontarsi e informarsi sul sesso è molto sentito dalle donne arabe, e non solo. Mancano però le strutture che lo consentono. Anche per questo, Mona cerca di esportare il messaggio della sua rivoluzione: «Sono io che posseggo il mio corpo. Non lo Stato, la moschea, la strada o la mia famiglia. Ed è un mio diritto avere rapporti sessuali quando e con chi voglio». (A cura di Alessia Albertin)

Mutilazione genitale femminile, in Kenya è una pratica (molto) comune

Un cartello contro la mutilazione genitale femminile, fenomeno ancora molto presente in Africa

Un cartello contro la mutilazione genitale femminile, pratica ancora molto presente in Africa

Circa un quarto delle donne in Kenya ha subìto un intervento di mutilazione genitale femminile (FGM). Nonostante la pratica sia illegale (specialmente grazie al Prohibition of Female Genital Mutilation Act del 2011), Linah Jebii Kilimo, presidentessa del Kenya’s Anti-FGM Board, spiega che molti la considerano ancora una parte fondamentale della cultura locale, soprattutto per aumentare le chance di matrimonio delle giovani kenyote: «Per evitare l’arresto, operano le ragazze di notte, convocando personale medico nelle case». Tuttavia ci sono anche delle comunità, tra cui Kuria e Pokot, nell’ovest del Paese, che continuano a praticare la mutilazione genitale femminile con cerimonie pubbliche accompagnate da danze e canti: «La polizia non può arrestare un’intera comunità – spiega Kilimo – Le persone hanno paura di essere ostracizzate, dicono che lo fanno per il bene delle figlie che altrimenti sarebbero derise e isolate. Grazie alle leggi qualcosa sta cambiando, ma bisogna prima trasformare la mentalità della popolazione». (A cura di Federica Scutari)


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