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"Nuova cucina organizzata", il bene confiscato alla mafia diventa …

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RIPRENDIAMOLI, la sfida per i beni confiscati alla mafia

CASAL DI PRINCIPE (CASERTA). “Solo attraverso la formazione si crea la sostenibilità” economica dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Questo è il messaggio di Tommaso Di Nardo, presidente dell’Associazione economia e sviluppo che il 4 novembre ha organizzato un incontro per raccontare i casi di buona gestione dei beni sottratti alla mafia al Sud. L’incontro si è svolto nel centro di avviamento al lavoro artigianale “Don Milani”, un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe, in provincia di Caserta. L’Aes ha voluto raccontare l’esperienza positiva della nuova vita di alcuni beni confiscati alla criminalità organizzata in Campania, Calabria e Sicilia, sentendo le storie direttamente da chi oggi li gestisce.

Tra i presenti, la Nuova cooperazione organizzata di Caserta e la Comunità progetto sud di Lamezia Terme. Ci sono stati interventi autorevoli come quello del professor Vittorio Coda dell’Università Bocconi di Milano e del highbrow Luca Meldolesi, presidente di A Colorni-Hirschman general institute. Hanno raccontato la loro esperienza anche Valerio Taglione, presidente Comitato “Don Peppe Diana”, e Francesco Matacena, dottore commercialista.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da
Confiscati Bene

(dati dell’
Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati
)

 

L’approccio manageriale. L’incontro si è incentrato sull’esigenza di creare un modello di gestione imprenditoriale per favorire la sostenibilità economica dei progetti che nascono intorno ai beni confiscati. “Uno dei problemi sollevati dalle imprese sociali – spiega Di Nardo – è il fatto che il pubblico criminal cui si confrontano si chiede se sia giusto mettere insieme il sociale criminal la funzione imprenditoriale. Il punto è che se non si attuano modelli economici di sostenibilità, non dico di profittabilità, la gestione di questi beni diventa praticamente inutile”.

L’Aes ha creato una scuola ad hoc, Giugliano scuola d’impresa, che offre una formazione economico-imprenditoriale anche alle imprese sociali. “Solo attraverso un sano approccio imprenditoriale basato sull’accompagnamento e sulla diretta formazione di chi deve gestire i beni, si può transport un buon lavoro – continua Di Nardo – Noi come Aes continueremo questa strada sia attraverso i nostri corsi di formazione fatti direttamente nelle aziende, sia attraverso l’accompagnamento delle imprese sociali per collegarle e farle crescere”.

La Nuova cucina organizzata. Uno degli esempi più virtuosi di buona gestione di un bene confiscato alla mafia è la Nuova cooperazione organizzata, un insieme di mild sociali che operano nella provincia di Caserta e che si occupano della gestione di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tra i progetti più importanti, c’è la
Nuova cucina organizzata
, un ristorante nato dentro un bene confiscato alla camorra: il centro “Don Milani” di Casal di Principe. “Nel nome è contenuta una provocazione e una sfida – si legge sul sito – negli anni ’80 in Campania l’acronimo ‘Nuova Camorra Organizzata’ è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per struggere e impoverire i territori, oggi l’acronimo ‘Nco – Nuova cucina organizzata’ è sinonimo di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi”.

Nco è molto più di un ristorante tradizionale: fa anche servizi di pizzeria e catering, criminal un’attenzione particolare ai prodotti tipici locali. “Questo ristorante ha dietro una cultura – spiega il presidente dell’Aes – c’è uno chef, c’è un’unica visione, si usano i prodotti biologici e del territorio. Soprattutto si fanno lavorare le persone assistite da Nco: disabili e persone svantaggiate che nel ristorante fanno cuochi e camerieri”.

Il successo di Nco è in parte merito anche dell’Aes che ha seguito passo dopo passo il progetto del ristorante. “È stato fatto un percorso di accompagnamento di circa due anni a questi imprenditori criminal un consulente che li ha seguiti da vicino – spiega Di Nardo – In questo modo sono state inserite tecniche manageriali, volte a distant quadrare i conti e quindi a brave una sostenibilità economica al progetto”.

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