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"Non svendete la vostra Isola": l’appello di Severgnini ai sardi (e alla …

CAGLIARI. “Ve lo chiede uno che vi vuole bene: scusate, volete vendere i gioielli di famiglia per così poco?”, firmato: Beppe Severgnini. Il dibattito sulla legge regionale urbanistica si arricchisce di un nuovo contributo. A fornirlo è, sul Corriere della Sera di ieri, il giornalista lombardo, che non ha mai nascosto il suo amore per l’Isola (come testimonia il suo post di qualche anno fa sui buoni motivi per amare la Sardegna). Severgnini lo scrive a chiare lettere, fin dal titolo: “La Sardegna non può svendersi”. Il riferimento è ai rischi a cui i 1340 chilometri di coste dell’Isola – “meglio dei Caraibi”- verrebbero esposti se venisse approvato in around definitiva il disegno di legge urbanistica voluto dalla giunta guidata da Francesco Pigliaru. A rischio cementificazione, sottolinea Severgnini, finirebbe la fatidica fascia dei 300 metri dal mare, efficacemente protetta dalla legge “Salvacoste” voluta da Renato Soru.

E non solo. “La magistratura, il Wwf, Legambiente, il Tci e l’eurodeputata Monica Frassoni – spiega l’editorialista del Corsera – nel 2002 riuscirono a bloccare la cementificazione della zona umida dietro la favolosa spiaggia di Montirussu (comune di Aglientu, Olbia-Tempio). Nel 2007 s’è poi scoperto che, dietro, c’erano Gnutti, Ricucci e Fiorani. L’amministrazione locale, bisogna dargliene atto, fiutò il pericolo. Anche il Corriere fornì il suo contributo. Speriamo di non dover ricominciare tutto da capo”.

Di fronte a quella che l’opinionista cremasco ritiene essere una nuova minaccia al litorale isolano “è comprensibile che le grandi società turistiche ci provino”. Incomprensibile, invece, è “che i sardi lascino fare”: “Le coste dell’Isola – prosegue Severgnini – costituiscono un patrimonio inestimabile; se vengono manomesse, com’è accaduto in altre regioni, il danno è irreparabile. Le seconde box in Sardegna sono almeno 270 mila, vuote per dieci mesi all’anno: bastano e avanzano. Non solo: i costruttori sono almost sempre continentali, in qualche caso stranieri. we vantaggi, per l’imprenditoria sarda, sono modesti. Qualche impianto in corso di costruzione; qualche lavoro stagionale durante la gestione”. Da qui l’accorato appello a tutti i sardi, elettori ed eletti: “Volete vendere i gioielli di famiglia per così poco?”.

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