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Non solo lavagna: quando la tattica si fa anche in cucina

Tattica e cibo. Schemi alla lavagna e il menù del giorno a tavola, a pranzo e cena. L’allenatore, il manager all’inglese ora è anche un qualificato chef che indica alla sua brigata le dosi per le porzioni per i suoi calciatori, in stile Masterchef, mai abbondanti, ma con poche concessioni al gusto. La benzina che serve per correre e recuperare dagli sforzi sul campo. Pep Guardiola per esempio appena arrivato a Manchester qualche giorno fa ha preso possesso delle cucine della Football Academy dei Citizens. Per Aguero e compagni niente più junk food negli spogliatoi e sarà un piacevole ricordo anche la pizza, parecchio consumata durante l’era Pellegrini. Sull’account Twitter del club inglese nei giorni scorsi sono state postate foto del buffet predisposto a pranzo per i calciatori, indicato da Pep: melanzane grigliate, pesce alla brace e un po’ di carne, sempre su griglia, assieme ad altre verdure cotte. Non si scherza, Pep è filosoficamente lontano dai precetti zemaniani, dalle patate lesse con acqua (uno dei punti forti del temuto wash out che portò alle lacrime per i morsi della fame il brasiliano Vagner alla Roma e che fece perdere oltre 15 kg in un ritiro precampionato laziale anche a Paul Gascoigne), ma il suo nuovo corso culinario al City non è certo il massimo per gli inglesi, abituati anche a un buona birra dopo i pasti. Un altro sergente di ferro ma diverso da Pep, Fabio Capello durante la sua breve era alla nazionale inglese aveva imposto frutta, verdura, cibi da vegetariano e nessuna concessione agli alcolici. Con Roy Hodgson invece riecco patatine, birra, ketchup. Nel menu dell’ex Inter sono invece sempre mancati i risultati.

Ma Guardiola ha anche stabilito che i suoi atleti si siedano assieme a tavola un’ora dopo le gare all’Etihad Stadium. Per tenere unito il gruppo e soprattutto sotto controlli cibi e alcolici. La cura maniacale dell’alimentazione del tecnico catalano (che a Barcellona pare tenesse sotto chiave la Coca Cola) è cresciuta dopo il triennio al Bayern Monaco con la presenza nello staff di Mona Nemmer, specialista che lavorava per la federazione tedesca, giovanili e Under 21. E sempre il Pep a Monaco impazziva pubblicamente per la professionalità di Robert Lewandowski, seguito dalla moglie, Anna Stachurska, bronzo nel karate ai Giochi di Pechino 2008 e fissata con il salutismo, con un blog su sport, alimentazione e psicologia. Insomma, il polacco si è messo in proprio, come Leo Messi con il nutrizionista italiano Giuliano Poser, che con poca carne, poco sale e frutta biologica gli ha fatto perdere chili e dimenticare gli infortuni muscolari.

Mentre a Londra (anche se ora è in Austria per un pezzo di preparazione estiva), di sicuro non saranno settimane facili al Chelsea, la linea dura di Antonio Conte intreccia campo d’allenamento e tavola. Come in Nazionale (Daniele De Rossi meno 6 kg nel periodo pre Europei francesi) e alla Juventus, per i Blues niente pane, pizza, concessa la pasta, meglio se di kamut, via libera a frutta, verdura, carne magra, la bresaola sempre presente nei piatti di Pippo Inzaghi e Pavel Nedved, riconosciuti cultori del perfezionismo con forchetta e coltello. Da casa Conte a Milanello, Vincenzo Montella, in attesa dei cinesi e dei rinforzi oltre al controllo del gioco ha portato in valigia quello delle calorie, una nuova dieta per mandare a regime i milanisti con qualche chilo di troppo: meno regole rispetto a Guardiola, menu a base di farro, quinoa e un po’ di pasta, rigorosamente senza glutine. E ripetuti passaggi sulla bilancia per chi tende a sgarrare, come Jeremy Menez, oggetto di ironie e sfottò per le rotondità messe in mostra al ritorno dalle vacanze.

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