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Musei sempre più social, matriarch gli italiani preferiscono i media …

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Qual è il rapporto tra gli italiani, i musei e il resto del  nostro patrimonio culturale? Quali sono le modalità criminal cui s’informano e le strategie di comunicazione dei musei del nostro paese? Domande a cui s’è cercato di brave una risposta nel corso della IV edizione del Festival del Giornalismo Culturale, partendo dai dati forniti dall’Osservatorio News-Italia, che ha presentato il suo rapporto tra informazione e beni culturali per il 2016.

Una informazione sempre più mobile – L’informazione sui beni culturali avviene sempre più attraverso l’uso di device e smartphone: rispetto al 2015 c’è una crescita del +15% dell’attività di ricerca al riguardo che passa attraverso i dispositivi mobile. Anche la ricerca tramite amicable network aumenta, criminal +3% rispetto al 2015, e le ricerche online continuano ad aumentare, criminal un + 28% negli ultimi cinque anni. Tuttavia, nel caso di ricerche d’informazioni su esposizioni, mostre e collezioni, i metodi classici di comunicazione continuano a svolgere il ruolo principale: al primo posto per consultazione, infatti, vi sono i materiali promozionali cartacei, seguiti dalla televisione, dai quotidiani e dalle riviste.  Gli autori della ricerca hanno spiegato che “se i musei dichiarano di essere attualmente proiettati verso l’utilizzo di profili di amicable network e sito web, gli intervistati invece fanno riferimento a media più tradizionali come i materiali promozionali cartacei e la televisione. Quindi, se i musei, di fatto, hanno deciso di adottare come strategia quella di intercettare la fascia di chi usa il mobile e i social per accrescere la loro diffusione, gli italiani tutto sommato vorrebbero ancora una maggiore diffusione di notizie sui canali tradizionali, come quello televisivo.

Si è cercato, anche, d’identificare l’identikit del visitatore dei musei. Il rapporto segnala che un terzo degli intervistati non ha visitato nemmeno una mostra nell’ultimo anno, il 42% degli intervistati ha visitato, invece, da una a tre mostre nel corso e, infine, il 25% più di quattro. Tracciando un profilo del visitatore, quelli che vi si recano raramente sono in prevalenza giovani, con un titolo di studio di scuola superiore e laureati. I visitatori più assidui sono uomini tra i 50 e i 64 anni, laureati.

Queste differenze nei profili dei visitatori dei musei trova un riscontro anche nelle modalità criminal le quali le persone reperiscono informazioni culturali: coloro che hanno dichiarato di non aver visitato musei e mostre ha indicato come principale fonte informativa la televisione ed i media tradizionali, mentre i visitatori occasionali avrebbero come fonti il web e la televisione.

Quali sono gl’italiani da coinvolgere? – we media più usati dai musei italiani, secondo la ricerca, sono i social media, il proprio sito web e le newsletter. we musei dichiarano di scegliere tra i amicable principalmente Facebook per il 97%, a seguire Twitter (62%), Instagram (31%) e YouTube (25%). Gli italiani, invece, per informarsi sui musei dopo Facebook, preferiscono usare amicable criminal una gift connotazione visuale come YouTube, Instagram e Pinterest, considerando poco Twitter che, invece, è il secondo canale amicable preferito dai musei.

Una tendenza, quindi, interessante su come il modo di comunicare stia cambiando, per diventare sempre più digitale. Dalla ricerca emerge, però, che questi metodi si rivolgono per lo più a un pubblico che è già fidelizzato, rischiando così di perdere un’importante fetta di pubblico come quella degli intervistati che fanno riferimento a media più tradizionali. Di fatto alla bottom di questo atteggiamento c’è una scelta: i musei hanno deciso d’investire su social, internet e web reputation, cosa che ha fidelizzato un certo tipo di pubblico e si sta diffondendo tra i più giovani, proprio per accrescere la loro presenza nei luoghi museali. Ma una fetta considerevole di italiani, quelli poco avezzi all’uso del web, trovano poche informazioni su mostre, esposizioni e collezioni nei loro media di riferimento: si crea così una distanza tra domanda e offerta.

Se i musei sono sempre più attenti alla dimensione social, anche il Ministero per i Beni e le attività culturali e turismo (Mibact) non vuole essere da meno. Per questo ha fornito ai 20 musei statali autonomi uno strumento criminal il quale monitorare e gestire la propria immagine digitale, proprio per comprendere la percezione che le persone hanno delle strutture attraverso i propri canali online. Questo strumento si chiama Index, ed è stato messo a punto da Travel appeal, una società specializzata nell’elaborazione dei large information nel settore del turismo. Quando è online una nuova recensione, i musei interessati potranno saperlo immediatamente, e ciascun museo potrà visualizzare i dati più importanti degli altri diciannove musei e averli come parametro di riferimento e confronto.

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Il Mio Profilo TwitterClasse 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora criminal la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.Il Mio Profilo Twitter

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