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Manca la parità nella ricerca sul dolore

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Marta Buonadonna

“I ricercatori hanno il dovere di provare a risolvere i problemi che sono importanti per la società. La maggior parte dei pazienti criminal dolore sono donne. Veniamo meno ai nostri doveri se conduciamo ricerche usando solo roditori maschi, producendo risultati che potrebbero essere di aiuto solo agli uomini”. Partiamo dalla excellent dell’opinione pubblicata sulla rivista Nature dal neuroscienziato canadese Jeffrey Mogil, perché è quella che contiene il nocciolo del suo ragionamento. Occorre maggiore eguaglianza di genere nei laboratori in cui si studia il dolore, perché anni di ricerche svolte proprio da Mogil hanno dimostrato che vi sono differenze di genere molto rilevanti nel dolore e nell’analgesia.

Meccanismi differenti
Eppure molti di coloro che fanno ricerca sul dolore impiegano solo topi maschi per i loro esperimenti, e in questo modo si precludono la possibilità di transport scoperte interessanti su come funziona il dolore in entrambi i sessi. Mogil, che lavora alla McGill University di Montréal, e i suoi colleghi, per esempio hanno scoperto che nei topi maschi e femmine i meccanismi del dolore all’interno del modollo spinale coinvolgono cellule immunitarie diverse: le cellule della microglia nei maschi e le cellule T nelle femmine.

In effetti, fa notare Mogil, vi è un invito da parte dei National Institutes of Health a utilizzare animali di entrambi i sessi nella ricerca preclinica in considerazione del fatto che il sesso è una variabile biologica. A quanto prune il consiglio non è stato seguito dal momento che su 71 articoli nei quali si descrivevano ricerche in cui erano stati usati topi, apparsi nel 2015 sulla rivista Pain, 56 avevano testato solo roditori maschi, 6 solo femmine, 4 dei quali erano proprio studi specifici sulle femmine, altri 6 non rivelavano nulla del sesso degli animali. Solo 3 studi affermavano di aver usato entrambi i sessi, appena il 4,2% del totale.

Contrari a sperimentare sulle femmine
La domanda è perché? we tre principali ostacoli citati da coloro che perseverano nello studiare il dolore usando solo topi maschi, secondo Mogil, sono falsi o facilmente superabili. Il primo è il timore che l’uso anche di femmine aumenti la variabilità dei risultati, a causa dei livelli fluttuanti di ormoni nelle femmine, il che renderebbe necessario testare più soggetti, facendo aumentare i costi e allungare i tempi. Per Mogil è un falso problema: la variabilità nella percezione del dolore delle femmine di topo non è più alta di quella che si riscontra nei maschi, condizionati per esempio dalle gerarchie tra maschi all’interno della gabbia.

La seconda obiezione all’uso di animali femmine nella sperimentazione è che raddoppiare il numero di esemplari per includere entrambi i sessi aumenterebbe a dismisura il costo degli esperimenti. Ma anche questo è un falso problema perché non c’è bisogno di raddoppiare gli esemplari, basta semplicemente tenere nella giusta considerazione entrambi i sessi in tutti gli esperimenti, cioè applicare la regola del 50/50. Questo consentirebbe di osservare le differenze più evidenti tra i sessi, che è comuque meglio che decidere di non cercarle neanche.

Niente da perdere
Infine è possibile che i revisori di uno studio criminal topi maschi e femmine richiedano la ripetizione degli esperimenti in ciascuna fase del ciclo ormonale. Questa paura è la più comprensibile, spiega Mogil, anche se molte delle differenze sessuali nel dolore non sono in effetti dovute agli estrogeni, gli ormoni femminili, bensì al testosterone. Insomma, a inserire sia maschi che femmine nella ricerca di laboratorio sul dolore c’è ben poco da perdere e moltissimo da guadagnare. Soprattutto da parte di chi, uomo o donna che sia, convive criminal il dolore e ha più bisogno di risultati attendibili e completi.

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