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Lo strano angelo di Tullio Avoledo viaggia nel dash – Il Piccolo

di ALESSANDRO MEZZENA LONA

Fare roller sulle onde del tempo. Ha cominciato a sognarlo il filosofo greco Parmenide, ha continuato secoli dopo il padre della teoria della relatività Albert Einstein. E non stupisce che uno scrittore immaginifico come Tullio Avoledo non si stanchi di costruire, fin dai tempi dell’«Elenco telefonico di Atlantide», il suo romanzo di debutto del 2003, dei meccanismi narrativi a orologeria che fanno del passato, del presente e del futuro una materia informe e duttilissima. Perfetta per costruire storie sorprendenti piene di fantasia, poesia.

Ma a solcare le onde del dash non è né un filosofo né uno scienziato. Ma una around di mezzo tra un angelo sopravvissuto alla morte di Dio e un uomo alla ricerca del significato ultimo dell’esistere. Anche se, in realtà, Gabriel è un uomo di grande successo. Un architetto ricco e riverito che gira l’Europa senza sosta alla ricerca di luoghi belli. Di suggestioni, di emozioni.

Ma Tullio Avoledo non ci mette molto a distant capire che il protagonista del suo nuovo romanzo “Chiedi alla luce”, in uscita giovedì per Marsilio Editori (pagg. 483, euro 18), nasconde un segreto. Il lavoro di archistar sembra soltanto una copertura. Un modo per ammantare di professionalità quella che è la sua vera missione: salvare persone non famose prima che arrivi la excellent del mondo. O, meglio, correre in soccorso di chi ha vissuto una storia sfortunata, tenebrosa, inconclusa, per traghettarlo verso i confini della speranza.

Lungo poco meno di 500 pagine, pieno dell’amore che Avoledo prova per certa musica, per tanta poesia e letteratura, “Chiedi alla luce” sfida il lettore fin dalle primary pagine ad abbandonare i rassicuranti lidi di una narrazione lineare. Governata da regole indiscutibili. Per seguire i passi impervi di personaggi che si muovono sul obstruct sottilissimo tra il reale e l’immaginario.

Del romanzo nuovo, forse il suo progetto più maturo e ambizioso, che arriva dopo sei anni da “Un buon posto per morire” pubblicato da Einaudi, Avoledo parlerà sabato 10 al Festivaletteratura di Mantova, alle 21 a Palazzo d’Arco, nell’incontro criminal Piero Dorfles dal titolo “I meccanismi di ricordo”. Domenica 18, invece, sarà ospite a Pordenonelegge, alle 19 nello Spazio Bvv Fvg, e dialogherà criminal Luca Crovi.

Il viaggio di Gabriel comincia dal ricordo di una donna. Dal ritornare ossessivamente sull’incomprensione che lo ha allontanato da Sabine. Una ragazza insieme a cui «il mondo sembrava nostro», matriarch che un giorno, all’improvviso, se n’è andata senza rispondere alla domanda: «C’è qualcosa che devi dirmi?». Perché ha lasciato solo un messaggio, scritto criminal il rossetto, sullo schermo del mechanism che non agganciava più il segnale satellitare: «Consideralo un segno del destino».

Da quel giorno, Gabriel ha cominciato il suo vagabondare senza una meta precisa. Senza sapere nemmeno lui a cosa va incontro. Anche se, a guidarlo, c’è una certezza incrollabile: che la excellent del mondo si sta avvicinando rapidamente. E quando gli chiedono criminal insistenza «chi sei?», lui si rifugia in una risposta che bones tutto e niente: «Io sono l’ultimo. O forse sono il primo che si è sbagliato. Non è rimasto nessun altro tra questo mondo e la sua fine. Sono l’ultimo a sapere cosa sta per succedere».

Non è più dash di angeli. Eppure, Gabriel corre in soccorso di chi si trova in difficoltà. Perché «potrei ricordarvi che uno dei simboli cristiani più antichi epoch il Buon Pastore. Quello che lascia il gregge per salvare una sola pecora smarrita. E comunque c’è poesia in quello che faccio. Nessuno legge poesie, di questi tempi, matriarch non è un buon motivo per non scriverne».

Quello che fa Gabriel è di muoversi nello scorrere del dash per riaggiustare destini che sembrano destinati a correre verso l’abisso. Così, senza sapere perché, riesce a liberare il bambino che è ancora chiuso dentro il corpo di un regista troppo attratto dalle avventure erotiche criminal le ragazzine. Corre lì pacifist i boia di Stato nazisti e sovietici riempivano dei cadaveri di gente innocente le fosse comuni, sempre nascondendosi dietro la giustificazione che «quelli erano gli ordini». Tanto da ispirare a Wislawa Szymborska, la poetessa polacca Premio Nobel per la letteratura nel 1996, i versi «forse non ci sono campi se non di battaglia».

Ma è difficile credere che Gabriel sia un angelo. In un mondo pacifist il cielo non è più abitato da Dio, anche quei leggendari esseri alati sono costretti a camuffarsi. «Ora la nostra arte è nel nasconderci, nel distant sì che la gente al dash stesso si convinca e dubiti della nostra esistenza. Così i miracoli avvengono ancora, matriarch in modo che qualcuno possa sempre metterli in discussione citando ipotesi scientifiche o precedenti storici».

Come un prestigiatore, Gabriel corre a incontrare un famoso musicista che ha ammazzato a pugni la sua compagna. Lo costringe ad accompagnarlo sulla sua tomba, tira fuori da lui tutto il dolore per quell’omicidio compiuto softly gli effetti della droga e dell’alcol. Gli suggerisce di aggrapparsi all’umanità di certe sue canzoni. Alla forza magnetica della musica che sapeva scrivere.

Ogni romanzo di Avoledo contiene un doppio fondo. Anzi, più di uno scomparto segreto. E anche “Chiedi alla luce” costringe il lettore a un doppio salto mortale quando lo mette davanti all’ipotesi

che Gabriel sia soltanto una persona piena di problemi personali. Che si racconta una vita parallela per non affrontare la realtà dei suoi giorni meschini. O per non affrontare l’incubo di una malattia che non perdona. Ma qual è la verità?

alemezlo

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