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Lo scudetto della Lazio 2000 e un amore sacrificato

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Calcio e amore, un binomio che troppe volte ha reso la vita di coppia un inferno. Facendo finire male matrimoni, interrompendo rapporti che duravano da anni. Si, perché l’amore, quello per la propria squadra di calcio, spesso va oltre il sentimento che si prova per una donna. E se sei una ragazza comprensiva lo accetti, altrimenti, addio sogni di una famiglia felice.

Francesco Trento è uno scrittore, laziale, che ha raccontato la sua storia (Repubblica ha riportato una sua lettera che verrà letta domani durante l’evento “La partita dei racconti” al Maxxi di Roma) d’amore finita per “colpa” dello scudetto biancoceleste conquistato nel 2000. Una giornata per cuori duri quella vissuta dai laziali quel giorno. La vittoria degli uomini di Eriksson sul campo contro la Reggina e poi l’interminabile attesa per l’altro match Perugia-Juventus con il diluvio torrenziale al Renato Curi.

Non ha avuto figli Trento e l’amore con la donna della sua vita è finito quel giorno, il 14 maggio del 2000. Il classico esempio di quando ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato (per lei ovviamente). Non per lo scrittore che aveva programmato tutto nei minimi particolari. “Dovevo essere all’aeroporto, con la mia ragazza. Dove sono invece? Allo stadio Olimpico di Roma. Perché la Lazio potrebbe vincere lo scudetto dopo trent’anni. Ecco perché”.

Questo non era previsto quando aveva deciso di prenotare e comprare due biglietti aerei per Parigi. A cinque giornate dal termine del campionato, infatti, i biancocelesti erano ormai 9 punti sotto la Juventus. “Quella mattina però il distacco si era ridotto a 2. Ho pensato: vado allo stadio, esco alle 16.45 e faccio in tempo a prendere l’aereo. Tanto arriveremo secondi e non ci sarà niente da festeggiare. Ma a causa di un diluvio mai visto, l’arbitro Collina sospende Perugia-Juventus per impraticabilità del campo. Un’ora dopo, tutta Italia attende: la Lazio ha già battuto la Reggina e il campionato dipende solo da quella partita.

Quei 60 minuti sono un mix di emozioni, ansie, paure, sogni. Al gol del vantaggio del Perugia firmato da Calori (sul maxischermo appare erroneamente il nome dell’ex romanista Cappioli) i tifosi, chi sul prato dell’Olimpico, chi ancora in tribuna, esplodono di gioia.

“Ma io ho la mia ragazza che mi aspetta a Fiumicino. Ho provato a spiegare il dilemma al mio, sconosciuto, vicino. ‘Se te ne vai un giorno non potrai raccontare tutto questo ai tuoi figli’, mi disse. Ma io se resto rischio di non averne mai di figli’. Che poi nemmeno stiamo guardando una partita, ma siamo ammassati in 5, 10, 15 persone, accanto ai possessori di una radiolina. Comunque rimango”.

Il susseguirsi del racconto è romantico ed emozionante. “È tardissimo, devo andare. La Juve ha sfiorato il gol. Decido di rimanere. ‘Non te ne puoi andare’, mi grida un tifoso ciccione e ubriaco di Borghetti’. Così quando Laura mi chiama lei io non rispondo, le mando un messaggio con scritto ‘ci vediamo al gate’ e spengo il telefono. Mi metto a tifare, bevo un Borghetti anche io. E pazienza se il pubblico delle commedie dice no, scemo, corri dalla tua bella, vai da lei. Rimango dalla mia Lazio. Fino al 97esimo di Perugia, quando Collina dichiara concluso l’incontro. E pure dopo per applaudire i tuoi eroi, festeggiando fino a notte inoltrata lo scudetto più assurdo della storia del calcio”.

Sono le 18 e 04 minuti, la Lazio è campione d’Italia. “Vado a Parigi il giorno dopo, c’era un sole meraviglioso. Ma Laura ha decretato la fine della partita per impraticabilità del campo. E nemmeno Collina può far nulla.”


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