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L’isola di corallo “allevata” dal Giappone

Non ci sono solo i cinesi a costruire isole artificiali per rivendicare sovranità nell’oceano. Gli scienziati giapponesi usano metodi meno invasivi del cemento: stanno coltivando corallo in laboratorio per far nascere una loro isola nel Mare delle Filippine. Si chiama Okinotorishima (Isola del lontano uccello), 950 miglia nautiche da Tokyo, è uno scoglio grande come un monolocale: ma spendendoci 600 milioni di dollari i giapponesi vogliono trapiantarci tre ettari di corallo. Sembrerebbe una spesa folle, però i fondali intorno all’insediamento potrebbero contenere idrocarburi per miliardi di dollari e le acque sono ricche di pesci. In più, Okinotori è in una posizione strategica che può servire a Tokyo per contestare ai cinesi la navigazione verso il Pacifico. Resta da vedere se Okinotorishima può essere definita un’isola o invece è solo uno scoglio: in base alla distinzione la legge internazionale del mare concede o no di stabilire intorno all’avamposto una zona economica esclusiva. Ad aprile la guardia costiera giapponese ha arrestato un peschereccio taiwanese a 170 miglia da Okinotorishima. Tra pochi giorni è attesa la sentenza della Corte arbitrale dell’Onu sul caso sollevato dalle Filippine contro la Cina, che sta costruendo un suo avamposto a Scarborough (Huangyan in mandarino) nell’arcipelago delle Spratly (Nansha in mandarino) poche centinaia di chilometri dalle coste di Manila. La contesa per il Mar cinese meridionale, rivendicato quasi integralmente dalla Cina, si gioca con trucchi come il corallo innestato sugli scogli, il cemento sugli atolli, i pescherecci e le piattaforme per ricerche petrolifere e le crociere per turisti organizzate dai cinesi sulle isole artificiali. In questi giorni una nave da crociera di Pechino sta portando una frotta di vacanzieri-politici ad ammirare le Paracel (Xisha per i cinesi), davanti alle coste vietnamite. La sera viene proiettato un documentario sulla «grande vittoria» del 1974, quando unità della Marina cinese mitragliarono i sudvietnamiti e si impossessarono delle isole contese. A quanto pare i turisti sono un po’ annoiati: a parte prendere il sole e sentire conferenze geopolitiche e patriottiche, a bordo c’è poco altro da fare.

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