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Letti da rifare

Soltanto così il corpo della donna diventa per noi, eterni principianti della vita, una mappa che dobbiamo imparare a comprendere con mani disarmate e occhi attenti. A volte capita di intercettare nelle movenze di una donna una strana leggerezza che rende gesti e sguardi di una stoffa rara, rivela e nasconde l’inizio o la pienezza di un amore, uno stilnovo di parole e gesti.

C’è molto di più da sapere sulla vita nel corpo di una donna alle otto del mattino, senza trucco sugli occhi ancora assonnati, che nelle pagine di cronaca, perché ogni elemento di quel corpo, sinfonia di dettagli, non canta solo se stesso ma l’unità profumata della vita che vive quando ama ed è amata. Le ciglia sfarfallano, la luce esce dagli occhi più pura, e inattesi animali si nascondono nelle membra, il cigno nel collo, la tigre nelle gambe, i delfini nelle dita e i fenicotteri che cambiano colore, dal bianco al rosa, nel viso.

Il corpo di una donna può contenere tutto il cosmo, per questo il racconto della Genesi coglie nel segno, narrando che, dopo che tutte le cose furono fatte, il corpo della donna fu modellato per ultimo, finale inatteso nel gran film delle origini. Quel mistero di carne è la sintesi di tutte le cose precedenti, il compimento e superamento di tutta l’opera fatta.

Chiunque avesse sfregiato quel corpo avrebbe rovinato anche alberi, corsi d’acqua, orbite celesti, ordine delle stagioni e tutte le relazioni che da quel corpo dipendono. Così se viene ferita la donna viene ferita tutta la realtà, e non per un sentimentale luogo comune, ma perché se il corpo capace di albergare e dare la vita viene avvelenato, la vita tutta è avvelenata, come un fiume alla fonte.

Forse per questo un giorno mia madre mi consigliò un libro di Julie Otsuka, Venivamo tutte per mare, dicendomi: «Narra di donne sfruttate durante la guerra mondiale e la protagonista è un noi corale». Incuriosito dall’artificio narrativo le chiesi come mai, e lei mi rispose: «Perché il dolore di una donna è il dolore di tutte le donne, e di tutte le cose».

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