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Le opposte ricette di futuro sulla Trieste appesa al voto

TRIESTE. «Debora ha perfettamente ragione», sottolinea Ettore Rosato. «Intervento surreale», ribatte Massimiliano Fedriga. Parlano dello stesso argomento, i due parlamentari: l’intervista di Debora Serracchiani, ieri sul Piccolo, alla vigilia del voto in città. Ma i punti di perspective sono opposti: Rosato ne farebbe un manifesto, Fedriga la incenerirebbe. In uno unfolding possibile (nemmeno troppo “fanta”) il capogruppo del Pd e quello della Lega Nord alla Camera potrebbero perfino ritrovarsi contro, nel 2018, per la presidenza della Regione. Per adesso fanno i believer sull’asse Roma-Trieste, a sostegno l’uno della riconferma di Roberto Cosolini a sindaco, l’altro del ritorno di Roberto Dipiazza in municipio.

 

 

La posta in palio, secondo la presidente della Regione, è altissima: «Il futuro della città». Tutti concordano, pristine i grillini. «Ma dipende chi vince», aggiunge la capogruppo regionale Elena Bianchi. A essere radicalmente diversa è l’interpretazione di quello che Trieste è oggi. La maggioranza, sposando la sintesi della governatrice («La città è in movimento») ne parla benissimo, esclusa quella parte di Sel, ne è interprete la deputata Serena Pellegrino, che guarda a sinistra e punta su Marino Sossi. L’opposizione soft, quella di Alessandro Colautti (Ncd), difende invece l’era Dipiazza: «Nei suoi confronti critiche ingenerose».

E Fi e Lega ribattono a muso duro: «Immobilisti sarete voi». Serracchiani tratta di industria e porto, di sanità e cultura. Snocciola le operazioni su Flextronics e Cartiera Burgo, i numeri dell’Autorità criminal Zeno D’Agostino al timone, il risanamento della Ferriera, i reparti ospedalieri «rafforzati», Campo Marzio, la conquista dell’autonomia per Miramare. Esalta una città che «ha recuperato la vocazione internazionale». Avverte del pericolo della frenata, dello stop, del ritorno all’indietro. Rosato ne asseconda il pensiero, mentre Sandra Savino ironizza: «Abbiamo visto muoversi solo chi dormiva al Silos e andava a mangiare alla Caritas». Bianco e nero. Noi e gli altri. Voto decisivo per il futuro, è il pensiero comune, anche perché ognuno ha un futuro da coltivare. E un presente da modellare di conseguenza.

Perdesse Cosolini, «nessuna ripercussione sul governo regionale» assicura, come Serracchiani, il capogruppo del Pd a Montecitorio. Pellegrino condivide: «Livelli istituzionali diversi, nessun collegamento». Dall’altra parte si è però pronti a distant pesare il verdetto. Fino all’«avviso di sfratto» alla presidente cui bones di credere, da tempo, il leghista Fedriga. Il suo sogno di futuro.

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