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Le cose da sapere sul ringiovanimento vaginale

LE TECNOLOGIE USATE

Il ringiovanimento vulvo-vaginale può essere effettuato mediante tecniche laser di stimolazione della mucosa endovaginale. MonnaLisa Touch ™ è un trattamento funzionale basato su uno speciale sistema laser a CO2 frazionato, realizzato appositamente per la mucosa vaginale, che provoca microlesioni, invisibili e non dolorose, necessarie per stimolare la produzione di nuovo collagene, elastina e mucopolisaccaridi, per ricostruire la mucosa della parete vaginale. Il trattamento migliora l’atrofia cellulare stimolando la naturale produzione di collagene e inducendo il tessuto a richiamare acqua per ristabilire un buon livello di umidificazione della mucosa e il corretto livello di pH vaginale. Il vantaggio di questo tipo di trattamento, spiega l’esperta, è che «a differenza dei tradizionali sistemi di intervento chirurgico o farmacologico, quelli col laser non hanno effetti collaterali, sono poco invasivi e minimizzano il dolore». La procedura è totalmente ambulatoriale ed eseguita in pochi minuti, senza bisogno di anestesia.

RISULTATI

Per avere dei risultati efficaci si eseguono 3 trattamenti da 15-20 minuti nell’arco di 4-6 mesi per avere benefici a lungo termine: «La rigenerazione dei tessuti prosegue nelle settimane successive al trattamento, ma già dalla prima seduta la paziente può avvertire una maggiore elasticità (vaginal tightening) e idratazione delle parti intime». In seguito basta una seduta di mantenimento all’anno.

COSTI E RACCOMANDAZIONI

I costi del trattamento non sono particolarmente alti: circa 300 euro a seduta.
Come per tutti i trattamenti laser, è importante rivolgersi a uno specialista competente.
Dopo il trattamento la paziente può tornare alla sua vita quotidiana, ma si raccomanda solo l’astensione dall’attività sessuale per sette giorni.

TERAPIE ALTERNATIVE

La secchezza vaginale può essere curata anche con rimedi locali (creme, ovuli) a base di estrogeni (estradiolo, estriolo) o testosterone (che oltre a esercitare un’azione antinfiammatoria, stimola la produzione di collagene, elastina e mucopolisaccaridi, migliorando lo stato di salute del tessuto vulvare), oppure cure non ormonali, a base di collagene, acido ialuronico, vitamina A, aloe e altri prodotti emollienti. Un altro rimedio è l’ospemifene, un farmaco che si assume per bocca e è adatto anche alle donne che hanno seguito terapie antitumorali (Non è un ormone, ma agisce come tale sull’epitelio vulvo-vaginale).

PER CHI È VANITOSO

Il ringiovanimento vulvare può anche avere uno scopo puramente estetico. La dottoressa Teodoro spiega che «dopo una certa età i tessuti della zona genitale possono perdere turgore, elasticità e anche sensibilità». Per rimediare, in questo caso, non si utilizza il laser ma si ricorre ad altri tipi di trattamento, già applicati con successo in altre parti del corpo. Il filler vulvare è un trattamento estetico che prevede iniezioni a base di acido ialuronico nelle parti intime femminili e che, al pari del filler al viso, «ha lo scopo di migliorare l’aspetto dell’area interessata, nello specifico restituendo pienezza alle piccole e alle grandi labbra o correggendo eventuali cicatrici presenti sui genitali dopo il parto». A differenza dei filler che si fanno in altre parti del corpo, quello iniettato sui genitali è solo ed esclusivamente riassorbibile: ciò significa che «i risultati non sono permanenti ma durano da 6 mesi a 1 anno a seconda del tipo di gel utilizzato e delle caratteristiche della paziente». L’esecuzione della procedura è semplice e richiede generalmente tre sedute (10-30 minuti) in 2 mesi. Non è necessaria anestesia (salvo quella locale in caso di elevata sensibilità al dolore), ma dopo il trattamento ci sono alcune precauzioni da seguire: evitare di avere rapporti sessuali per circa una decina di giorni, e non fare attività che possono comportare una pressione sulla zona vulvare, indossare biancheria intima comoda, non colorata e fatta in fibre naturali, e non stressare la zona depilandola. In alternativa al filler vaginale c’è l’autolipotrapianto, noto anche come lipofilling, che consiste nel prelevare con delle cannule il grasso da differenti parti del corpo (come ad esempio le natiche, o i fianchi) per iniettarlo nella zona vulvare. La ginecologa chiarisce: «Questa procedura ha risultati più durevole di quelli del filler tradizionale ma comporta un intervento più complesso, dal momento che è necessaria anche una parziale liposuzione». Entrambi i trattamenti sono vere e proprie micro-operazioni di chirurgia estetica, che possono comportare rischi e complicazioni (dal semplice gonfiore temporaneo fino alla perdita di sensibilità nell’area genitale, sanguinamenti o, addirittura, paralisi dei nervi). Ma si sa: la vanità è senza confini e la medicina cerca di adeguarsi, l’importante in ogni caso è rivolgersi a professionisti specializzati.

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