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L’APPELLO DAL MICAM Chiudono le aziende, crolla il mercato europeo “Comprate italiano”

di Andrea Braconi

Il calzaturiero in Italia viaggia a doppia velocità, con le Marche che stentano rispetto ad altri territori. È la fotografia di Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici, fatta in occasione di una tavola rotonda al Micam da Confindustria Centro Adriatico con un parterre di livello: accanto a lei, infatti, l’assessore regionale Manuela Bora, il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabbatini ed il vice direttore del Sole 24 Ore Alessandro Plateroti. Quello in corso è il primo Micam con la nuova Camera di Commercio delle Marche.

“Il 2018 è stato un anno molto difficile, nonostante l’export al 4% in più come valore ma con un perdita sul volume – ha esordito la Pilotti -. Questo dato è trainato anche dai grandi brand che vengono a produrre in Italia. Abbiamo aumentato l’import del 10% in volume e in valore, ciò significa che perdiamo produzione: infatti abbiamo perso 5 milioni di paia di produzione. È vero che l’export è cresciuto, ma chi fa da padrone? Nove miliardi e mezzo di export sono tanti, ma non è per le piccole e medie imprese, dove invece c’è grande difficoltà”.

Nell’anno precedente sono stati 138 i calzaturifici chiusi nelle Marche (131 nel 2017), mentre a livello nazionale la cifra tocca le 323 imprese. “Sono dati abbastanza preoccupanti, il consumo delle famiglie non è ripartito, vengono acquistate più scarpe dall’estero. Ieri al ministro Di Maio privatamente ho mostrato una scarpa fatta in Italia, che esce a 120-130 euro, ed una perfettamente uguale, che viene venduta a 35-40 dollari: significa che la prima andrà sul mercato a 500 euro e l’altra sotto i 100”.

Per questo, ha rimarcato la Pilotti, è importante far riconoscere il valore aggiunto del made in. “Bisogna fare una comunicazione forte per promuovere il ‘Comprate italiano’, dalle calzature al food”.

E a Di Maio che aveva ipotizzato sgravi fiscali per i vari settori sul versante del made in Italy, ha risposto Plateroti sottolineando come il rischio possa diventare quello di rientrare nei cosiddetti aiuti di Stato, che verrebbero immediatamente bocciati dalla Comunità Europea. “In Italia non si parla mai di centrali d’acquisto per aiutare le imprese, ma si sono resi tutti conto che abbiamo lasciato troppo indietro tanti settori e tante persone. Dovremmo invece dire cosa siamo, raccontare e creare suggestioni sul prodotto italiano”.

Moira Canigola, presidente della Provincia di Fermo, ha voluto esporre l’importante lavoro istituzionale portato avanti nel territorio insieme ad associazioni di categoria e sindacati, con il prezioso supporto della Regione Marche. “Il nostro è un esempio di sistema che sta funzionando, e mi riferisco al Tavolo per lo sviluppo e la competitività. Abbiamo voluto cercare soluzioni per un territorio che abbiamo visto perdere sempre più competitività, aziende e lavoratori, con un trend che ci ha fatto allarmare e spinto a discutere insieme. Dall’analisi e dalla discussione è nata l’idea di richiedere l’Area di Crisi Complessa per il distretto calzaturiero, che considero non un punto di arrivo ma di partenza. Stiamo lavorando per far capire quali sono le esigenze delle nostre imprese e quindi creare quegli strumenti e le soluzioni utili, ben sapendo che la legge 181 che disciplina questo settore non è certo la migliore, rivolgendosi alla grande industria. Ma andremo a chiedere una revisione di questo strumento, per aiutare le piccole e medie aziende”.

Di superamento delle reti d’impresa ha parlato il vice direttore del Sole 24 Ore. “Occorre avere delle idee su dove ti vuoi collocare nella distribuzione. Le piccole e medie imprese non hanno la flessibilità per affrontare queste sfide. Quindi cosa fare del vostro tavolo? È inutile inseguire modelli che non ci sono più. Oggi un modo per risollevarsi è sicuramente la digitalizzazione dell’economia, dei processi e dell’organizzazione aziendale, come dimostrano molti Paesi”.

Piccoli ma interessanti segnali positivi sembrano giungere sul versante delle filiere, come ha tenuto a precisare l’assessore regionale Bora, presente insieme al consigliere Giacinti. “Un risultato molto confortante è l’ultimo bando dell’asse 8 sulla filiera del made in Italy e questa è la vera scommessa: sconfiggere l’individualismo, con tutti i beneficiari hanno presentato i propri progetti con altre aziende in partenariato. Quello del calzaturiero è un settore ha una grandissima vocazione all’export e in questo il nuovo rapporto con la Camera delle Marche sarà importante. Ecco perché l’internazionalizzazione ha sempre più un ruolo strategico”.

A fare il punto sui mercati esteri è stata ancora la Pilotti, rispondendo alla domanda di Plateroti “dove state andando?”. “Nel mio mandato – ha ribadito la presidente di Assocalzaturifici – ho cercato di supportare le aziende attraverso un voucher per partecipare alle nostre missioni all’estero. Su Russia e paesi del Csi non abbiamo ancora recuperato oltre il 50%, ma promuoviamo l’Obuv e facciamo fiere in Kazakistan e a Kiev. Stiamo promuovendo l’America del Nord (è cresciuto molto il Canada, oltre il 20%), la Corea del Sud e i paesi del Far East. Scendono Hong Kong e Giappone, ma quest’ultimo dato potrebbe cambiare con l’ultimo accordo di libero scambio e l’azzeramento dei dazi. Perdiamo in Europa e nel mercato arabo. Solo la Germania va bene, mentre gli altri sono tutti segni negativi. Ci sono mercati emergenti che stiamo esplorando e stiamo cercando di fare incoming per quanto riguarda l’Africa”.

“Dovremmo essere più attenti alla composizione dei prodotti che vendiamo rispetto a dove li vendiamo – ha aggiunto Plateroti -. Certo, in Europa oggi la Brexit penalizza investimenti e consumi di tutti i settori, ma il problema vero è come far spendere i tedeschi: se non lo fanno, bisogna fare pressione affinché acquistino. Stimoliamoli, se tengono veramente all’Europa”.

Insieme al prodotto va però venduta anche l’emozione, ha affermato Gino Sabbatini, dallo scorso 31 ottobre presidente della Camera di Commercio delle Marche. “Dobbiamo gareggiare su quello che gli altri non hanno. Facciamo conoscere chi siamo. Ci sono piccole e medie aziende che devono vendere il territorio, con emozioni da agganciare ai prodotti. Molte volte fare una sintesi tra imprenditori è difficile, ma non possiamo competere sul mercato internazionale in questo modo. Ci sono fluttuazioni forti a livello internazionale che sono molto più grandi di noi e che possono avere effetti devastanti. Essendo questo un settore ad altissimo manualità, dobbiamo trovare un escamotage per valorizzare questa caratteristica. Noi cercheremo di mettere un bando fiere per le aziende che partecipano in Italia, Europa ed extra Europa. Inoltre stiamo lavorando per tutelare economicamente le aziende che chiedono prestiti per fare collezioni o altro. Camera di Commercio e Regione cammineranno insieme, saremo al fianco del mondo imprenditoriale, cercando di ridare fiducia”.

Da Enrico Ciccola, che dalla Pilotti aveva ricevuto la delega nazionale per la difesa del made in, è giunto un invito per il vice direttore del Sole 24 Ore a visitare le Marche. “A tutti, da Renzi a Di Maio, passando per i parlamentari europei, abbiamo prospettato le problematiche di un settore che per due terzi ha perso posti di lavoro. Abbiamo comunque una prospettiva davanti, ma dobbiamo fare immediatamente una sintesi delle reali esigenze”.

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