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La sindaca non passa la prova fornelli: “Cucina mio marito” – La …

Meglio che Appendino lasci perdere la moda, tanto in voga nelle stanze dei bottoni romani, da Berlusconi a Calenda, di invitare a cena i compagni di partito per decidere davanti a un piatto di pasta le sorti del Paese. Ma se proprio volesse, dovrebbe evitare gli gnocchi. O far cucinare il marito Marco: «Ai fornelli c’è sempre lui, io so aprire solo la porta del forno a microonde», ammette. E si vede.  

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Al Salone del Gusto la sfida a suon di patate, farina e formaggi per preparare un classico della tradizione italiana – gli «gnocchi alla bava» – con il presidente di Iren, Paolo Peveraro, si rivela un esilarante «teatro degli orrori». Arbitro, lo chef Davide Scabin, che alla fine premia lei, ma l’incontrollabile smorfia di disgusto, al momento degli assaggi, tradisce disappunto per entrambi i piatti. Lei mette le mani avanti, prima ancora di metterle in pasta: «Li ho fatti solo una volta, avevo 12 anni, con mia nonna».  

 

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Lui invece fa il disinvolto, ostenta una certa padronanza: «Si può aggiungere un po’ d’olio all’acqua in ebollizione» dice rivolto al pubblico, con l’andi da spavaldo concorrente di Masterchef. Chiama anche l’applauso e la sua claque lo incita. Ma poi, scivola sulla buccia di banana: l’uomo che governa l’energia di tutta la città non sa accendere la piastra a induzione: «Caspita, ci vorrebbe la vecchia bombola» sbuffa. Va in suo soccorso Appendino. Ma il fair play dura poco: è gara vera. 

 

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La prima giornata al Lingotto: anche la sindaca si diverte ai fornelli
 

 

Le patate sono state precedentemente già cotte: «Sette minuti al microonde: si può fare, e anzi così si risparmia anche energia» dice Scabin , che spiega perchè ha voluto far misurare i due proprio sugli gnocchi di patate: «È un piatto semplice, ma anche semplice da sbagliare: in cinque minuti può essere pronto, o può essere un disastro». In questo caso, prevale la seconda opzione: il disastro. Quelli di Appendino si salvano per la forma: rigati sopra, e tutto sommato tondi e rigati, ma la «bava» è inesistente e acquosa. 

 

Peveraro fa «un mappassone», ma sulla «bava» invece se la cava. È densa quanto basta, anche se troppo filosa: se gira il piatto, gli gnocchi restano incollati. «Brutta ma buona», se la suona e se la canta. Più che il set della «Prova del cuoco» sembra quello di «Cucine da incubo». Alla fine Scabin prova a salvarli entrambi suggerendo un porzione di gnocchi alla Frankenstein: «Sarebbe un dignitoso piatto se potessimo prendere a pasta fatta da Appendino e condirla con la bava preparata da Pecoraro». 

 

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