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La sfida tra i super-cuochi e il «barocchismo» della cucina

«Top Chef Italia», prodotto da Magnolia per Discovery Italia (canale Nove, mercoledì, 21.15), è interessante non solo per la gara in sé (ovviamente il montaggio è tutto, è lo strumento principe attraverso cui una spadellata diventa narrazione e il risultato finale è pregevole) ma anche per i risvolti filosofici che la cucina di livello propone. A sentire alcuni chef (Giuliano Baldessari è quello che se la tira di più: «Quando mangio un piatto ho bisogno che mi emozioni!»), ci si accorge come ormai la cucina stellata sia un puro esercizio letterario. Il cibo diventa scrittura e cede facilmente al barocchismo, al virtuosismo, al manierismo. Si ha come l’impressione che lo chef sia più importante del cibo stesso, che la forma (l’impiattamento) sia più rilevante del contenuto. Finalmente, nella gara di Marzameni, ho potuto vedere in faccia il signor Campisi, di cui conoscevo solo il tonno. La fisiognomica in cucina è tutto.

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