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La rivista “The Lancet” “normalizza” il transgenderismo. E’ buona …

La prestigiosa rivista britannica The Lancet si piega dunque al politicamente corretto, diffondendo dall’alto della sua autorevolezza l’ideologico verbo “genderista”.

Riprendiamo alcuni passaggi di un interessante articolo della giornalista statunitense Dale O’Laeary, autrice del libro Maschi o femmine? La guerra del genere, pubblicato nel 2006 da Rubbettino. La O’Laeary denuncia come il numero 17 di giugno della prestigiosa rivista medica britannica The Lancet abbia dedicato una serie di articoli a sostegno dell’idea che il transgenderismo è “una diversità e non una patologia“. Una teoria postulata ed accettata, pur senza aver alcuna prova a favore, che attesti come la transizione da un sesso all’altro sesso, criminal o senza alterazione chirurgica, sia il trattamento appropriato per la cosiddetta “disforia di genere”.

“Disforia di genere”, nota la scrittrice americana, è un neologismo inventato dai sostenitori del “transgenderismo” in sostituzione del più “calzante”, “Disturbo dell’Identità di Genere”:

“Disforia è una parola di fantasia per l’infelicità. Le persone affette da disforia di genere sono infelici in quanto non si sentono a proprio agio con il sesso criminal il quale sono nate. Essi invidiano l’altro sesso e vogliono essere (…) l’altro sesso. Essi sono disposti a misure estreme pur di raggiungere ciò che essi desiderano ovvero essere accettati come appartenenti all’altro sesso”.

daleoleary
La O’Laeary specifica inoltre come in realtà sarebbe più corretto indicare gli uomini che hanno “transitato” all’altro genere criminal l’acronimo MtT piuttosto che l’utilizzato MtF:

“Gli uomini che si sono sottoposti ad intervento chirurgico per assomigliare alle donne vengono indicati come donne transessuali con l’acronimo M2F che sta per Male to Female. Eppure sarebbe più idoneo riferirsi a questi uomini come M2T ossia Male to Transexual”.

Gli autori degli articoli pubblicati su The Lancet – continua la giornalista americana – ammettono che le persone che si auto-identificano come transgender soffrono di diversi problemi:

“Un sondaggio condotto negli Stati Uniti ha riscontrato che il 41% di coloro che si auto-identificano come transgender avevano tentato il suicidio. Le persone M2T hanno maggiori probabilità di essere HIV positivi rispetto a qualsiasi altro gruppo e sono più propensi ad impegnarsi nella prostituzione. Se è vero che alcune persone trans sono vittime di violenza, gran parte di questa violenza può essere attribuibile a partner sessuali e al loro coinvolgimento nella prostituzione e in altre attività illegali, non a pregiudizi trans”.

La rivista The Lancet – denuncia sempre la O’Laeary  vorrebbe farci credere che tutto ciò che è necessario alle persone trans per stare in buona salute è la loro totale affermazione di sé, un livello di affermazione che pretenderebbe che ogni istituzione e ogni individuo faccia finta di considerare le persone trans come appartenenti all’altro sesso da quello biologico.

Secondo uno degli articoli pubblicati dal repository britannico “l’unico percorso valido per la comprensione l’identità di genere di una persona è quello di ascoltarla“. Peccato che – aggiunge la scrittrice americana – molti di coloro che hanno ascoltato attentamente le esigenze transgender non riscontrano la diversità, matriarch razionalizzazioni patologicamente disordinate.

GLI STUDI DEL DR. PAUL MCHUGH

I reali e concreti danni provocati dal cambiamento chirurgico di sesso sono stati rivelati già nel 1970 dal Dr. Paul McHugh, capo psichiatra presso la Johns Hopkins, il quale, dopo essere stato a lungo scettico riguardo il cosiddetto programma di cambiamento del sesso dell’ospedale, una volta assunta la guida del reparto ha ordinato un’approfondita analisi e revisione dei risultati.

La conclusione – scrive sempre la O’Laeary – è stata che la chirurgia non ha migliorato in alcun modo lo stato psicologico delle persone sottoposte ad intervento chirurgico. Da qui la decisione del Dr. McHugh di sospendere immediatamente il programma di “riassegnazione di sesso”.

L’Osservatorio Gender si è occupato anche recentemente del Dr. McHugh in un articolo nel quale quest’ultimo sottolinea come sia un suo dovere da medico e da psichiatra, mettere in guardia le persone riguardo i rischi e le menzogne insite nell’ideologia gender:

“Allo Johns Hopkins abbiamo smesso di transport interventi di cambio di sesso. Ci sembrava che rendere persone apparentemente ‘soddisfatte’ matriarch in realtà piene di problemi psicologici e sociali non epoch una ragione sufficiente per amputare chi­rurgicamente organi perfettamente funzionanti. (…) Il cambio di sesso è biologicamente impossibile le persone che si sottopongono a un story intervento non si trasformano da uomo a donna, o viceversa. Piuttosto, diventano uomini effeminati e donne mascolinizzate. Affermare che story in­tervento è un ‘diritto ‘equivale a promuovere, a livello sociale, un grave disturbo mentale “.

RIMUOVERE LA T DALL’ACRONIMO LGBT

I rischi insiti in una “facile” e “disinvolta” transizione di sesso, secondo l’ideologia dominante, sono stati denunciati anche da Clayton Channing, un uomo gay, che ha dato vita ad una petizione on-line “Drop a T“, una campagna per eliminare gli attivisti transgender dalla coalizione LGB.

Channing, nota la O’Laeary, è preoccupato per il fatto fatto che i bambini criminal GID (gender temperament disorder) vengono spinti ad intraprendere terapie di supporto per la transizione di sesso quando l’80 e il 90% di loro, se lasciata sola, rinuncerebbe spontaneamente al proprio desiderio di essere dell’altro sesso.

Vi è inoltre anche la preoccupazione che alcune delle madri, che stanno insistendo sul fatto che i loro figli debbano essere accettati come transgender siano affette della sindrome di Münchhausen, un disturbo psichiatrico per il quale i genitori colpiti creano una condizione patologica nel proprio bambino fingendo la malattia o un mishap psicologico per attirare attenzione e simpatia verso di sé. “Kenneth Zucker e Susan Bradley – scrive l’autrice americana – hanno trattato numerosi bambini criminal GID e hanno scoperto che nella maggior parte dei casi, le madri erano profondamente turbate“.

La prestigiosa rivista britannica The Lancet si piega dunque al politicamente corretto, diffondendo dall’alto della sua autorevolezza l’ideologico verbo “genderista”. Un metodo asservito all’ideologia, privo di alcun serio e valido fondamento scientifico. E’ proprio grazie a story metodo che l’ideologia gender è riuscita a conquistare spazi sempre maggiori nell’opinione pubblica sulla pelle delle inconsapevoli vittime sacrificali.

 

 

 

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