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"La cucina" per augurare buon compleanno al Teatro Stabile

La serata clou all’interno di una settimana ricca di eventi per festeggiare i 65 anni del Teatro Stabile è stata quella di martedì sera, dentro e fuori il Teatro della Corte. Alle 20.30 la prima nazionale de “La cucina” di Arnold Wesker con la regia di Valerio Binasco e poi, al termine dello spettacolo, la magia del Videomapping, suggestive immagini proiettate in 3D sulla facciata esterna del teatro stesso, secondo scelte visive non così comprensibili. La canzone di auguri cantata nel finale dai 24 attori presenti in scena è stata il trait d’union tra spettacolo e video proiezione, evidenziando pure le doti canore di Elisabetta Mazzullo, la Monique capo cameriera de “La cucina”. L’allestimento di Binasco è stato applaudito e, in più punti, ha divertito molto una Corte straripante di pubblico, per metà giovane.

Quanto alle idee di regia, se ne intravedevano poche, in perfetta simbiosi con un testo leggero, sconnesso e privo di protagonisti senza essere corale né indicare una situazione collettiva. Scritta nel 1957 dal londinese outsider della drammaturgia inglese, la commedia ricorda la vocazione di cuoco che lo stesso Wesker sviluppò militando nelle file della Royal Air Force: una visione non certo “arrabbiata” ma tendente ad esprimere ossessione, violenza e isteria. Tutto avviene in una cucina di un grande ristorante dove, nella frenesia dovuta all’arrivo di 1500 clienti, affiorano i drammi personali e le insoddisfazioni di cuochi e cameriere di diversa etnia. Dall’entrata in scena e relativa presentazione dei singoli personaggi, ai preparativi, all’angoscia dell’avvicinarsi dell’ora di punta, all’accavallarsi delle ordinazioni, il ritmo sale fino all’arrivo

del crollo di nervi. Tra le reiterate e compulsive richieste di pollo e pesce, braciole e bistecche c’è molta sconnessione di intenti e di risultati ma bene è restituito il ritmo dei movimenti dell’intero gruppo che sulla funzionale scena di Guido Fiorato agisce in simultanea. Peter (Aldo Ottobrino) e Monique (Elisabetta Mazzullo) sono i protagonisti della storia d’amore senza futuro, causa dello scompiglio principale di un testo non straordinario.

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