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La cucina nell’anima: i suoi piatti creativi regalavano emozioni

Lo sguardo attento, a tratti indagatore, la figura imponente. Poi, improvvisa, l’esplosione del sorriso, che si annunciava con una piccola smorfia, quasi impercettibile, e gli illuminava il viso, coinvolgendo nella sua allegria quanti aveva intorno. A volte, come si vede nelle foto con la fidanzata, l’espressione ingenua, senza difese, da bambino, con così tanto davanti da cui farsi meravigliare. E ancora di più forse da conquistare. 

IL SOGNO REALIZZATO
Aveva compiuto 29 anni lo scorso 2 maggio, lo chef Alessandro Narducci, morto giovedì notte in un incidente in scooter. Era allegro, determinato, ambizioso. Anche testardo, sicuramente goloso. E felice. Perché, nonostante la giovane età, aveva raggiunto traguardi importanti, realizzato più di un sogno, ed era riuscito a farsi notare e benvolere da maestri, colleghi e critica, in un ambiente dove la competizione è forte e possono bastare pochi errori a spegnere i riflettori. Alessandro Narducci alla cucina si accosta da ragazzo, quasi per caso, forse per gioco, di certo per gola e per la voglia di far stare bene chi ha intorno. Ama preparare piatti per sé e i suoi genitori. Gli piace sperimentare, creare, sorprendere. Trasmettere le sue emozioni e il suo entusiasmo in una ricetta.

Dopo il diploma come sommelier professionista conseguito all’AIS-Associazione Italiana Sommelier, lavora presso il Waldorf Astoria di Roma. Poco più che ventenne, bussa alle porte dello chef Angelo Troiani, al Convivio. E proprio Troiani sarà il suo maestro. Da lui apprende il gusto per la tradizione riletta con creatività. Da lui anche il piacere per le sfide e le nuove avventure. Da lui come si conquistano le Stelle. E come si diventa Chef, con la maiuscola di serietà e impegno. 

Poi decide di fare un’esperienza all’estero. Lascia Roma, la sua città, e lavora per due stagioni a Dubai presso il Social di Heinz Beck. Quando torna dalla famiglia Troiani, diventa executive chef del ristorante Acquolina e nel 2016 conferma la Stella Michelin. 

L’anno dopo il ristorante si trasferisce nella sua nuova – e attuale – sede presso The First luxury Art Hotel a Roma, e Narducci diventa proprietario insieme alla famiglia Troiani e Andrea La Caita. Sulla terrazza panoramica dell’albergo apre Acquaroof Bistrot. Ama collaborare con altri chef, anche in cene a quattro mani con pluristellati nelle quali riesce sempre a far notare la sua visione di gusto. E adora giocare con la cucina nelle sue molteplici espressioni. Così può ripensare sapori storici, firmando la Ricciola scottadito e panzanella come a Roma, e può giocare con memorie personali, rendendole di fatto condivise, inventando piatti come il dessert “Birra e Noccioline”, nato dai dei ricordi delle serate da ragazzo al pub con gli amici. 

IL CREMINO NEL CORNETTO
E, ogni tanto, può perfino “dimenticare” il suo ruolo. «A volte – raccontava una sera dopo il lavoro – prendo un cornetto di quelli confezionati, lo taglio a metà e metto al suo interno un cremino gelato. Lo passo al microonde e quando vedo che il cremino sta per scongelarsi, lo prendo e mangio di corsa». Una “ricetta” gelosamente custodita fino a pochi giorni fa, poi svelata, ridendo, con il piacere di condividere e la consapevolezza che un vero chef in cucina può concedersi tutto. Anche il sorriso.

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